Politica


La notizia è ovviamente ironica.

Ma vorrei prendere spunto da queste dichiarazioni per fare un discorso semi-serio:

IMMIGRATI: GASPARRI, NON BASTA PERMANENZA IN ITALIA PER AVERE LA CITTADINANZA

Cosenza, 29 nov. – (Adnkronos) – “L’ufficio di presidenza ha ribadito no al voto degli immigrati se non sono cittadini italiani e avviato una discussione sulla cittadinanza dove,

anziche’ ridurre il numero di anni di permanenza in Italia, si devono introdurre esami per chiedere loro se conoscono la lingua italiana e i principi fondamentali del diritto italiano”. Cosi’ il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri e’ tornato sulla questione dell’immigrazione, parlando a Rende. “C’e’ gente che ammazza la figlia che va a ballare la sera o tiene le mogli chiuse in casa perche’ i precetti del fondamentalismo islamico questo impongono. Di questi immigrati -ha concluso Gasparri- non sapremmo che farcene”.

Bravissimo Gasparri, che ha imparato perfettamente dalla Lega a fare del gran populismo.

Allora io rispondo:

“C’e’ gente che ammazza la figlia che va con un albanese. o tiene le moglie a casa e intanto va con le escort e i trans ( o i colleghi di partito) perchè i precetti del cristianesimo non valogono niente. Di questi italiani -
ha concluso il popolo – non sappiamo che farcene”

Inoltre a questo punto proporrei un esame di cultura generale e di lingua italiana anche per gli italiani nati su suolo patrio. Direi che partirei dai politici, per poi passare ai presentatori televisivi, ai candidati a partecipare al grande fratello per concludere con i calciatori. Secondo voi rimarranno più o meno di un paio di milioni di persone “italiani veri”? E i Berlusconiani, essendo stati eliminati tutti quelli con una certa cultura generale, saranno più o meno di 5 (in totale, non in percentuale…)

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L’ Italia dei mafiosi, dei simpatizzanti della mafia, dei camorristi e dei protettori dei camorristi.
L’ Italia delle stragi e dei servizi segreti, l’ Italia dei timorati di Dio e dei puttanieri, l’ Italia degli evasori e di quelli che devi evadere per forza perche’ le tasse sono tante.
L’ Italia dei crocifissi che nette in croce gli ultimi, i poveri. L’ Italia del calcio miliardario alimentato dai poveri, dagli illusi.
L’Italia che non ha visibilita’, quella delle televisioni, l’ Italia della politica bugiarda ed infingarda. L’ Italia che non e’ europea, l’ Italia razzista, l’ Italia che vuole la croce sulla bandiera e spara al cuore degli uomini indifesi.
L’ Italia che per il benessere, esagerato, del 20% degli italiani opprime e sfrutta tutti gli altri.
L’ Italia dove la magistratura e’ una aspirina, ogni tanto prende qualcuno e rende giustizia, molto piu’ spesso e’ costretta alla prescrizione, al cavillo, alla stortura.
Una aspirina che non curera’ mai il tumore di questa Italia ammalata.
L’ Italia colpevole, quella che subisce in buona parte prevaricazioni ed umiliazioni, che non si ribella, che non lotta per un futuro migliore dei propri figli, che piuttosto rinuncia ai sacrifici per godere l’attualita’, di quello che offre il momento.
L’ Italia dove siamo tutti uguali e se non rubi e’ perche’ non puoi farlo, l’ Italia dove mi sento diverso, non migliore, diverso. Fuori posto ma non innocente, come chi appoggia la mafia dall’esterno e chiede di essere ritenuto innocente. Depenalizzato.
Questa mattina ho sentito parlare Scajola, un delirio, non so dove viva e, o, se e’ pazzo.
Di questo passo andra’ a finire che il pazzo sono io.
Per i giovani, andate via da qui, questo e’ un paese che non ha futuro, abbiamo la malavita al potere, non al governo al potere, chiunque sia da quelle parti e’ colluso con la malavita.
Un paese governato politicamente ed economicamente dalla malavita, con un minimo di regole conquistate con sacrifici e sangue dai nostri padri, e nemmeno tutti, che stanno smantellando.
Una cosca di farabutti, di clientele e di fiancheggiatori esterni.
Pensavo che l’ Europa ci facesse bene qui va a finire che noi inquineremo l’ Europa.
Sono in pensione, da oggi vivro’ alla finestra cercando di godere di quello che ho, il futuro, l’energia pulita, la giustizia, l’uguaglianza, i diritti, i doveri, i razzisti ed i bigotti, che vadano affanculo tutti.
Se il popolino non capisce che deve rialzare la testa decreta la sua fine, si suicida. E’ ora che ne prenda atto.
Sotto con le luminarie, tra poco e’ Natale la festa dei buoni e dei leghisti, assassini moralmente e nei fatti, nelle scelte, nelle loro leggi.
Protetti dalla croce, anche se il Papa ogni tanto li scopre.
Questa mattina, l’innocente di stato, e’ andato a trovare l’ultimo dittatore.
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Pubblicato da Slasch16 | Commenti (2)

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Dedicato al Digitale Terrestre.

29 nov 2009 In: Politica

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"Il mio governo – assicura Berlusconi – sarà ricordato anche come il governo che la lanciato la sfida più determinata alla mafia nella storia della nostra Repubblica".

Peccato che la buonanima di Mangano, l’eroe, non possa testimoniare per lui.
Quello si sarebbe credibile altro che i pentiti a ore, come Spatuzza.

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Pubblicato da Slasch16 | Commenti

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Nord ladrone

29 nov 2009 In: Politica

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Il Gen. Cialdini, gran criminale di guerra

29 nov 2009 In: Politica

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Il Vesuvio? E’ una bomba ad orologeria

29 nov 2009 In: Politica

Eruzione del 1760 - Secondo gli studiosi se il vulcano si risveglia sarà un disastro. Il piano evacuazione appare insufficiente mentre le Istituzioni e la stessa opinione pubblica, in questi anni, hanno gravemente sottovalutato il pericolo.


“Il rischio di un’eruzione del Vesuvio è molto alto e non bisogna mai abbassare la guardia”. Questo è stato l’allarme lanciato in occasione dell’ultimo convegno organizzato dall’Ordine dei Geologi della Campania. In particolare, secondo lo stesso presidente dell’Ordine, Francesco Russo: “La gente ha sottovalutato la pericolosità del caso e quando il Vesuvio esploderà, sarà uno scenario drammatico, nonostante la grande attenzione della Protezione Civile. Il vero dramma è che, nonostante il divieto di non abitare quella zona, la speculazione edilizia ha continuato a costruire sotto le pendici del vulcano. Tale situazione è evidente già guardando la montagna da lontano. Lo sguardo cade, purtroppo, su quelle abitazioni che, in caso di esplosione verrebbero spazzate via dalla lava e dai lapilli. Eliminate, annullate e cancellate, in un solo attimo tutte quelle vite annientate. Subito, perché, nonostante i piani di evacuazione, le costruzioni sono troppo vicine al cratere del Vesuvio”.

Dal punto di vista scientifico, il Vesuvio è costantemente monitorato. L’Osservatorio vesuviano, in questi anni, ha installato una minuziosa rete di strumenti per il controllo dei parametri geofisici e geochimici oltre a quelli relativi alla sismicità, alle deformazioni e alle stesse emissioni di gas dal sottosuolo. Secondo lo studioso, chi ha davvero sottovalutato la pericolosità del Vesuvio sono state la politica e la stessa opinione pubblica. “Quando il Vesuvio esploderà – sostiene Russo – sarà uno scenario drammatico, nonostante la grande attenzione della Protezione Civile. Il vero dramma è che, nonostante il divieto di non abitare quella zona, la speculazione edilizia ha continuato a costruire sotto le pendici del vulcano. Tale situazione è evidente già guardando la montagna da lontano. Lo sguardo cade, purtroppo, su quelle abitazioni che, in caso di esplosione verrebbero spazzate via dalla lava e dai lapilli. Eliminate, annullate e cancellate, in un solo attimo tutte quelle vite annientate. Subito, perché, nonostante i piani di evacuazione, le costruzioni sono troppo vicine al cratere del Vesuvio”.

OPERAZIONE VESU-VIA – In questi anni sono stati stanziati centinaia di migliaia di euro per incentivare l’evacuazione dalla zona rossa, l’area alle pendici del cratere considerata a più alto rischio. Il progetto si chiamava “Vesu-via”. La Regione Campania finanziava l’acquisto di una casa fuori dalla zona rossa. Il risultato è stato disastroso. Solo un centinaio di persone ne hanno usufruito, mentre, allo stato, ne risultano quasi 10.000 abitare nelle zone a più alto rischio. Secondo il presidente dei geologi campani: “Bisognerebbe, infatti, togliere quanti più insediamenti stabili possibili magari convertendo queste aree a destinazione prettamente turistiche”. Una delle ragioni del fallimento di “Vesu-via” è certamente dovuto al fatto che, per persone nate e vissute in quei luoghi, è difficilissimo abbandonarle. “Ciò, però – ribadisce Russo – non deve far dimenticare che nel momento in cui esso esploderà, il flusso di gente che scapperà sarà tantissima e l’epilogo che si prevede sarà in ogni caso tragico. Proprio per questi motivi, l’appello si fa duro verso le istituzioni politiche che devono prendere seri provvedimenti”. Secondo un tecnico dell’Osservatorio vesuviano da noi ascoltato, che però ci chiede di restare anonimo, senza dubbio dal punto di vista geofisico uno dei “segnali precursori dell’eruzione sarà un’intensa attività sismica con magnitudo intorno a 5 gradi della scala Richter e il presentarsi di rigonfiamenti del terreno anche in aree distanti tra loro diversi km”. Laconico, poi però chiosa: “Viviamo su una bomba ad orologeria e non sappiamo nemmeno quando scadrà il timer”. Infatti, è certamente vero che un’eruzione vulcanica, a differenza di quanto avviene per i terremoti, è prevedibile anche se, ancora oggi, non è possibile stabilire quale sarà il suo andamento; se si concretizzerà, cioè, in fenomeni che non costituiscono una minaccia diretta per la vita umana o se evolverà in forme catastrofiche. Una “inutile” evacuazione a scopo preventivo, tra l’altro, rischia di ingenerare tra la popolazione e sfiducia nelle stesse strutture preposte alla sorveglianza vulcanica e alla protezione civile.


MA COSA POTREBBE SUCCEDERE? – Secondo Francesco Santoianni nel suo libro Disaster Management – Protezione Civile (Accursio Editore) l’ipotesi più accreditata, in caso di “eruzione di tipo vesuviano” prevede all’inizio, subito dopo l’esplosione del “tappo” che oggi copre internamente il cratere, il lancio nell’atmosfera di grandi quantità di “fallout piroclastico” (sostanzialmente, ceneri e lapilli) che, spinte dalla gravità e dal vento, ricadono in un’area più o meno vasta; le conseguenze di questa pioggia, se non si interviene in tempo, possono essere disastrose in quanto il fallout piroclastico può appiccare incendi e accumularsi sui tetti delle abitazioni provocandone il crollo. Non a caso, da sempre, l’atteggiamento di molte popolazioni abitanti le aree vulcaniche è stato quello di restare in zona (a cominciare dalla famosa eruzione del 79 dc, quella che distrusse l’antica Pompei), durante alcune fasi dell’eruzione, per proteggere le proprie abitazioni esponendosi, a loro volta, all’ulteriore rischio in quanto l’eruzione può evolversi, anche in breve tempo, in fenomeni immediatamente pericolosi per le persone, quali ad esempio, nubi ardenti (surge) o rovinose valanghe (lahar). L’ultimo fenomeno, in rigoroso ordine temporale, sarebbe la colata lavica a valle.


Secondo quando riportato in un’intervista all’ex direttore dell’Osservatorio vesuviano, il professore Giuseppe Luongo “Non c’è preparazione nell’area vesuviana, non hanno elaborato alcuna ipotesi di riorganizzazione del territorio a rischio, per cui oggi si stanno nascondendo dietro gli scienziati”. Luongo, già docente di Fisica del vulcanismo all’università di Napoli, ha presentato uno scenario a dir poco inquietante. “È come se vi fosse stato un salto di qualità nella dinamica del vulcano – afferma Luongo – e quanto questo nel futuro potrà pesare per una ripresa dell’attività eruttiva è tutto da studiare e interpretare”. Secondo Luongo molte notizie che riguardano l’attività del vulcano non sono state rese note all’opinione pubblica. “In primo luogo, per dare tranquillità alla gente. Secondo, perché non c’è preparazione nell’area vesuviana e questa è la denuncia che dobbiamo fare, perché abbiamo superato i quattro anni dalla predisposizione del Piano della Protezione Civile nazionale. È da dire tuttavia che il piano nazionale è largamente inadeguato alla realtà del Vesuvio, e inoltre i Comuni che non hanno elaborato alcuna ipotesi di riorganizzazione del territorio a rischio si stanno nascondendo dietro gli scienziati, spesso in disaccordo tra loro. Bisogna organizzare il territorio, pertanto la comunità locale dovrebbe evitare di costruire nuove strade, ma impegnarsi nel riorganizzare l’urbanistica “selvaggia” frutto di speculazione edilizia iniziata dopo la Seconda Guerra Mondiale. Dobbiamo fare l’operazione inversa, attrarre la gente verso altre aree, con opportuni piani economici, evitando di mandarla allo sbaraglio”. Alla domanda se poi in caso di eruzione esiste una possibilità di fuga per la popolazione, Luongo ha così replicato: “Innanzitutto l’ipotesi del piano prevede questo: l’eruzione sarà fortemente esplosiva, e verrà prevista quindici giorni prima […] ma io posso assicurare che non ci sono elementi scientificamente validi per prevedere un’eruzione con così largo anticipo, perché l’eruzione, sull’esperienza acquisita a livello mondiale, viene prevista poche ore, fino a un massimo di due o tre giorni, prima. In secondo luogo, è previsto un piano d’evacuazione della durata di una settimana per lasciare la città. È una cosa allucinante, pensare alla tensione e al panico a cui viene sottoposto il cittadino in attesa del suo turno. Noi non prepariamo la gente ad uno spostamento rapido e civile, senza creare problemi agli altri”.


- Pietro Salvato (www.giornalettismo.com)


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