Quello che è accaduo benchè non si aconsuetudine non è neanche una stranezza…sovente gli uccelli restano abbagliati eo disorientati sorvolando le vaste aree metropolitane per le quali certamente non sono stai creati.
Vi lascio qua l’articolo di LaZampa.itSoccorso dai dipendentiche lo sono visti piombare attraverso la finestra, il piccolo rapace è stato curato dall’EnpaUn gheppio, forse un po’ distratto o tradito da un riflesso di sole, ha rischiato di perdere la vita schiantandosi in un ufficio milanese.L’avevano scambiato per un piccione e invece era un gheppio, un piccolo uccello rapace, il volatile che ieri 16 giugno si è schiantato all’interno degli uffici di uno show room in centro a Milano, in via Comelico 29. Salvato grazie all’intervento delle dipendenti che prima hanno provveduto a catturarlo e successivamente l’hanno affidato alle cure dei volontari e veterinari dell’Enpa di Milano.Il gheppio era entrato dalla finestra aperta del primo piano, probabilmente a causa di un riflesso del sole, andando a sbattere sulla parete opposta, restando stordito ma, per fortuna, senza riportare gravi conseguenze.Passato il primo momento di comprensibile stordimento, è stato visitato e, constatato il suo ottimo stato di salute, è stato trasferito al WWF di Vanzago per la successiva liberazione.
Ma vediamo di conoscere meglio questo animale alato…molto molto bello!
Finalmente con un po’ di ritardo, eccovi il programma della manifestazione più importante del centro Italia. Il Montelago Celtic Festival 2011 (ex Montelago Celtic Night), anche quest’anno si terrà a Serravalle di Chienti (MC) sull’altipiano di Colfiorito (loc. Taverne) nei giorni venerdì 5 e sabato 6 agosto 2011.
Prima però di entrare nel dettaglio, per chi non conoscesse il festival, vorrei mettere in evidenza un filmatino che sintetizza il meglio del meglio degli anni scorsi. Saluti, vi aspettiamo ad agosto per due giorni veramente straordinari.
Programma generale del MONTELAGO CELTIC FESTIVAL 2011
venerdi 05 agosto
Dalle ore 16,00 Torneo nazionale di rugby a 7
ore 17,00 Seminario di letteratura fantasy
Ogam venerdì 5 ore 21,00 / world music / Marche
A dare l’incipit al programma musicale di Montelago 2011 è uno dei gruppi più innovativi della World Music mondiale: gli Ogam.
La formazione marchigiana si caratterizza per la potente contaminazione di suoni e culture, da cui sprigiona un’energia quasi ancestrale, legata alla natura più intima
dell’Uomo, ai suoi bisogni atavici e universali di conoscenza ed esplorazione.
E’ così che strumenti d’aria, d’acqua, di terra e fuoco provenienti da ogni parte del mondo, fondono insieme le loro sonorità, generando una musica che annulla le
distanze, che muove verso una comunità interraziale e aperta.
Raccontando di viaggi e leggende, sulle magiche note dei loro album Limato e Il Regno della Sibilla, gli Ogam hanno girato l’Italia, l’Europa e l’Asia, lavorando inoltre per
la tv e il teatro, e collaborando a numerose compilation della scena musicale nazionale e internazionale.
Angelo Casagrande – violoncello, percussioni arabe e indiane Luciano Monceri - arpa celtica, chitarre acustiche ed elettriche, kantele, morin khoor Maurizio Serafini – cornamuse celtiche, flauti in metallo e bamboo, clarinetti cinesi, Khaen, didjeridoo
Green Clouds venerdì 5 ore 22,30 /celtica – elettronica / Lazio – Abruzzo
La band tutta al femminile delle Green Clouds, alla sua seconda presenza al festival, si caratterizza per una speciale ricerca musicale volta a ricreare le atmosfere celtiche
attraverso l’uso degli strumenti della musica colta.
Le ragazze offrono così un repertorio che spazia da brani della tradizione irlandese e celtica a composizioni originali che ne riprendono le sonorità e i moduli stilistici.
Formatosi nella primavera del 2007 il gruppo ha intrapreso numerosi concerti in giro per l’Italia e fuori i confini nazionali, proponendosi sia in performance musicali di tipo
classico, che in una forma di spettacoli più complessa, in cui la musica è accompagnata da inserti video, come una sorta di concept live, tutto da godere dal vivo!
Attive anche nel circuito televisivo e teatrale, insignite di prestigiosi premi, le Green Clouds hanno aperto le danze del Saint Patrick’s Day Festival nel 2009, mentre un loro
brano è presente nella compilation Celtic Dreams, prodotta dalla Quickstar Production di Baltimora (USA); infine hanno recentemente pubblicato il loro secondo album The
new celtic sensation – extended.
Graziana Giansante – oboe and english horn
Marzia Riccardi – violin
Cristina Patrizi – acoustic and electric bass
Maurizia Reali - pianoforte e tastiere
Valentina Lauri – drums and percussions
Folkstone venerdì 5 ore 00,00 / folk metal / Lombardia
La folk metal band originaria di Bergamo nasce nel 2005 con la volontà di miscelare le potenti sonorità dellamusica rock con quelle antiche, medievali e celtiche.
I suoi testi richiamano i temi della natura, il piacere del bere, e si ispirano al medioevo longobardo, teutonico ma anche alle tradizioni nostrane, popolari, in particolare delle
valli bergamasche, così come gli strumenti appartengono a differenti mondi musicali e a epoche lontane fra loro. Il risultato è un vigoroso intruglio di chitarre
elettriche e cornamuse tradizionali, che sprigiona la sua forza nei concerti italiani e all’estero, fra saltimbanchi, giochi di fuoco e gozzoviglie, il tutto di fronte a un
pubblico interessato ed eccitato.
Dopo un primo mini cd del 2007, i FolkStone hanno realizzato FolkStone, full length del 2008 e Damnati ad Metalla, album del 2010.
Lorenzo – voce, cornamusa
Roberta – cornamusa, cori
Matteo – cornamusa, bombarda
Andrea – cornamusa, percussioni
Maury – cornamusa, flauti
Walter – chitarra
Edo – batteria
Clara – arpa celtica
Federik – basso
sabato 06 agosto
ore 10,30 Incontri / dibattito al festival
ore 12,00 Semifinali e finali di rugby a 7
ore 15,00 Tavola rotonda sul Rugby
ore 15,00 Apertura Baby park
dalle ore 15,00 Giochi celtici VI edizione
dalle ore 16,00 Stages
ore 17,00 Incontri con gli scrittori fantasy
ore 20,45 Accensione fuochi sacri
ore 21,00 Premiazione torneo di rugby e giochi
Franco Morone sabato 6 ore 21,15 /acustico-blues-celtica / Abruzzo
Franco Morone, il poeta italiano della chitarra acustica, uno dei più grandi artisti contemporanei del fingerstyle, è un musicista di grande sensibilità, dotato di una
sonorità personale, calda e gentile, molto noto e affermato sulla scena chitarristica internazionale.
Il suo repertorio, radicato nelle tradizioni di vari paesi, si snoda attraverso blues, jazz, folk celtico e italiano, ed è il frutto di una ricerca incessante e appassionata che lo ha
condotto a una profonda competenza dei linguaggi e delle culture musicali studiate.
Impegnato anche in campo didattico, è un punto di riferimento per molti chitarristi e appassionati che frequentano i suoi seminari in Italia e all’estero; tra i numerosi lavori
realizzati va ricordato Italian Fingerstyle Guitar, in cui il chitarrista di Lanciano presenta una raccolta di arie della tradizione antica e popolare del nostro paese,
per la quale gli è stato conferito il JP Folk Award di musica indipendente americana.
Protagonista di prestigiose rassegne e festival internazionali, si esibisce regolarmente in Europa, Usa e Giappone.
Franco Morone – chitarra acustica
Breabach sabato 6 ore 22,30 / acustico – folk – sperimentale / Scozia
Direttamente dalla scena folk scozzese arrivano al festival i Breabach.
La formazione nata nel 2002 rappresenta quanto di più innovativo sia emerso nella musica folk negli ultimi anni, grazie soprattutto allo speciale connubio,
nelle sue esibizioni, di canzoni tradizionali sapientemente interpretate e momenti più energici, scanditi dai ritmi di vivaci danze scozzesi.
Il loro celtic sound dominato dalle cornamuse delle Highland e impreziosito dal violino, ha infiammato i folk club e i festival di mezza Europa, divenendo protagonista
del concerto di apertura del Blas Festival 2006 alla City Hall di Glasgow, a fianco di Blazing Fiddles e Capercaillie, spettacolo trasmesso in diretta dalla BBC
scozzese.
Dopo l’album d’esordio The Big Spree nel 2010 arriva The Desperate
Battle of the Birds, e la stagione di concerti più intensa della loro storia.
Calum MacCrimmon – cornamuse, whistles, cori
Patsy Reid – violino a 5 corde, voce
Ewan Robertson – chitarra, voce
Donal Brown – cornamuse, flauto, whistles
James Lindsay – basso
Bellon Maceiras sabato 06 agosto ore 00,00 / folk – fusion / Galizia
Per la prima volta in un festival italiano, i cinque componenti dei Bellon Maceiras sono pronti a regalare un’intensa performance dal sapore misto di Galizia e terre
del mondo.
Daniel Bellón e Diego Maceiras, fondatori del duo omonimo, hanno infatti deciso nel 2008 di ampliare i confini della loro musica, attraverso l’introduzione di nuovi
timbri strumentali, come contrabbasso, chitarre, batteria e sax, così da elaborare un nuovo sound senza smarrire però l’essenza galiziana d’origine. L’impegno
musicale della band ha portato i musicisti a studiare e approfondire melodie provenienti da differenti culture musicali, riuscendo a conferirgli una
caratterizzazione personale e a trasferirvi parte della propria identità, esattamente come hanno sempre fatto gli emigrati galiziani in giroper il mondo.
Oltre le numerose esibizioni in Galizia ed Europa, il quintetto vanta concerti in Medio Oriente, Argentina e Russia.
Daniel Bellón – gaita, sax
Diego Maceiras – fisarmonica
Juan Tinaquero – contrabbasso
Miguel Lamas – batteria
Juan “Cabe” – chitarre
Electric Ceilì sabato 6 ore 01,30 / folk rock – celtica – roots music / Irlanda
Electric Ceilì, un nome perfetto per esprimere al meglio l’essenza della formazione irlandese: musica celtica (ceilì è la serata danzante in cui vengono
suonati brani irlandesi) con l’apporto delle sonorità elettrificate del rock, rielaborate attraverso ritmi moderni e complessi, che conquista il pubblico sin
dall’inizio.
Il gruppo, formato da un sestetto di esperti e validi musicisti che hanno suonato con i più grandi nomi della scena musicale della verde Irlanda, esprime un
intenso feeling sul palco, nonché un profondo amore per il repertorio proposto, sapientemente trasmessi nelle performance, dei veri e propri set di furore gallico,
fra danze vorticose e fiumi di suoni celtici inebrianti.
Nel 2010, dopo aver partecipato a importanti rassegne musicali, l’esordio ufficiale della band nella discografia con un album che porta il suo stesso nome Electric Ceilì,
in cui melodie tradizionali si sposano con funk rock e soul.
Tim Murray – chitarra
Daire Bracken – violino
Paul Moran – batteria
Barra Mc Allister – flauto
Gary Roche – uileann Pipes
Peter Eades – tastiere
I Liguriani sabato 6 ore 03,15 /folk – fusion / Liguria
La proposta del gruppo I Liguriani è uno spettacolo dove suono e parola si compenetrano, che racconta la loro speciale terra d’origine: un’esile lembo incastonato
fra aspri monti e il mare, un popolo che da sempre si divide fra la chiusa vita delle piccole comunità e il fermento dei grandi centri e dei loro porti. Così varie anime
influenzano il repertorio della band: accanto a musiche e canti che appartengono alla tradizione ligure i musicisti propongono anche particolari melodie dei territori vicini,
come mazurche, monferrine, gighe, walzer.
Composto da affermati nomi della musica tradizionale italiana,il quintetto partecipa a importanti manifestazioni musicali come il Festival Folk Internazionale di
Tolo d’Asturies nel 2009 o Mito Settembre Musica nel 2010, mentre i primi mesi di questo nuovo anno sono tutti dedicati all’uscita del loro
primo album.
Fabio Biale – voce, violino
Fabio Rinaudo – cornamusa
Michel Balatti – flauto
Filippo Gambetta – organetto diatonico
Claudio De Angeli – chitarra
Midnight sabato 6 ore 04,30 / medieval folk – celtica / Toscana
Quando nel 2003 il gruppo è stato costituito, l’idea di chiamarsi The Midnight non è stata casuale: con questo nome si voleva ricreare la dimensione di un tempo
passato e di un altrove misterioso. Così nascono i Menestrelli della mezzanotte, l’ora dei dodici colpi che suggellano la notte, quando creature magiche fanno capolino
nel mondo degli Uomini.
La band giunge a Montelago, con il suo stile ispirato alla musica celtica, medievale e rinascimentale, e un repertorio fatto di piacevoli ballate e pezzi folclorici dai ritmi
vorticosi. I loro concerti sono un concentrato di energia musicale dal forte potere evocativo, in cui suoni e atmosfere si fondono insieme, con l’ausilio di costumi
medievali di tipo fantasy e la scelta di location suggestive come piazze e castelli del passato.
A completare l’opera lo speciale connubio di strumenti antichi, classici e moderni capace di ammaliare il pubblico, catapultandolo in un mondo dalle coordinate fatte di
sogno, magia e mistero.
Federico Vannucchi – chitarre acustiche, chitarra synth, bouzouki Irlandese, ghironda
Laura Di Benedetto “Lady Violet Moon” – voce solista, flauti
Massimo Paggi – basso acustico, oud
Graziano Ridolfo – batteria e percussioni rinascimentali
Simona Pierucci - cori
Alessio Betti – tastiere
Carlotta Vettori – flauto traverso, flauti barocchi
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Eco/rifiuti
Un attento utilizzo delle stoviglie biodegradabili, una capillare diffusione di cassonetti e il servizio di pulizia e rigenerazione prati del dopo festival in collaborazione con il COSMARI
Regole ambientali: 10 regole per una festa eco-compatibile
L’altopiano di Colfiorito è una zona protetta con specie fioristiche rare.
Il suo equilibrio naturale può essere mantenuto rispettando tutti un breve codice comportamentale.
1- DIVIETO ASSOLUTO DI INTRODURRE VETRO
2- PER I BISOGNI PERSONALI UTILIZZARE I BAGNI CHIMICI
3- GETTARE I RIFIUTI NELGI APPOSITI CONTENITORI
4- NON GETTARE MOZZICONI DI SIGARETTE A TERRA
5- PARCHEGGIARE L’AUTO SOLO NEGLI SPAZI PREDISPOSTI
6- PIAZZARE TENDE E CAMPER SOLO NELLO SPAZIO PREDISPOSTO
7- NON ACCENDERE FUOCHI
8- NON ABBIATE FRETTA, NON ACCALCATEVI, GLI STAND GASTRONOMICI SONO APERTI TUTTA LA NOTTE
9- VENITE IN PACE, CE N’E’ BISOGNO, DI GUERRE CE SONO GIA’ TROPPE
10- RISPETTATE E AIUTATECI A FAR RISPETTARE L’AMBIENTE
La natura ci accoglie, se la rispettiamo, potremo continuare a lavorare con essa e per essa. Grazie.
Info su Montelago Celtic Festival
Dove & Quando
Colfiorito è un altopiano posto a 800 metri s.l.m. in localita Taverne nel comune di Serravalle dei Chienti. A queste altitudini di notte la temperatura scende sensibilmente. Consigliamo abbigliamento adeguato ed abbondante e le coperte per l’appratamento
Montelago Celtic Festival si svolge Venerdì 5 e Sabato 6 agosto dal tramonto fino all’alba del giorno successivo.
Un’organizzazione a cura di:
Arte Nomade & Perigeo Onlus
Comune di Serravalle di Chienti
In collaborazione con:
Regione Marche
Provincia di Macerata
Comune di Camerino
Protezione Civile Regione Marche
Croce Rossa Italiana
Pro Loco Taverne, Dignano e Serravalle
Lega Ambiente Circolo di Mogliano
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Direzione artistica: Maurizio Serafini e Luciano Monceri
Responsabile Logistica: Giuseppe Lupi
Audio/luci: Spray Records
Responsabile impianti elettrici: Giorgio Roselli
Responsabile viabilità: Mario Zucchini
Accampamento storico: Behoram Wallace
Giochi celtici: Camillo Pistelli
Incontri letterari: Cesare Catà & Loredana Lipperini
Dibattiti: Gianluca Frinchillucci
Responsabili internet: Elvio Rossi & Cristiano da Montolmo
Grafica: Luciano Monceri
Ufficio stampa: Alessandra Pierini
Fotografia: Massimo Zanconi
Riprese video: Media Video - Spazio Video
Back stage: Pacifico Funaro
Tensostrutture e servizio d’ordine: Protezione Civile Regione Marche
Pronto Soccorso: Croce Rossa Italiana
Pronto Intervento: Polstrada e Carabinieri
Salvaguardia ambiente: Corpo Forestale dello Stato
Servizio igenizzazione: CoSmaRi
Sicuro e felice di infastidire le multinazionali farmaceutiche mondiali, voglio mostrarvi alcuni recenti articoli sul famoso Metodo Di Bella per la cura dei tumori. Un metodo che fu molto contestato e dichiarato inefficace ed invece si dimostra estremamente valido.
Ma prima una breve storia.
Luigi Di Bella, nasce a Linguaglossa (Catania) il 17 luglio 1912 e muore a Modena, 1 luglio 2003 è stato un insigne medico italiano.
È salito alla ribalta delle cronache a causa di una sua controversa cura contro il cancro, il cosiddetto metodo Di Bella. Negli anni fra il 1997 e il 1998 fu oggetto di una grande attenzione da parte dei mass media italiani. La sua casa, a Modena, fu praticamente assediata da un grande numero di ammalati di cancro alla ricerca di una eventuale terapia efficace contro la loro malattia.
La sperimentazione condotta nel 1999 dal Ministero della Salute sancì la sostanziale inattività (cioè l’inefficacia terapeutica) del cosiddetto “multitrattamento Di Bella”
Di Bella entra nel 1939 nell’istituto di fisiologia umana dell’Università di Modena, da dove va in pensione, quale professore associato, nel 1984. Luigi Di Bella inizia le sue ricerche sul cancro nel 1963; nel 1967 inizia la sperimentazione su alcuni pazienti. Il nome del ricercatore era balzato agli onori delle cronache già alla fine del 1973, quando tenne una conferenza sulle sue ricerche e sui primi esiti clinici (relativamente, allora, a patologie ematologiche trattate con la collaborazione dell’ematologo Edoardo Storti) su invito di Domenico Campanacci, clinico medico del tempo. La notizia venne ripresa da numerosi quotidiani nazionali ed esteri. Nell’agosto 1974 tenne una relazione sulle sue ricerche al congresso mondiale di fisiologia di Nuova Delhi.
Nel 1977 introduce nella sua multiterapia l’uso della somatostatina, in modo da curare anche i cosiddetti “tumori solidi”. Nel 1989 viene presentato ufficialmente anche questo nuovo metodo di cura, Di Bella afferma di poter prevenire la formazione della metastasi.
Fra il 1997 e il 1998 fu oggetto di una grande attenzione da parte dei mass media italiani. Il suo studio-laboratorio, a Modena, fu praticamente assediato da un grande numero di ammalati di cancro alla ricerca di una terapia efficace.
La sperimentazione condotta dal Ministero della Salute si concluse, nel novembre 1998, con una dichiarazione di non comprovata efficacia del suo metodo terapeutico, provocando peraltro contestazioni da parte dei sostenitori del fisiologo catanese. Tali risultati furono ritenuti comunque conclusivi dalle istituzioni sanitarie.
(tratto da Wikipedia)
Dalla sua morte il figlio Giuseppe, fortemente arrabbiato contro il Ministero della salute ed i ricatti delle multinazionali del farmaco, ha voluto continuare la strada intrapresa dal padre seguendo alla lettera tutti i protocolli e dimostrando che le intuizioni e le cure farmacologiche di Luigi Di Bella sono efficacissime e promettenti.
Sperando di sensibilizzare e diffondere queste notizie riportiamo integralmente un recente studio di Giuseppe Di Bella pubblicato su Scienza e Conoscienza poi, di seguito, un bell’articolo di Maurizio Fiumara pubblicato su Cronache Laiche che chiarisce i molti lati positivi del Metodo Di Bella (MDB) e la schifosa mercificazione del dolore e dei lutti eseguita dalle aziende farmaceutiche e dal Ministero della Salute ai nostri danni. Chi è interessato prego faccia circolare.
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Metodo Di Bella e carcinoma mammario: ultimi aggiornamenti
di Giuseppe Di Bella
Metodo Di Bella e carcinoma mammario: casi di tumori solidi scientificamente documentati, di guarigione completa e stabile ottenuta unicamente con il metodo Di Bella, senza alcun intervento chirurgico, chemioterapia o radioterapia. Relazione e riflessioni maturate durante il 4° Congresso Mondiale di Oncologia, “BIT’s 4th World Cancer Congress 2011, World EXPO Center, di Dalian in Cina…
Ho voluto presentare personalmente i risultati ottenuti dallo studio osservazionale retrospettivo riguardante 122 casi di “carcinoma mammario”, 92 dei quali riguardanti pazienti giunti in cura allo studio medico della Fondazione - di cui abbiamo valutato caratteristiche istologiche, immunoistochimiche, grado nucleare, differenziazione, esami ematochimici, efficacia terapeutica (valutando Remissione/Stabilità/Progressione) performance status, e sopravvivenza a 5 anni rapportata alla stadiazione, secondo l’American Joint Committee on Cancer Staging 7 th - e di 30 cartelle cliniche che hanno ottenuto da tribunali l’erogazione gratuita del MDB per perizie giurate di CTU che avevano certificato risultati superiori, con MDB, rispetto alle terapie tradizionali, nelle stesse patologie e stadi.
I nostri dati rappresentano significativi miglioramenti sia della sopravvivenza per ogni stadio, sia della risposta obiettiva e della qualità di vita, rispetto ai parametri riscontrabili in letteratura per gli stessi stadi, istotipi e gradi, trattati con chemio-radioterapia-anticorpi monoclonali.
I risultati sono sintetizzati nella schede pubblicate sul sito della Fondazione:
Presentazione al “BIT’s 4th World Cancer Congress 2011, World EXPO Center, Dalian (Cina).
Un dato significativo:
la “5 years Survival Rate” (sopravvivenza osservata a 5 anni dalla diagnosi) per tumori al IV stadio (metastatici), risulta del 50% con MDB rispetto al 19,9% diffuso dal National Cancer Institute attraverso il progetto SEER relativo al periodo 1999-2006.
Particolarmente rilevante il dato nei casi clinici (9) allo Stadio I e II (stadio iniziale) che in precedenza non avevano subito alcun trattamento, né terapeutico, né chirurgico.
UNICAMENTE trattati con MDB (terapia di prima linea) il 100 % ha registrato una risposta positiva (remissione) - nella letteratura scientifica non esistono casi di tumori solidi risolti unicamente con terapie farmacologiche.
Oltre all’importanza del risultato in sè, unico nel suo genere, un’ulteriore valenza potrebbe essere acquisita dalla considerazione che tale trattamento, se adottato come terapia di prima linea nella prassi clinica, consentirebbe praticamente di “azzerare” i rischi di disseminazione neoplastica, potenzialmente insiti nella pratica chirurgica, ed evitare infine alle pazienti un’intervento di asportazione che viene vissuto, nella stragrande maggioranza dei casi, come una vera e propria amputazione.
Analogamente, il gruppo di pazienti (39) allo stadio iniziale che ha utilizzato il MDB come terapia adiuvante (quindi dopo l’intervento operatorio, e a scopo preventivo di recidive) ha registrato il 94% di remissioni (38 casi su 39). L’unico caso di progressione si è verificato in una paziente che, dopo due anni di cura, ha interrotto bruscamente, e di propria iniziativa, il trattamento terapeutico, vanificando i risultati fino a quel momento ottenuti ed esponendosi così alla ripresa della malattia.
I dati ottenuti rivelano risultati indiscutibilmente positivi e statisticamente superiori alle medie documentate dai diversi archivi statistici nazionali e sovranazionali.
Anche considerando il fatto che gli indicatori e gli indici statistici, in quanto tali, sono affetti da una loro variabilità ed imprecisione (tanto più quanto ristretto risulta il numero delle singole rilevazioni su cui sono basati), risultano comunque rilevanti gli scostamenti rispetto alle diverse medie statistiche “ufficiali” per tutti i parametri analizzati e, in maniera ancora più evidente e rilevante, per i risultati terapeutici ottenuti.
RIFLESSIONI
Scorrendo e analizzando il “Programma” del congresso è possibile rendersi conto che la generalità dei lavori presentati non è caratterizzato dalla presentazione di nuove molecole di pronto impiego ma solo diverse combinazioni di chemioterapici, oppure di anticorpi monoclonali variamente associati a chemioterapici, o l’uso contemporaneo di due diversi anticorpi monoclonali, senza alcun reale e significativo incremento delle mediane di sopravvivenza.
La classe medica oncologica sembra “impantanata” in una ricerca affannosa di soluzioni “mirate” ad intervenire su singoli e marginali meccanismi di genetica cellulare, e quindi estremamente limitati, piuttosto che acquisire definitivamente i concetti basilari, e quindi le modalità terapeutiche da contrapporvi, che stanno alla base della genesi (mutazioni) e dello sviluppo successivo (proliferazione) delle popolazioni neoplastiche.
D’altronde è perfettamente comprensibile, poiché sostanzialmente tutta la ricerca è portata avanti e finanziata dalle multinazionali farmaceutiche che hanno il solo scopo di sviluppare brevetti.
Da decenni ormai vengono solamente quindi presentati “lavori” scientifici su nuovi farmaci (pochi) o diverse loro associazioni nei trattamenti, che suggeriscono potenziali miglioramenti terapeutici che si traducono sostanzialmente in un prolungamento della sopravvivenza solo di qualche mese.
Sembra addirittura che nell’inconscio collettivo del clinico, o del ricercatore, sia stata abbandonata per sempre l’idea di guarigione.
Mi sono reso pienamente conto di ciò allorquando ho presentato i nostri dati, e ho potuto verificare oltre al notevole interesse nella platea, anche lo sbalordimento di alcuni, quasi annichiliti.
Abbiamo fatto emergere l’assoluta rilevanza clinica e scientifica, il dato innovativo in oncologia, dei primi casi di tumori solidi scientificamente documentati, di guarigione completa e stabile ottenuta unicamente con il metodo Di Bella, senza alcun intervento chirurgico, chemioterapia o radioterapia.
Un’occasione di reciproci scambi positivi, anche extracongressuali, e della quale posso ritenermi personalmente soddisfatto, se non altro per la curiosità scientifica che le nostre relazioni hanno destato e la disponibilità ottenuta ad allacciare ulteriori rapporti collaborativi.
Spero che il nostro impegno contribuisca a risvegliare la coscienza a questa umanità addormentata dall’ipnosi indotta dai perversi meccanismi commerciali.
Una buona “semina”, in questa occasione, penso sia stata fatta.
NOVITA’ DELL’ULTIMA ORA !!
Appena tornato a Bologna ho cercato, attraverso i miei consueti canali informativi, di portare all’attenzione della stampa nazionale il risultato ottenuto. Ho potuto constatare però un’immediato e inaspettato “blocco”, attuato sicuramente attraverso intimidazioni o censure, nei confronti di quei pochi giornalisti che generalmente erano disponibili a concedermi qualche spazio all’interno delle loro testate. Il messaggio ora è chiaro.
Non è più il caso quindi di parlare di Metodo Di Bella, almeno in Italia.
Sempre vostro
Giuseppe Di Bella
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Il metodo Di Bella funziona (ma non ‘conviene’)
di Maurizio Fiumara
Al tempo fece molto scandalo, e fu screditato dalla medicina ufficiale in modo così aspro che nemmeno il dubbio su eventuali tornaconti trovò più spazio. Il caso era chiuso.
Ma il lavoro dell’equipe Di Bella non si è mai interrotto e a distanza di trentadue anni dalla prima pubblicazione del professore, il Metodo Di Bella (MDB) è più in forma che mai.
L’eccezionalità del metodo deriva in particolar modo dal fatto di essere in grado di risolvere da solo, totalmente e stabilmente, tumori maligni non operati, né sottoposti previamente a chemio o radioterapia, unico caso di terapia alternativa a quella ufficiale che abbia dato, finora, esiti così positivi.
I risultati della sua applicazione, pubblicati su riviste medico-scientifiche internazionali, anche grazie alla umile caparbietà del figlio medico Giuseppe, sembrano davvero consistenti. Purtroppo, non riescono ad oltrepassare la prepotente barriera degli immensi e obliqui interessi finanziari, al punto da impedire che i prodotti del prof. Di Bella vengano dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale.
Dal sito dedicato al metodo si possono visionare tutti i documenti, autorevoli, che attestano l’assoluta efficacia della terapia.
Diversi sono i congressi che continuamente richiedono la presenza del dott. Di Bella perché possa illustrare metodo e aggiornamenti, le cui relazioni sono ogni volta sottoposte a verifica di comitati scientifici, composti anche da premi Nobel come il prof. Andrew Schally (Nobel per la Medicina, 1977).
Nel congresso del 24 giugno 2010 ad esempio (solo poco più di due mesi fa) nessuno nel pubblico dibattito e nel confronto congressuale ha potuto o saputo contestare nulla delle basi scientifiche, del meccanismo d’azione, dei risultati clinici ottenuti. La statistica di 553 casi è stata accettata, valutata attendibile, presentata e pubblicata, rilevando alcuna tossicità significativa in tutti i casi trattati.
La terapia, dunque, non solo sembra funzionare, ma addirittura non produrrebbe effetti collaterali, come minimo fastidiosi, provocati, invece, dalla chemioterapia.
E’ bene ricordare che “scopo del MDB è cercare di superare l’elevata tossicità e la limitata efficacia delle attuali terapie mediche del cancro valorizzando molecole biologiche di elevata efficacia e bassa tossicità oggi sottovalutate in oncoterapia, il cui documentato effetto antitumorale è esaltato dal reciproco sinergismo”.
Quanto alla medicina ufficiale, i numeri indicano che la sopravvivenza al tumore maligno è essenzialmente dovuta alla chirurgia, il cui riscontro è del 29% a cinque anni, di cui solo il 2,5% è dovuto alla chemio. Riviste specialistiche autorevoli confermano la sostanziale inefficacia della chemioterapia. Ma questo “infelice” dato viene volutamente censurato nelle statistiche oncologiche diffuse al pubblico.
Inoltre è da sapere che, generalmente e secondo un criterio internazionalmente condiviso, per risultati inferiori al 30% di esito positivo una cura si ritiene inutile, ed è noto alla comunità scientifica che solo il 2% dei malati trattati con chemio sopravvive cinque anni e appena l’1%, dieci.
Allo stesso tempo, in Italia, la chemioterapia produce un fatturato annuo di 1.341 milioni di euro su 4.142,6 di spesa complessiva per i farmaci, ovvero un bel 32,37% di tutta la spesa dedicata (Rapporto dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Registro farmaci oncologici sottoposti a monitoraggio, Rapporto 2007, p. 5) nonostante risultati così deludenti. Peccato che la metà dei pazienti muoia lo stesso di tumore, dopo i cinque anni, senza considerare l’alta mortalità (11%!) causata proprio dalla somministrazione chemioterapica in sè in alcuni casi di malattie linfoproliferative.
Ad inizio 2010 si è svolto nella Repubblica di San Marino, perché unico luogo dove la terapia Di Bella veniva erogata gratuitamente, il congresso dal titolo “Terapia Biologica delle patologie neoplastiche e degenerative”, alla presenza di luminari di fama internazionale provenienti da ogni parte del mondo, tra cui il prof. Lissoni, artefice di oltre cinquecento pubblicazioni ed insignito del National Cancer Institute, il premio più prestigioso dopo il Nobel, da cui è emerso il legame quantitativo tra medicina e profitto, e quanto di questo sia doloso, oltre alla volontà da parte di centri d’interesse di tenere all’oscuro l’opinione pubblica attraverso un controllo minuzioso della stampa specialistica, e alle intimidazioni a cui sono sottoposti i medici che non si attengono alle linee guida suggerite nei reparti di oncologia italiani, oltre a porre il divieto ai medici che lavorano in ospedale di prescrivere quei farmaci anche se su richiesta specifica dei pazienti.
Come pure da una interessante intervista di Sabrina Giannini per Report risulta chiaro come la medicina ufficiale faccia ostruzionismo per mantenere intatti i centri di potere, screditando chiunque tenti di cambiare lo stato delle cose.
Chi non è specialista non è in grado di capire quanto di vero e falso ci sia nelle affermazioni di entrambe le parti, e speculare su questa discriminante è scorretto. Resta, però, evidente che lo spazio per un concetto di medicina a misura d’uomo, biologica, fisiologica, scientifica, etica, contrapposta alla medicina commerciale e speculativa oggi è diventato possibile.
Forse sarebbe il caso di riprendere la questione in maniera più matura di quanto sia stato fatto dodici anni fa.
A vantaggio di tutti.
Maurizio Fiumara
…
Per finire vi segnalo il sito metododibella.org dove, in fondo, è esplicitamente scritta questa frase:
“In memoria del Prof. Luigi Di Bella, padre della terapia nota come Metodo Di Bella”
Anche noi, con questo articolo, abbiamo voluto onorare il lavoro di questo grande uomo e ridare speranze a tutti coloro che hanno a che fare con questo male. Saluti
Sebbene sia un nome più che noto e già sentito, molti non sanno effettivamente cosa sia un o-ring.
Eppure è un componente basilare ed è applicato in innumerevoli dispositivi tecnici. In campo idraulico e meccanico la fa da padrone, ma lo si più trovare praticamente ovunque a partire dall’orologio fino allo Space Shuttle.
Oltre alle specifiche funzionalità, un o-ring (che è in realtà una guarnizione di tenuta in gomma), ha la peculiarità che può essere utilizzato in una infinità di dispositivi per la sua assoluta semplicità costruttiva e di montaggio.
L’o-ring ad oggi costituisce il dispositivo di tenuta per eccellenza, il più semplice, economico e funzionale dispositivo di tenuta mai inventato dall’uomo e tutto questo lo rende sorprendente.
Fu la mente creativa di un tornitore svedese Niels Christensen che, emigrato in America nel 1891, ne registrò il brevetto nel 1937.
Se ci pensiamo un po’ a fondo a quell’epoca, le macchine che lavoravano con fluidi e gas in pressione erano già tantissime.
Tutte facevano uso di diversi dispositivi di tenuta, non troppo efficaci e tantomeno semplici. Pensate agli sbuffi di vapore che si vedevano uscire dalle locomotive e i motori a vapore; molte erano inevitabili perdite dovute a tenute che non si riuscivano a realizzare meglio di così; insomma ci si accontentava di avere qualche perdita di troppo a svantaggio del rendimento perché non si poteva fare di meglio.
L’invenzione dell’o-ring semplificò la progettazione e la realizzazione di tutte quelle macchine e la sua adozione le rese molto più affidabili e più efficienti.
Ma come sappiamo dalla storia non tutte le menti geniali vengono adeguatamente retribuite, nonostante tutti gli sforzi legali perpretati da Christensen il brevetto passò da una compagnia all’altra fino alla Westinghouse.
Poi fu durante la seconda guerra mondiale che il governo statunitense dichiarò l’o-ring un componente fondamentale per la guerra e consentì la produzione del componente anche ad altre compagnie.
Ma cos’è l’O-ring
L’o-ring è un anello di elastomero a sezione circolare (da cui proviene il suo nome).
Gli elastomeri (o gomme), possono essere considerati come un liquido ad altissima viscosità, non comprimibile e con una tensione superficiale molto elevata. Questo materiale si comporta in maniera particolare se sottoposto a pressione.
A differenza da come potremmo pensare, non esistono ricette speciali o segrete per realizzare l’elastomero che compone un o-ring. Il brevetto riguarda quindi solo il modo e l’applicazione del componente sul dispositivo.
Per realizzare O-ring possono essere usate infinite mescole basandosi sulle esigenze meccaniche o chimiche a cui verrà applicato.
Le caratteristiche meccaniche saranno da considerarsi quindi in relazione a parametri come: pressione di esercizio, dimensione della tenuta o tipo di montaggio.
Le caratteristiche chimiche vanno invece correlate al tipo di fluido o di gas con cui viene a contatto l’o-ring ed alla temperatura di esercizio dell’intero sistema. Vi sono condizioni di uso estremamente gravose come il contatto con olii, combustibili, detergenti, acidi. Queste sostanze in concomitanza con alte o basse temperature, possono deteriorare gravemente e velocemente la mescola elastomerica se non adeguatamente formulata a priori.
Una curiosità: il disastro dello Space Shuttle Challenger (del 28 gennaio 1986), avvenne a causa del cedimento di un o-ring, fu sufficiente una temperatura al di sotto di quella prevista per causare una transizione vetrosa della mescola di un o-ring che impediva la fuoriuscita di un fluido infiammabile.
L’o-ring in questione, a causa della bassa temperatura, invece di deformarsi correttamente diventò rigido e vetroso, non garantendo più la tenuta prevista e causando la catastrofe conosciuta.
Una tenuta ad o-ring efficace richiede che l’anello, in fase di montaggio, sia adeguatamente deformato all’interno della sua sede in modo da creare uno stress meccanico sulle superfici di contatto tale che ne impedisca il passaggio dei fluidi o gas garantendone così la tenuta; finché la pressione dei fluidi che vogliamo contenere, non eccede lo stress meccanico imposto dal montaggio non potrà esserci alcuna perdita.
Inoltre poichè la superficie di contatto tra o-ring e pareti della sede è molto piccola, è possibile contenere alte pressioni di esercizio con modesti sforzi meccanici ed il tutto sarà dipendente dalla durezza della mescola di elastomero utilizzata per realizzare l’o-ring.
Insomma, questo prezioso anello si deforma disponendosi sulle pareti della sede e tanto più aumenta la pressione tanto più ne sigilla gli interstizi impedendone le perdite. Geniale ed essenziale nel contempo, come tutte le cose semplici.
Non ci interessa entrare troppo nel dettaglio tecnico e quindi finiamo qui, la nostra intenzione era di far conoscere un componente così semplice quanto importante e prezioso.
Saluti.
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Saluti.
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Se siete interessati all’arte astratta in 3d vorrei segnalare un autore che credo sia unico nel suo genere.
Si chiama Matthias Müller ed è un artista tedesco specializzato in video art.
La sua arte è difficile da descrivere, usa esplosioni di particelle e di colori, effetti e movimenti accelerati di fiamme, fumo, oggetti e pulviscolo che disegnano corpi reali, che si decompongono e si riaggrumano in forme sorprendenti. Effetti fluttuanti, meravigliosi ed armonici che si muovono seguendo ritmi, colori e musiche appaganti e suggestivi.
Usa strumenti software piuttosto comuni e conosciuti quali il mitico 3D Studio Max con particolari plug-in atti ad enfatizzare e gestire i flussi delle particelle (particle flow, box 2, box 3 e krakatoa) insieme a V-ray (per il rendering ) ed After Effects (per il montaggio cinematografico).
Chi vorrà vedere i suoi video (riportati di seguito) si renderà conto che siamo di fronte, oltre che ad un artista, anche ad un professionista dell’animazione con una grazie ed una tecnica totalmente unica ed originale.
Troverete molte sue opere su YouTube, ma se vorrete rimanere aggiornati seguitelo nelle sue pagine di facebook.
Saluti
Il pesciolino più amato dai bambini…e non solo….è a rischio…anche lui!
Io credo sia una delle creature marine più simpatiche!
I suoi colori e le sue forme tondeggianti lo rendono dolcissimo…sto parlando del pasce Pagliaccio
che cosa gli sta accadendo???
Un bel guaio!
L’acidità dell’acqua marina causa Co”, lo sta rendendo sordo e questoi gli impedisce di accorgersi della vicinanza dei predatori che se abbauffano tranquillamente…..Per maggior chiarezza vi passo l’articolo:Il pesce pagliaccio, quello reso famoso dal film ‘Alla ricerca di Nemo’, potrebbe essere fra quelli piu’ colpiti dall’acidificazione delle acque provocata dall’aumento della CO2 atmosferica. Secondo un articolo pubblicato dalla rivista Biology Letters il pH che si raggiungera’ nei prossimi decenni rende infatti questo pesce sordo, impedendogli di percepire i predatori.L’analisi e’ stata fatta dai ricercatori dell’universita’ di Bristol, che hanno fatto nuotare un gruppo di pesci pagliaccio giovani in quattro vasche, una con il livello di acidita’ attuale di 390 ppm e le altre con 600, 700 e 900 ppm, le quantita’ cioe’ che si dovrebbero raggiungere in questo secolo. Su un lato della vasca era posto un altoparlante con il rumore prodotto dai tipici predatori della barriera corallina.
Nel primo caso i pesci hanno passato tre quarti del tempo dal lato opposto della vasca rispetto ai ‘predatori’, mentre negli altri non hanno mostrato preferenze: “Quello che abbiamo fatto e’ mettere questi pesci nell’ambiente di domani - spiegano i ricercatori - e le conseguenze sono devastanti. Il sistema uditivo dei pesci non e’ danneggiato, ma non e’ chiaro cosa provochi il disorientamento, forse qualche effetto sui nervi che stiamo cercando di capire”.
Ansa.it
E’ semplicemente deliziosa ed è la farfalla più piccolina che ci sia…una grazia e una dolcezza incomparabili.
E’ questa una farfalla molto piccola ed esile. Le femmine sono più grandi dei maschi, ma proporzionalmente meno che in altri Licenidi(interessante e bello a tale proposito leggere al seguente link: http://www.lucianabartolini.net/farfalle_licenidi.htm).Il lato inferiore nei due sessi è bruno pallido con disegni grigi e con macchie nere dotate di centro blu lungo i margini delle ali posteriori.Vive dagli Stati Uniti occidentali a tutto il Sudamerica.La sua aperture alare non va oltre i 2 cm.
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