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Notizie dai blogger

Potrebbe presto arrivare in Italia il cuore bionico più piccolo al mondo. Testato all’estero su 14 pazienti cardiopatici, questo gioiellino della tecnologia pesa solo 25 grammi, è grande come una pila stilo ma è in grado di pompare 3 litri di sangue al minuto.

“Spero che il gruppo Humanitas, a Rozzano (Milano) o alla Gavazzeni di Bergamo, possa essere il primo a sperimentarlo nel nostro Paese”, ha dichiarato il presidente della Società italiana di chirurgia cardiaca (Sicch) Ettore Vitali.

“I 14 pazienti arruolati erano malati di scompenso cardiaco in fase terminale”, spiega Vitali. Il loro cuore ‘stancò non riusciva più a pompare sufficiente sangue per nutrire e ossigenare i tessuti dell’organismo, e tutti questi malati erano in lista d’attesa per un trapianto di cuore. Si tratta quindi di un ‘pontè al trapianto.

quotidiano.net


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Bluefin’s Final Chapter?

6 Nov 2008 In: Notizie dai blogger

dove sono finiti i tonni rossi?

file pdf da Greenpeace


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Questa specie è arrivata al limite del collasso a causa di anni di pesca eccessiva e pirata.

da Greenpeace la petizione

altre informazioni ed un video


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PIGMEI: PICCOLO POPOLO DELLA FORESTA

Sparsi in un’ampia fascia verde che si estende per 1.800 chilometri lungo l’Equatore, dalle coste dell’oceano Atlantico fino alla regione dei Grandi Laghi, i pigmei sono valutati tra le 130 e le 200 mila persone. L’imprecisione della stima è dovuta alle difficoltà oggettive di recensire una popolazione che, nonostante presenti oramai i segni di una progressiva sedentarizzazione, passa ancora moltissimo tempo in piena foresta.
Da un punto di vista etnografico, i pigmei si dividono essenzialmente in tre grossi gruppi: i più celebri presso gli studiosi sono i Bambuti, situati prevalentemente nella regione dell’Ituri, nell’attuale Congo-Kinshasa.
Ci sono poi i Batwa (o Bacwa), situati nelle foreste della regione dei Grandi Laghi (prevalentemente in Rwanda), considerati però da molti studiosi come un gruppo non propriamente pigmeo, ma piuttosto “pigmoide” in ragione del meticciamento praticato già da molto tempo con le popolazioni nere confinanti.
Infine, un terzo gruppo composito, diffuso a macchia di leopardo nella regione occidentale del bacino del Congo, in un ampio territorio compreso tra Gabon, Camerun, Congo e Repubblica Centrafricana, porta il nome di Babinga.
Il termine Babinga per la verità comprende parecchi sottogruppi (ricordiamo i Bajele, i Tikar, gli Akoa, i Babendjele e gli Aka), tra i quali spicca per consistenza quello dei Pigmei Baka, di cui ci occupiamo espressamente in questo numero di Africa.

consiglio la lettura di questa pagina
missionaridafrica.org

Pigmei Baka: sito costantemente aggiornato ad ogni spedizione, che non può non essere visto…è ricco di foto e informazioni


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l’imbarazzo della scelta

6 Nov 2008 In: Notizie dai blogger

Ancora idee per un Natale solidale, tutto sommato ne vale la pena…

intervita, bottega solidale


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La Cina inquina quanto gli Stati Uniti. Un alto Dirigente della Commissione Nazionale per le Riforme e lo Sviluppo ha fatto questa storica ammissione.
Un libro bianco dedicato al tema sostiene che anche i Paesi in via D sviluppo debbano “adottare misure per adattarsi ai cambiamenti climatici e ridurre le loro emissioni al livello più basso [...]


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L’abuso del web, la sessodipendenza, l’uso smodato del telefono cellulare, il super-lavoro. Ritenuti fino a qualche tempo fa impulsi non meglio classificati, sono oggi, invece, considerati come new addictions. Si tratta di vere e proprie patologie che causano alterazioni cliniche e che, per questo, necessitano di trattamenti specifici simili a quelli somministrati per curare la dipendenza da sostanze. Su queste basi si sviluppa la ricerca coordinata da Roberto Pani, docente di Psicologia clinica, e da Roberta Biolcati, ricercatrice dell’Alma Mater.

Si tratta di un’indagine condotta su un campione di 300/400 studenti bolognesi sull’uso e abuso di Internet e delle nuove tecnologie. “Anche se la ricerca è appena cominciata - spiega Roberta Biolcati - dai primi questionari analizzati appaiono già casi singolari come, ad esempio, quello di uno studente che ha risposto di trascorrere fino a 35 ore a settimana a chattare davanti al computer. Siamo convinti che, oggi, per molti giovani Internet rappresenti un rifugio per la mente e un nuovo modo per esporsi meno nell’affrontare le relazioni interpersonali. Basti pensare ai blog, alle chat e al loro linguaggio simbolico. Il rischio si ha quando tutto ciò diventa invalidante”. Ed ecco che Internet può arrivare a diventare una vera e propria ossessione per il giovane che, lontano dal computer, avverte ansia, depressione, nausea, vomito, crampi, fino ad arrivare a casi di crisi epilettiche o presunte tali. I drogati da computer, dunque, avvertono gli stessi sintomi dei tossicodipendenti.

Il sesso? Si fa sul web. Non ne sono affetti solo i divi hollywoodiani: la dipendenza dal sesso è una realtà anche italiana che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpisce il 6% degli uomini e il 3% delle donne. “Bologna e provincia – assicura Cesare Guerreschi, direttore clinico della Società italiana interventi sulle patologie compulsive - uguagliano il dato nazionale. Sono ancora pochi, però, coloro che arrivano in terapia perchè se da un lato è difficile rendersi conto del problema, dall’altro chi ne soffre spesso prova un forte senso di vergogna”. Fare l’amore ovunque e comunque, la dipendenza sessuale può essere definita come una relazione malata con il sesso. E la dipendenza dal cybersex è in aumento: tra il 6 e l’8 per cento degli utenti di Internet. Il profilo di chi ha una vera e propria attitudine bulimica nei confronti del sesso, secondo un’indagine dell’Istituto per lo Studio di Psicoterapie, è un laureato di circa 30 anni, con una relazione sentimentale stabile e con un reddito medio. I sintomi sono ansia, depressione latente, impulsività, aggressività e ossessività. La pornografia è la dipendenza più devastante e sono diffusissime le chat erotiche.

Cellulari che scottano. E’ la patologia che preoccupa di più, con una percentuale di malati del 4,5-5%: una vera e propria sindrome che colpisce soprattutto i giovanissimi, tra i 13 e i 16 anni. Da un’indagine del Codacons svolta su 300 volontari, metà uomini e metà donne, di età compresa tra i 20 e i 60 anni residenti nelle varie località d’Italia, è risultato che ben il 70% dei soggetti non può fare a meno del cellulare e che modifica il proprio comportamento quando è impossibile usare il telefonino. Di questi, il 35% ha mostrato tic di natura nervosa, mai evidenziati prima, come ad esempio mettersi le mani in tasca continuamente, guardare spesso l’orologio, fino ad arrivare – ed è il caso di molti giovani – a controllare ossessivamente gli sms ricevuti oppure a svegliarsi durante la notte per spedirli. Questo, secondo gli esperti, può essere un sintomo di una dipendenza da sms, che porta a seri disturbi fisiologici.

La droga del lavoro. Fra le dipendenze più subdole c’è la “work addiction”. Il manager che arriva a lavorare fino a 22 ore al giorno, il dipendente che passa 15 ore al lavoro e racconta alla moglie di essere stato in palestra per nascondere il suo comportamento. Sono solo alcuni casi di Workaholics, i “drogati del lavoro”. “Aziende grandi e piccole, istituzioni pubbliche e private ci chiedono aiuto”, dice Guerreschi. “Questo comportamento ossessivo-compulsivo nasce come dipendenza che noi chiamiamo “ben vestita”, appartenente soprattutto a colletti bianchi e manager. Queste persone quando entrano in azienda vengono magnificate perché si impegnano molto, ma l’impegno diventa presto una malattia. I disturbi sono psichici e di tipo organico. Mangiano e bevono poco fino ad arrivare a un deperimento organico. Sull’altro fronte accusano ansia, agorafobia e soprattutto depressione”. I malati in Emilia Romagna sono il 5% della popolazione, una percentuale sicuramente meno preoccupante rispetto a quella registrata all’estero come, ad esempio, in Israele, con il 10%, e in Giappone, con il 21% di “malati da lavoro” e 90 morti l’anno.

Articolo di Giusy iorlano, tratto da: http://lastefani.it/settimanale/
opsonline.it

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Ecomondo 2008

6 Nov 2008 In: Notizie dai blogger


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Stop all’utilizzo come cavie in test scientifici di tutte le scimmie, dagli scimpanze’ agli orangutango. Bruxelles rafforza la protezione degli animali utilizzati negli esperimenti e detta regole per limitarne l’uso al minimo indispensabile. La proposta varata oggi dalla Commissione, dopo mesi di discussioni, e’ destinata a rivedere in senso piu’ restrittivo la normativa esistente vecchia di 22 anni. Se le nuove regole verranno approvate da Consiglio e Parlamento, sara’ vietato utilizzare scimmie antropomorfe - scimpanze’, bonobo, gorilla e orangutango - nelle procedure scientifiche. L’impiego di questi animali - spiega l’esecutivo europeo - potra’ essere autorizzato solo ”a titolo eccezionale”, qualora sia in gioco la sopravvivenza della specie stessa o di fronte ad una malattia potenzialmente mortale o invalidante per gli esseri umani.

Le norme includono nel loro campo di applicazione tutti gli animali in grado di avvertire dolore che vengono utilizzati nella ricerca di base, nell’istruzione e nella formazione e intendono ”limitare il piu’ possibile” il loro utilizzo negli esperimenti. Per proteggere gli animali si richiedono tra l’altro valutazioni etiche prima di autorizzare progetti e si stabiliscono requisiti minimi per garantire che le cavie ricevano tutte le cure ed i trattamenti adeguati: gli animali, ad esempio, dovranno essere ospitati in gabbie di dimensioni sufficienti e in un ambiente adatto. Tutti coloro che vorranno utilizzare cavie, inoltre, dovranno chiedere una specifica autorizzazione. Bruxelles vuole in sostanza cercare soluzioni alternative ai test condotti sugli animali e comunque evitare inutili sofferenze in quei casi in cui l’uso si riveli indispensabile. Ogni anno, ancora oggi, ricorda la Commissione, sono utilizzati per fini sperimentali circa 12 milioni di animali. ”La ricerca scientifica - ha affermato il commissario Ue all’ambiente Stavros Dimas - deve fare il possibile per trovare metodi alternativi e in loro assenza deve migliorare le condizioni degli animali”.

Per la Lav, la lega antivivisezione, e’ ora necessario che la discussione sulla proposta di normativa possa concludersi prima delle prossime elezioni europee. ”Ogni giorno di ritardo nell’emanazione della direttiva - ha detto Michela Kuan, responsabile Lav - comporta la sofferenza di migliaia di animali ed e’ inaccettabile”.

ansa.it


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ll Sindaco di Campobasso, Giuseppe Di Fabio ha emesso un’ordinanza che vieterebbe di dar da mangiare ai cani randagi. Questo per cercare di contrastare il randagismo che vede il Molise tra le regioni maggiormente coinvolte in questo fenomeno.
Invece di occuparsi di cercare di risolvere il problema in modo serio ...continua a leggere

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