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Notizie dai blogger

La campagna virale di Boost190

11 Dec 2011 In: Notizie dai blogger

Una superba operazione di marketing si sta svolgendo in queste ore nel web.
Il tentativo (finora ben riuscito) è di stimolare curiosità nel pubblico della rete e tentare una propagazione virale a tutto vantaggio del rendimento della campagna.

Poche sono le variabili note in tutta questa l’operazione perché gli ideatori hanno volutamente celato l’oggetto della campagna e, quasi come una caccia al tesoro, i più curiosi indagano fino a livello di codice per scoprire qualche traccia che permetta di scoprire qualcosa sull’operazione.

Si conosce solo:

- un sito web molto ben congegnato http://boost190.it/ con un conto alla rovescia ed un agente che ti parla dove si ha la possibilità di registrarsi
- quattro soli filmati che mostrano una fiala con del liquido rosso rubino che sembra abbia una capacità straordinaria che mostreremo in seguito
- il nome dell’agenzia che raccoglie i dati e che probabilmente ha sviluppato la campagna pubblicitaria (la TBWA Italia spa )

Qualche Sherlock Holmes sembra abbia trovato, tra le righe del codice HTML, questi riferimenti:

s.account=”nissaneuitprod”
s.pageName=pageName // “vehicles-boost190-teaser-loading”

Molti già parlano di un prodotto energizzante che azzera la fatica, chi di un liquido che rigenera i tessuti dei vestiti, chi di liquidi per i freni delle auto.

Personalmente, se c’entra qualcosa nissan e boost, probabilmente sarà una nuova auto. Non credo che con prodotti di bassa diffusione possano permettersi una campagna pubblicitaria di questo tenore con una azienda come la TBWA.

Eccovi i filmati:

Ora provate voi a capirci qualcosa e fate le vostre previsione nei commenti. Un saluto.


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Era il 2009 quando a Montecchio Maggiore, suo quartier generale, la FIAMM lancia una sfida: riuscire ad alimentare con una sola batteria, ben settanta case per sette ore di seguito.
Il progetto della batteria al sale in realtà era partito già nel 2005 e 12 persone hanno lavorato costantemente e stabilmente al progetto.

E’ una tecnologia per l’accumulo di energia elettrica che permetteva dimensioni e capacità nettamente inferiori rispetto ai sistemi a base di piombo e circa la metà dei moderni sistemi al litio assolutamente non inquinante ed ecologica.

Stefano Dolcetta, amministratore delegato del gruppo vicentino, sa bene che l’interesse per il nuovo prodotto non manca.
“Queste batterie, spiega, hanno una efficienza che si mantiene eccellente anche a temperature estreme (quelle al piombo molto meno). E’ per questo che i locali che ospitano server e centri dati devono essere costantemente climatizzati, causando un alto consumo di energia per le aziende. Alla luce dei vincoli sulla riduzione i inquinanti e sul consumo di energia previsti dal protocollo di Kyoto, è evidente che poter disporre di accumulatori che non hanno bisogno di climatizzazione, permette un taglio netto nei consumi e nei costi”.

Fondata nel 1942 e leader nella produzione di accumulatori per auto e per uso industriale, la Fiamm non si è fermata qui: ad oggi è tra i protagonisti mondiali del futuro dell’auto ecologica. Il forte impegno nello sviluppo di tecnologie innovative nel reparto batterie auto.

Le batterie al sale sono una tecnologia che si va sempre più consolidando nel settore della trazione elettrica e presentano notevoli potenzialità anche in altre applicazioni, come ad esempio nel settore della generazione e la distribuzione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, grazie alla loro capacità di accumulare grandi quantità di energia senza generare inquinanti.

Coerentemente con l’idea di auto elettrica a zero emissioni, anche la batteria al sale è amica dell’ambiente:
- utilizza semplice sale da cucina
- ha un peso notevolmente ridotto (anche rispetto a sistemi al litio)
- non richiede manutenzione
- ha grande autonomia
- è insensibile alle temperature esterne
- i suoi componenti sono completamente riciclabili.

Fonti rinnovabili

La potenza sviluppata dai generatori solari o eolici è largamente dipendente dall’irraggiamento solare e dalle condizioni ambientali dovute a situazioni climatiche non prevedibili e mai costanti.

Gli accumulatori elettrici sarebbero il mezzo in grado di permettere lo stoccaggio di questa energia prodotta e permetterne il rilascio nel momento in cui il sistema di generazione non garantisce più l’erogazione sufficiente.
Il problema è che la tecnologia di accumulo elettrico, benché esista da più di 150 anni, non si è evoluta allo stesso ritmo delle altre tecnologie.
Ancora oggi le batterie al piombo, le più utilizzate a scopo di back-up di energia, occupano molto spazio, sono pesanti, costose, inquinanti, richiedono manutenzione e sono sensibili alle temperature esterne. Sono montate in tutte le nostre auto e tutti abbiamo sperimentano che si ammalano d’estate e muoiono d’inverno.

Gli accumulatori al sodio cloruro di nickel, detti batterie al sale, si sposano perfettamente con queste tecnologie ed hanno da parte loro notevoli vantaggi:
- l’utilizzo di una materia prima largamente disponibile (il sale comune)
- l’uso di componenti riciclabili
- l’estrema affidabilità
- l’assenza di manutenzione.
Anche i materiali utilizzati per la loro fabbricazione sono riciclabili e ad impatto zero. Inoltre le reazioni elettrochimiche che avvengono in queste batterie (a circa 270 °C), sono insensibili alle temperature esterne e non causano corrosioni.

Tecnologie portatili

Su questo fronte sembrerebbe che la Sumitomo Electric Industries abbia raggiunto un nuovo importante risultato tecnologico, realizzando un nuovo tipo di batterie capaci di offrire performance maggiori e costi ridotti rispetto alle odierne batterie agli ioni di Litio.

In realtà il principio alla base di questa idea non è particolarmente innovativo, ma è notevole il risultato di aver trovato il giusto elemento in grado di sostituire (e superare) il Litio. Sfruttando il sodio infatti la temperatura necessaria a mantenere lo stato liquido è molto più bassa, inoltre la densità di energia a disposizione raddoppia. Come se non bastasse anche i costi si abbattono, infatti le nuove batterie costerebbero solo il 10% rispetto a quelle attuali (circa 240$ per kWh).

Queste nuove batterie a “sale fuso” dovrebbero arrivare in commercio nel 2015 e potrebbero finalmente soppiantare le attuali batterie al litio (ormai presenti praticamente ovunque), aprendo nuove prospettive di autonomia per i dispositivi portatili quali telefoni cellulari, notebook, tablet, ecc).

Un saluto

 


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Switch-off e TV digitale

1 Dec 2011 In: Notizie dai blogger

Benché questo blog parli da tempo delle nuove tecnologie digitali TV, urgono dei chiarimenti per i lettori meno esperti riguardo il recente passaggio a questa nuova tecnologia.

Il processo di conversione da analogico a digitale, come tutti sapranno, è già in atto da alcuni mesi e le emittenti sono tenute, secondo la legge vigente, a completare la transazione al nuovo standard entro e non oltre il 2012.

Pregi e difetti

Nel confronto tra trasmissione analogica e quella digitale dei canali televisivi valgono le stesse considerazioni che si hanno in altri campi (musica, audio, foto, video, ecc):
- i segnali analogici sono tendenzialmente più soggetti a disturbi, perché il ricevitore non riesce a distinguere un segnale di disturbo che si sovrappone a quello del reale contenuto informativo
- il segnale digitale invece è di natura maggiormente immune purché questi disturbi siano di lieve entità.
In presenza di disturbi o interferenze però:
- un segnale analogico degrada in modo continuo e, anche se fortemente disturbato, permette comunque una visione comprensibile ad un osservatore umano (mostrando immagini con disturbi simili a nevischio o sovrapposizioni di immagini scorrevoli)
- un segnale digitale diventa sempre più indecifrabile per il ricevitore e si perde molto velocemente qualsiasi valore informativo mostrando dapprima immagini parziali, a scatti, ferme fino ad arrivare allo schermo nero.

Soprattutto nelle zone con meno segnale tutto questo richiederà:
- in primis molta pazienza da parte degli utenti
- un consistente ritocco al sistema di antenna domestico (è richiesto un antennista)
- ulteriori investimenti in nuovi televisori, nuovi decoder e qualche telecomando in più
- ore perse nella risintonizzazione degli impianti

I malpensanti (che poi non malpensano neanche troppo) dicono che dietro tutto questo ci sia solo interesse commerciale, gli altri approfittano dell’evento per rottamare il vecchio TV pensando che il nuovo sia migliore.


Benefici

In realtà i principali benefici derivanti dall’introduzione della TDT (Televisione Digitale Terrestre), similmente ai sistemi digitali satellitari (rinnovati una decina di anni fa), sono elencati di seguito:

- un maggior numero di canali disponibili, grazie a tecniche di codifica e compressione di segnale che permettono la riduzione della occupazione di banda (in un vecchio canale analogico possono passare da 4 a 10 canali digitali)
- una migliore qualità audio e di immagine (non sempre vero, vi spiego perché se andrete a leggere gli altri articoli correlati) con possibilità di veicolare contenuti video in 16:9 e audio codificato dolby surround
- possibilità di offrire programmi interattivi dove l’utente può esprimere giudizi o rispondere a quiz direttamente col telecomando (richiesto modem e linea telefonica)
- minore inquinamento elettromagnetico perché viene richiesta minore potenza di trasmissione per canale (anche questo non vero perché a piena banda la potenza ritorna la stessa)
- possibile trasmissione in multilingua o doppio, multiplo audio
- possibilità di trasmissione in alta definizione
- possibilità di trasmissione in 3 dimensioni
- possibilità di trasmettere in isofrequenza.

Isofrequenza (che signigfica stessa frequenza di trasmissione) è una tecnica che non è implementabile nelle trasmissioni analogiche e permette di trasmettere lo stesso segnale sulla medesima frequenza contemporaneamente da più siti trasmittenti senza interferenza di fase, questo elimina la necessità di dover risintonizzare il ricevitore nel caso gli impianti vengano spostati in altri luoghi (io lo vedo un interesse marginale).

Attenti alle bufale, in questo periodo di transizione molti furbetti tendono ad approfittarsi dei più sprovveduti:

- non vi fate convincere da nessuno ad installare, comprare e modificare l’impianto TV, prima chiedete informazioni a persone di fiducia o ad esperti disinteressati
- non fidatevi nemmeno di ciò che dice la rete internet (quindi nemmeno di me)

infine guardate fin dove si riesce a spingere la gente pur di apparire

Personalmente, vivendo in un piccolo centro malservito dai segnali dei maggiori network italiani, continuerò a vedere quel poco di TV a tubo catodico con mio antico decoder satellitale sapendo che nulla e nessuno potrà mai oscurarmelo (esclusa la neve).

Saluti.

Altri articoli attinenti e correlati che ti possono interessare:

Digitale terrestre: un progetto che nasce già vecchio

Novità sulla compressione dati e la TV digitale

L’involuzione del digitale

Analogico contro digitale: nella musica non c’è confronto!

Ray dolby: la storia dell’uomo che inventò il silenzio

CRT contro LCD

La frontiera del 3D sui display

RAI news 24 come risintonizzarsi


Nuovo cambio frequenze RAI


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Cose da pazzi!

23 Nov 2011 In: Notizie dai blogger

Domenica scorsa è uscito l’inserto “La Lettura” del Corriere della Sera.
E io ho fatto una cosa straordinaria!!!
Ho comprato il giornale.
Esatto.
Il cartaceo.
Non so bene il perché. Mi ero messa erroneamente in testa che non ne avrebbero fatto una copia digitale.
Buongiorno. Il Corriere per favore. Con l’inserto mi raccomando.
Pago e vado.

Wow. Anna Scolari che passeggia con in mano il giornale.
Automaticamente ho assunto un portamento altero.

Quello delle donne impegnate!

Omamma. Ma come mai?
Ahiahiai. Forse era proprio troppo tempo che questo non accadeva.
E poi era la giornata Austerity (così la chiamavamo noi ai tempi). Quella dove non possono circolare le macchine.
E quindi mi sono pure messa a passeggiare e anche un po’ in mezzo alla strada.
Di una Milano silenziosa. Di quel silenzio che ti rallegra e ti fa venir voglia di salutare tutti.
E poi, scevra di borse, borsine, borsette e pacchetti, mi sono anche messa a leggerlo.

Ma vi giuro… Non prendetemi per pazza. E’ stato bellissimo toccare la carta scricchiolosa.
Cercando però di tenere allineate le pagine per non far di quello scritto un garbuglio.
Sì perché i fogli volano via. Almeno a me.

Insomma devo dire che mi sono stupita di me stessa. Se io che leggo tutto virtuale soltanto da un annetto, ho provato questa sensazione… Beh… Chissà che succederà fra un po’.

In ogni caso mi sono goduta il momento.
E’ stato piacevole. La carta entrava dentro di me. Faceva parte del mio look. E forse prendevano forma fisica anche le parole.
Mentre leggevo, tra un foglio che cadeva e i saluti immaginari che lanciavo a destra e a manca, toccavo le pagine con le mani.
Belle. Il dito voleva proprio anche seguire le parole.

Adesso la rivista è qui. Accanto a me, buttata sul letto. E più vissuta. Un po’ stropicciata. Ha una sua identità.

Ecco la parola giusta. L’identità. Il virtuale dopo un po’ ti fa entrare in un mondo dove i cambiamenti sono troppo veloci e le cose perdono il loro valore storico.
Il mio inserto qui vicino a me invece ha una sua vita.

Tutte le innumerevoli pagine da me lette on line in questi anni invece svolazzano in posti sconosciuti della mia mente. Non si logorano. Ed escono dalla realtà. Non hanno sapore. Non diventano mai di proprietà.
Il cartaceo, che è fisico, che è oggetto, materia… vive. Il fatto di essere stato toccato, aperto, richiuso, piegato e poi messo in un posto dove ancora lo si può vedere, gli dà personalità. Diventa parte della nostra vita. A prescindere!

Beh… Cose da pazzi!!

Ciaoooo
Anna Scolari


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Voglia di dire

18 Nov 2011 In: Notizie dai blogger

Oggi voglio presentarti Anna Scolari, una tipa simpaticissima, schietta, spontanea e geniale.

… che poi nemmeno la conosco, solo 4 frasi scambiate recentemente per email, ma mi sono fatta un’idea di lei leggendola sul suo blog che ho scoperto per puro caso.

Sai come lo ha chiamato? (il blog intendo) Voglia di dire

E lei, di voglia di dire ne ha tanta e poi è una donna… che di parole, si sa, ne hanno oltre il quadruplo di noi; anche il loro vocabolario pesa più del nostro, anche la loro logica è più logica della nostra, alcune pesano solo di meno di noi per la ciccia, ma evita comunque di farti pestare i piedi (specie se hanno i tacchi!).

E’ incredibile quanto una donna riesca a dire e capire cose tanto complesse con una sconcertante naturalezza.

Una amica mi dice sempre, ma tu sei scienziato… tu ste cose non le capisci… lo ammetto è così, devo riconoscere che è così.

Digressioni personali a parte e tornando ad Anna, voglio segnalarti alcuni suoi articoli che ti toccheranno. No guarda non sono patetici, nemmeno bacchettoni, sono schietti, come lei, a volte anche scurrili, ma veri ed autentici.
Insomma non la voglio fare lunga e nemmeno mi sento di fare il critico, il blog sta qui, mo’ vattelo a vedè!

… anche se io…  personalmente ti consiglio:

AVEVA UN PICCOLO UCCELLO  di gennaio
CI STANNO RUBANDO GLI UOMINI! (Quelli rimasti…)  di marzo
IL TROMBISMO, ossia scopare, scopare, scopare, fare sesso  di ottobre

… e molti altri che ho solo scorso velocemente e non ho ancora letto.

La piattaforma Blogger dove lei posta (che è gratuita) è un po’ scarsetta e non permette troppi virtuosismi né sulle pagine né sulla ricerca, quindi per leggere seleziona il mese e poi scorri gli articoli.

Sperando che Anna non si incazzi per quello che le ho detto (m’ha dato carta bianca e non l’ha voluto sapè), le mando un saluto… ma anche a tutti voi ovviamente.


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E’ un team tutto italiano ed una idea totalmente innovativa quella che Massimo Marchiori lancerà; una vera sfida a Google.
Di quel poco che si sa su Volunia c’è solo il video ed un sito che ne annuncia l’immininente lancio, nient’altro.

Volunia sembra essere un modo alternativo al search puro per esplorare il Web, un progetto che ha alle spalle colui che, con il suo lavoro su pagerank e collegamenti tra le pagine, ha ispirato anche i creatori di Google.

La notizia sta facendo furore in rete e sta alimentando dubbi e curiosità (anche per le scarse informazioni rilasciate).

Massimo Marchiori, italiano, è conosciutissimo dalla rete perché è considerato il padre dell’algoritmo del colosso di Mountain View.
Nato nel 1971, nel 1995 era studente dell’Università di Padova quando ideò Hyper Search, un motore di ricerca innovativo da cui è nato l’algoritmo che ha fatto la fortuna di Larry Page e Sergey Brin (i fondatori di Google). E’ anche l’unico italiano nel board del World Wide Web Consortium (W3C).

La sua ultima creatura Volunia dovrebbe vedere la luce entro fine anno. E’ un progetto su cui ha lavorando da oltre quattro anni ed a suo dire è il frutto di un’idea talmente bella, che ora siamo qui a proporvela come spiega lo stesso Marchiori nel video di presentazione.
E’ un motore di ricerca di seconda generazione non semplicemente un Google migliorato, ma un sistema che permette di avere una prospettiva completamente diversa da quella a cui i normali motori di ricerca ci hanno finora abituato.
Consapevole dell’impossibilità di sfidare un colosso come Google, il confronto avverrebbe quindi su piani diversi: l’idea è quella di creare una guida del web con cui poter interagire per ottenere un risultato di ricerca che non sia semplicemente quello che il motore di ricerca ritiene il migliore possibile, in pratica una rete intelligente che permetta ricerche più elaborate e personalizzate (anche chiamato web semantico).

Cosa farà davvero il nuovo Volunia, rimane comunque un mistero.
I lavori sono coperti dalla massima segretezza, ma la versione beta potrebbe uscire già nelle prossime settimane. Per chi volesse essere tra i pochissimi fortunati che potranno testare la versione beta è possibile registrarsi sul sito inserendo la propria e-mail.

Questo è il video dimostrativo che troverete anche nel loro sito. Saluti


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Lezioni di yoga

16 Nov 2011 In: Notizie dai blogger

Lo Yoga è un’antica disciplina indiana i cui albori sembrano perdersi nella notte dei tempi.

Yoga indica l’insieme delle tecniche che consentono il congiungimento del corpo, della mente e dell’anima con Dio (o Paramatma), l’unione tra Jivatman (energia individuale) e Paramatman (energia universale). Colui che segue e pratica il cammino dello Yoga è chiamato yogi o yogin (le donne sono dette yogini).

La prima grande opera indiana che descrive e sistema le tecniche dello Yoga è lo Yoga Sutra (Aforismi sullo Yoga), redatto da Patanjali, che raccoglie 185 aforismi.

La diffusione di pratiche risalenti a quella tradizione in occidente, è avvenuta tra il diciannovesimo e ventunesimo secolo. Ciò è dovuto al fatto che nella società occidentale il rapporto con lo Yoga non è mai stato strettamente relazionato alla religione, ma è sempre stato inteso come una disciplina che mira al semplice riequilibrio psicofisico dell’uomo e al raggiungimento di un generico stato di benessere.

Lo yoga è una disciplina diffusa che ad oggi coinvolge milioni di persone in tutto il mondo e si pratica per i più svariati motivi:

- per ricercare il benessere fisico
- per l’elasticità del corpo e lo scioglimento muscolare
- per sviluppare forza fisica
- per mitigare gli effetti dell’invecchiamento
- per ritrovare la pace interiore
- per donarsi momenti di pausa dalla frenesia moderna
- per rilassarsi

c’è persino chi lo pratica per attenuare l’intensità di patologie e disturbi fisici e mentali.

Noi vi proponiamo alcune posizioni solamente per renderci conto.

… a chi si chiederà perché e cosa c’entri lo yoga con un blog tecnico… beh sarò chiarissimo: son sicuro che, soprattutto i maschietti, capiranno perfettamente le posizioni di questa yogini.

 Spero di essermi spiegato, saluti

 


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Risoluzioni e formati nei Flat TV

13 Nov 2011 In: Notizie dai blogger

Si sente spesso parlare di risoluzioni native, rapporto di contrasto, luminosità ecc. Proviamo a chiarire questi misteri, per  darvi una chiave di lettura critica delle schede tecniche.

Partiamo dal discorso della risoluzione e della matrice.
La matrice, o pannello, è la parte finale, il mezzo con il quale un dispositivo di visualizzazione (o display) è in grado di mostrare un’immagine ai nostri occhi.
Sappiamo che per matrice si debba intendere una sorta di campo di battaglia navale con ascisse (verticali) e ordinate (orizzontali) dove ad ogni quadrato corrisponde un pixel.
L’elettronica di controllo decide poi l’accensione, l’intensità ed il colore di ogni qualiasi punto in tutto il pannello di visualizzazione.

Va subito detto che quello che di solito leggiamo sulle specifiche tecniche di un dispositivo di visualizzazione sia esso a tecnologia LCD o plasma, è la risoluzione nativa e non compressa: ad esempio un tradzionale schermo da 800 x 600 punti nativo potrebbe arrivare a visualizzare anche immagini a 1280 x 1024 compresse purché si riesca ad accettare alcuni compromessi.

Molti sistemi digitali suprattutto i proiettori video, possono, all’occorrenza, visualizzare anche un set di risoluzioni superiori od inferiori a quella nativa. Tramite appositi circuiti di scaling e complicati calcoli per la rilocazione dei pixels, riescono ad adattare la risoluzione in ingresso con quella del pannello così da non perdere parti di immagini che altrimenti non potrebbero entrare sul display.
Quindi, nel caso il segnale in ingresso sia maggiore, sia avrà una compressione del segnale, nel caso il segnale d’ingresso sia minore si avrà una espansione del segnale (upscaling). Questo procedimento però porta inevitabilmente un incremento della quantità di artefatti digitali nell’immagine con perdita di dettaglio aumento di rumore e peggioramento di contrasto e dettaglio del colore.

Fatte queste dovute precisazioni andiamo a vedere come le schede tecniche parlano e come noi, se ben informati, dovremmo capire.

La distinzione tra risoluzione compressa e non compressa si rende necessaria poiché molte schede tecniche riportano tutte risoluzioni visualizzabili mediante tecniche di interpolazione, e quindi occorre puntualizzare che la miglior qualità di visualizzazione si ottiene unicamente con la risoluzione nativa, ossia quella fisica. Per questi motivi è opportuno fare riferimento sempre alla risoluzione nativa e mai a quella compressa.

Oraperò occorre una precisazione: la risoluzione fisica del pannello è il numero di pixel orizzontali per quelli verticali effettivamente presenti nel display. Quanto più alto il numero di pixels fisici, tanto maggiore sarà la capacità di rappresentare su schermo immagini dettagliate, dai contorni fluidi e continui. Pertanto, si può affermare che la risoluzione è l’indicatore dell’accuratezza o del dettaglio massimo riproducibile. I dati sulla risoluzione oltre a fornirci con esattezza il numero di pixels fisicamente presenti nella matrice, ci permette anche di dedurre il tipo di formato nativo.
Risoluzioni quali 800X600, 1024X768, e 1280X1024 , 1600X1200 (UXGA), indicano l’uso di matrici in formato 4:3.
isoluzioni 854X480, 954X544, 1280X720, 1366X768, indicano invece l’uso di matrici in formato 16:9.
Attualmente, la risoluzione minima desiderabile, nel caso di formato 4:3, corrisponde a 1024X768, mentre la risoluzione minima desiderabile per una matrice 16:9 è 1280X720.

Il problema di questi dispositivi sta nel fatto che non vengono utilizzati esclusivamente con un  PC, per cui basterebbe impostare il segnale video alla stessa risoluzione nativa della matrice per ottenere i migliori risultati.
Inoltre il segnale PAL e NTSC hanno risoluzioni diverse dai canonici 800 x 600, 1024 x 768, ecc.
In particolare la risoluzione che occorre impegnare in 16:9 per il sistema PAL è di 1024 x 756 punti, mentre per il NTSC è di 848 x 480. Va aggiunto che il segnale NTSC è molto più diffuso di quello PAL, per cui i produttori si sono interessati più al primo che al secondo.
Infatti i proiettori più diffusi e comuni in formato 16:9 hanno quasi tutti una matrice a 848 x 480 perché il segnale NTSC, ha una risoluzione tipica proprio di 848 x 480, per cui il segnale viene perfettamente mappato, pixel a pixel sulla matrice.

Pixel a pixel significa che ogni pixel che si presenta all’ingresso della matrice viene indirizzato univocamente, senza alcuna compressione o espansione.

La questione cambia se in ingresso abbiamo un segnale 16:9 PAL, quindi con risoluzione 1024 x 576, che, come è facilmente intuibile, non si rapporta 1:1 nel 848 x 480.
Qui allora deve intervenire lo scaling, che, in questo caso, comprime il segnale fino a 848 x 480 e questo per i fini della qualità di visione non va affatto bene.

Infatti certe tesi puriste preferiscono la matrice 4:3 1024 x 768, anziche una 16:9 NTSC che necessiterebbe poi del processo di scaling.

In queste matrici il PAL 16:9 1024 x 576 ci si mappa perfettamente; la differenza sta nel fatto che con la 848×480 il PAL, anche se subisce una compressione a 848 a 480, è perfettamente incorniciato e senza bordi neri. Nel caso invece del segnale PAL 16:9 mappato su 4:3 1024 x 768 ci troveremo nelle condizioni di avere qualità superiore, ma alcuni pixel del display rimarrebbero inutilizzati e si dovrà accettare la presenza dei bordi neri in alto e in basso rispetto l’immagine.

Va però anche detto che il problema della risoluzione dei proiettori PAL è stata recentemente superata dall’introduzione di matrici a 1280×720 a costi bassi, per cui è possibile entrare direttamente nel videoproiettore con una immagine di 720 linee progressive, scalate da un lettore dvd provvisto di scaler, oppure entrando direttamente con un segnale ad alta definizione nativo.

Un saluto

 

fonte: Pintazza


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E’ da molto tempo che questo blog non si occupa di browser forse perché poi, andando avanti con le versioni, tutti i browser finiscono per assomigliarsi e tutti, alla fine, fanno le stesse cose.
Questa volta però è diverso, ho appena installato la nuova versione Firefox 8.0 italiano, la lancio e rimango sbalordito per una velocità di caricamento e di esecuzione veramente fuori dall’ordinario.

La nuova versione del browser Firefox 8 integra cambiamenti strutturali di tutto rispetto. Cambiamenti che non se ne vedevano almeno dalla versione 4.0 (in pratica da quando hanno deciso di fare un ciclo di aggiornamento ogni mese e mezzo)

La prima novità riguarda gli add-on: in fase di primo avvio, si apre un box di dialogo in cui è possibile avere una visione d’insieme di tutti gli add-on che erano già installati e si vedranno ora disabilitati di default, quindi non saranno reinstallati sulla nuova versione tutti quelli che non sono parte integrante del browser (tipo toolbar ed altre diavolerie).
Sarà poi compito dell’utente farli riattivare o meno, ma io, personalmente, consiglio di lasciare tutto disattivato per godere di prestazioni veramente da brivido.

Come dice il programmatore Justin Scott di Mozilla Foundation: “Questi add-on installati da terze parti presentano diversi problemi: possono rallentare l’avvio e il tempo di caricamento delle pagine di Firefox, possono ingombrare l’interfaccia con toolbar che spesso non sono usate, rimangono indietro quanto a compatibilità e sicurezza e, cosa più importante, non permettono all’utente di controllare i propri add-on”.

Lo stesso browser, tra le specifiche tecniche, dichiara:

- Velocità supersonica

Con tempi di avvio ridotti, una visualizzazione più rapida degli oggetti grafici e un miglioramento sostanziale nella velocità di caricamento delle pagine, Firefox garantisce un incremento di prestazioni che noterai immediatamente. A partire dall’introduzione dei Compartment JavaScript, a una più efficiente gestione degli oggetti Javascript per il supporto a ECMAScript5, fino ad arrivare alla realizzazione del nuovo motore Javascript, JägerMonkey, abbiamo lavorato duramente “sotto il cofano” per realizzare il più potente Firefox di sempre.

- Protezione dagli arresti anomali

Firefox garantisce una navigazione senza interruzioni in caso di arresto anomalo (crash) dei plugin Adobe Flash, Apple Quicktime o Microsoft Silverlight. Il blocco o il crash di uno di questi plugin, tra i più comunemente utilizzati, non coinvolgerà altre componenti del browser. Al contrario, sarà sufficiente ricaricare la pagina per riavviare il plugin e riprovare.

Le mie impressioni

Nonostante le mie siano impressioni soggettive, nonostante le mie misure siano empiriche e relative, nonostante la velocità della mia linea nun superi i 2 Mbit, tutte le pagine con FF 8 si aprono con una velocità incredibile e la navigazione è fluida e piacevole.

L’ultima prova l’ho fatta con l’apertura di questo blog (solitamente lento e poco ottimizzato): dapprima, con la versione precedente (FF 7),  l’apertura della home page si avviava in circa 20 secondi (da 15 a 30 secondi con altri browser).
Stamattina, vuotata la cache e lanciato FF8, il blog si carica in soli 3-6 secondi netti!

Ora valutatelo anche voi, io, modestamente ve lo consiglio, poi fatemi sapere che ne pensate.

Ah, dimenticavo la nuova versione del broser si scarica dal solito posto oppure da qui.

Saluti


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L’aumento dei costi energetici ha modificato, negli ultimi anni, il modo di costruire le apparecchiature elettriche.
Con la sigla PFC (Power Factor Correction) che significa correzione del fattore di potenza, si definisce una particolare tecnologia che aiuta a ridurre i consumi e le dissipazioni superflue, migliorandone l’efficienza totale.

Per comprendere meglio questo concetto bisogna sapere che in una rete elettrica alternata (come la nostra rete domestica) la corrente, per vari motivi che preciseremo, può rimanere sfasata di un certo angolo φ (phi) rispetto alla tensione di alimentazione, quindi, pur avendo la stessa frequenza, non raggiungerebbe picchi e valli nello stesso momento.
La prima e più diretta conseguenza di questo sfasamento è una perdita di potenza più o meno marcata a seconda di quanto questo sfasamento risulta ampio.

Nelle figure si possono vedere graficamente gli effetti di questo problema dove, con linea rossa viene visualizzata la tensione, con linea verde la corrente che fluisce sugli apparecchi utilizzatori e con segmento azzurro la differenza di sfasamento tra le due entità.

 

A questo scopo viene distinta la potenza attiva P (espressa in Watt), che è sostanzialmente il lavoro utile della macchina e la potenza reattiva Q (che non viene utilizzata).
Queste due grandezze vengono rappresentate graficamente come due cateti di un triangolo rettangolo e la cui ipotenusa definisce la potenza apparente S (espressa in Volt*Ampere), che è in realtà la potenza totale in ingresso:

    f.d.p. = cos(φ) = P / S

 

Ecco spiegata la ragione del fattore di potenza (f.d.p), che in condizioni ideali è uguale a 1, ma che negli apparecchi elettronici domestici può aggirarsi fra 0,5 e 1, ora più questo valore si allontana da uno, più si fa riferimento ad un sistema inefficiente.
Sapendo quindi ora tutto questo, si capisce perché in un sistema elettrico, a parità di potenza erogata, un carico a basso f.d.p. trasporta molta più corrente di un sistema ad alto f.d.p. (alto cos(φ)) e si capisce anche perché un alto cos(φ) causa un aumento di perdite per effetto Joule (calore) e un incremento dei costi dovuti a consumi e maggiori dimensioni dei conduttori.

Più in generale è però da tener presente che, a volte,la produzione di potenza reattiva è inevitabile e necessaria: nei motori elettrici è proprio la potenza reattiva che ne permette il funzionamento. Un elevato fattore di potenza però è un elemento indesiderato dai gestori della rete elettrica e, oltre ad un certo limite, viene fatta pagare come supplemento.

Oggigiorno, oltre alla correzione PFC passiva (che si può ottenere con adeguati sistemi capacitivi), esistono anche sistemi attivi molto più efficienti, ma che richiedono apparati più complessi e più costosi. Svantaggi quindi ampiamente compensati dai meriti che questa tecnologia comporta (soprattutto sui grandi numeri di utilizzatori) perché si evita la generazione e il trasporto di potenza reattiva, che va dal generatore all’utilizzatore e viceversa senza rendere in tutto questo percorso alcun tipo di lavoro utile.

Tuttavia nei computer e negli apparecchi moderni (alimentati con sistemi switching), una sostanziale riduzione della potenza reattiva è uno stato di fatto già dal 2007.
La direttiva EU EN61000-3-2 del 2001 infatti richiede che tutti gli alimentatori con più di 75W debbano includere almeno un PFC passivo.
Più recentemente, le direttive Energy Star (il sistema volontario internazionale di etichettatura per l’efficienza energetica introdotto dalla statunitense EPA nel 1992), hanno reso la tecnologia PFC obbligatoria per tutti i PC desktop a partire dalla versione 4.0 del luglio 2007 e i produttori si sono man mano adeguati. L’attuale versione 5.0 di Energy Star richiede un f.d.p. superiore a 0,9 col 100% della potenza erogata per tutti gli alimentatori per PC.

Un esempio pratico sono i nuovi alimentatori, che soddisfano lo standard 80 plus: l’aggiunta di un PFC attivo su questi apparecchi riduce enormemente le dispersioni e ne aumenta l’affidabilità e l’efficienza in standby, con un minimo aumento sul costo di acquisto.
Facciamo un esempio:
- un alimentatore switching tradizionale da 200 W, per generare 100 W di corrente continua, si richiede 143 W di alternata, perdendone 43 in calore.
- un alimentatore 80 plus riesce a erogare la stessa potenza con soli 125 W AC in ingresso, diminuendo del 42% il calore disperso, con vantaggi indiscutibili per le tasche e per l’ambiente.

La tecnologia PFC, seppur nata per portare vantaggi indiscutibili, può causare alcuni inconvenienti e va quindi considerata e valutata con attenzione.

Durante il normale uso, un alimentatore per PC eroga quasi sempre una potenza inferiore a quella massima. Tuttavia per gli alimentatori che implementano la tecnologia PFC questo non è vero durante l’accensione. Questa fase critica di accensione viene chiamata inrush e per pochi istanti sono in grado di richiedere un carico di potenza molto elevato fino al loro massimo potenziale.

La fase di inrush può però entrare in gioco anche durante l’utilizzo, ad esempio quando si è collegati ad un gruppo di continuità (UPS) economico e tale unità effettua un cambio di stato.
Se l’UPS entra in azione passando dall’alimentazione di rete a quella a batteria o viceversa, il ritardo causato da questa operazione (generalmente di 8-10 ms) può causare un inrush al circuito PFC, togliendo in pratica corrente all’alimentatore per sovraccarico o overload dell’UPS e quindi vanificando l’uso dell’UPS stesso.

Quindi considerando che gli alimentatori PFC possiedono un’efficienza almeno dell’80%, la portata dell’UPS collegato ad essi deve essere sempre parametrizzata, prendendo come base la sua potenza di uscita, ossia:

Potenza UPS = Potenza Alimentatore / 0,8 = Potenza Alimentatore * 1,25

Ciò significa quindi che l’UPS deve poter sostenere un carico superiore alle richieste dell’alimentatore PFC di circa il 25-30% (per star sicuri).

Esiste poi un’altra problematica collegata agli UPS: l’utilizzo di un PFC attivo richiede in ingresso un’onda sinusoidale perfetta; purtroppo la maggior parte dei sistemi più economici, durante l’alimentazione a batteria, genera un’onda pseudo-sinusoidale. Di conseguenza, al momento di innestare l’alimentazione di backup, il PFC attivo causeràa lo spegnimento del sistema.
In questo caso è meglio prestare la massima attenzione sui vari tipi di UPS da acquistare o rivolgersi a un tecnico specializzato, per evitare di spendere i propri soldi in un acquisto sbagliato.

Saluti


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