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	<title>Bloghissimo.it - Aggregatore notizie &#187; Notizie dai blogger</title>
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	<description>Il tuo parere conta!</description>
	<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 14:40:21 +0000</pubDate>
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		<title>Aumentare le viste al proprio sito web</title>
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		<comments>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/aumentare-le-viste-al-proprio-sito-web.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 14:58:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esterno</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie dai blogger]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stampolampo.it/dblog/articolo.asp?articolo=545</guid>
		<description><![CDATA[<p><img hspace="5" height="188" width="250" align="left" src="/public/image/AumentareVisite.jpg" alt="" />Qualche giorno fa stavo girovagando un po' sui motori alla ricerca di un modo semplice per aumentare le visite al proprio sito. In realt&#224; mi sono accorto che ci sono molti modi gratuiti (pi&#249; o meno subdoli) per ottenere risultati temporanei e non costanti: dallo scambio di link, allo spam sui forum o sulle email, al forzare artificiosamente il proprio page rank, alle forzature e varianti con le keywords, ecc. Tecniche queste poco raccomandate e fortemente punite dai motori di ricerca.<br />
<br />
Ognuno (come &#232; ovvio) vorrebbe incrementare le visite al sito a cui costantemente si prodiga da anni ed ognuno si aspetta di ottenere risultati incoraggianti, appaganti e crescenti.<br />
Sappiamo che vi sono milioni di utenze nella rete, milioni di persone che girovagano senza meta e cliccano ovunque si muove qualcosa; di conseguenza non ci spiegamo come siti cretini ed insulti facciano alti numeri di traffico ed il nostro, magari curato e ricco di contenuti, non decolla mai (dalle mie parti si dice "che non cresce e non crepa").<br />
Secondo me il problema non va letto in questo modo, &#232; vero che siti improbabili, con scarsi contenuti, scadenti nella grafica possano anche avere molti visitatori, ma questo non significa che siano apprezzati dal fruitore. Spesso &#232; pi&#249; probabile che sono solo ben indicizzati nei motori (anche in modi artificiosi) e molto pubblicizzati, ma poi presentano tempi di rimbalzo molto veloci (vale a dire il tempo che il visitatore impiega per uscire &#232; dell'ordine di pochi secondi). Questo fattore porta s&#236; a molti visitatori a livelli contabile, ma ad una bassissima fruizione effettiva del sito stesso. <br />

<p> </p>
<a href="https://it.710casino.eu/it_landing.jsp?from_banner=Y&#38;id_banner=434&#38;id_bannerist=541"><img style="border: 0px none ; margin: 0px;" src="https://it.710casino.eu/banner?media_type=B&#38;id_banner=434&#38;id_bannerist=541" /></a>
<p> </p>


Non sono un guru n&#232; un grande esperto nel settore, ma il mezzo secolo che ho sulle spalle mi ha insegnato che le cose artificiose, forzate e facili da ottenere non pagano n&#233; appagano e soprattutto non sono durature; anche qui, come nella vita reale, per andare avanti servono buone idee, costanza e molta convinzione.<br />
<br />
In conclusione quindi, non mi sento di dare una ricetta per il successo, n&#232; un decalogo di tecniche miracolose e risolutive (che non conosco neanche io). E' solo l'impegno a far di meglio, imparare da chi ne sa pi&#249; di noi, inserire contenuti sempre originali, interessanti e non copiati la vera strada per crescere e crearsi una reputazione positiva sul vasto pubblico della rete.<br />
<br />
Spesso ci accorgiamo di avere fruitori che apprezzano il nostro prodotto, ma non diamo loro il modo di tornarci a trovare perch&#233; dimentichiamo di farli iscrivere o di farli abbonare al nostro feeed, queste sono semplici ed innocue tecniche di fidelizzazzione che non andrebbero proprio dimenticate.<br />
<br />
Ricordiamoci inoltre di lasciare qualcosa di noi ai nostri lettori diamo loro un sistema per farli tornare, farli partecipi del nostro lavoro con commenti o dissensi, seguiamoli e rispondiamo con attenzione e puntualit&#224; alle loro richieste, non otterremo ringraziamenti (quasi mai), ma crescer&#224; la nostra reputazione di seriet&#224; che sar&#224; di sicuro notata (perlomeno cos&#236; spero). Un saluto</p>


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="5" height="188" width="250" align="left" src="/public/image/AumentareVisite.jpg" alt="" />Qualche giorno fa stavo girovagando un po&#8217; sui motori alla ricerca di un modo semplice per aumentare le visite al proprio sito. In realt&agrave; mi sono accorto che ci sono molti modi gratuiti (pi&ugrave; o meno subdoli) per ottenere risultati temporanei e non costanti: dallo scambio di link, allo spam sui forum o sulle email, al forzare artificiosamente il proprio page rank, alle forzature e varianti con le keywords, ecc. Tecniche queste poco raccomandate e fortemente punite dai motori di ricerca.</p>
<p>Ognuno (come &egrave; ovvio) vorrebbe incrementare le visite al sito a cui costantemente si prodiga da anni ed ognuno si aspetta di ottenere risultati incoraggianti, appaganti e crescenti.<br />
Sappiamo che vi sono milioni di utenze nella rete, milioni di persone che girovagano senza meta e cliccano ovunque si muove qualcosa; di conseguenza non ci spiegamo come siti cretini ed insulti facciano alti numeri di traffico ed il nostro, magari curato e ricco di contenuti, non decolla mai (dalle mie parti si dice &#8220;che non cresce e non crepa&#8221;).<br />
Secondo me il problema non va letto in questo modo, &egrave; vero che siti improbabili, con scarsi contenuti, scadenti nella grafica possano anche avere molti visitatori, ma questo non significa che siano apprezzati dal fruitore. Spesso &egrave; pi&ugrave; probabile che sono solo ben indicizzati nei motori (anche in modi artificiosi) e molto pubblicizzati, ma poi presentano tempi di rimbalzo molto veloci (vale a dire il tempo che il visitatore impiega per uscire &egrave; dell&#8217;ordine di pochi secondi). Questo fattore porta s&igrave; a molti visitatori a livelli contabile, ma ad una bassissima fruizione effettiva del sito stesso. </p>
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<p><a href="https://it.710casino.eu/it_landing.jsp?from_banner=Y&amp;id_banner=434&amp;id_bannerist=541"><img src="https://it.710casino.eu/banner?media_type=B&amp;id_banner=434&amp;id_bannerist=541" /></a></p>
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<p>Non sono un guru n&egrave; un grande esperto nel settore, ma il mezzo secolo che ho sulle spalle mi ha insegnato che le cose artificiose, forzate e facili da ottenere non pagano n&eacute; appagano e soprattutto non sono durature; anche qui, come nella vita reale, per andare avanti servono buone idee, costanza e molta convinzione.</p>
<p>In conclusione quindi, non mi sento di dare una ricetta per il successo, n&egrave; un decalogo di tecniche miracolose e risolutive (che non conosco neanche io). E&#8217; solo l&#8217;impegno a far di meglio, imparare da chi ne sa pi&ugrave; di noi, inserire contenuti sempre originali, interessanti e non copiati la vera strada per crescere e crearsi una reputazione positiva sul vasto pubblico della rete.</p>
<p>Spesso ci accorgiamo di avere fruitori che apprezzano il nostro prodotto, ma non diamo loro il modo di tornarci a trovare perch&eacute; dimentichiamo di farli iscrivere o di farli abbonare al nostro feeed, queste sono semplici ed innocue tecniche di fidelizzazzione che non andrebbero proprio dimenticate.</p>
<p>Ricordiamoci inoltre di lasciare qualcosa di noi ai nostri lettori diamo loro un sistema per farli tornare, farli partecipi del nostro lavoro con commenti o dissensi, seguiamoli e rispondiamo con attenzione e puntualit&agrave; alle loro richieste, non otterremo ringraziamenti (quasi mai), ma crescer&agrave; la nostra reputazione di seriet&agrave; che sar&agrave; di sicuro notata (perlomeno cos&igrave; spero). Un saluto</p>
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		<item>
		<title>Ode al cazzeggio</title>
		<link>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/ode-al-cazzeggio.html</link>
		<comments>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/ode-al-cazzeggio.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 12:23:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esterno</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie dai blogger]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stampolampo.it/dblog/articolo.asp?articolo=544</guid>
		<description><![CDATA[<p><img hspace="5" height="307" width="250" align="left" src="/public/image/CazzeggioNelGalleggio.jpg" alt="" />Nel tendere verso giorni settembrini, di sicuro pi&#249; freschi, ma ben pi&#249; tristi, come ultimo exploit estivo vi vorrei servire un misto di informazioni e di frasi celebri dovuto a questa grande arte italiana. Non me ne vogliate se trovate qualche parolina poco "elegante", ma comprenderete che modificarla avrebbe compromesso il significato autentico della frase.<br />
(D'altra parte nessuno vi ha mai detto che questo blog sia formativo e men che meno, permesso ad utenti di ogni et&#224;).<br />
<br />
Per iniziare vi propongo il significato italiano del termine cazzeggiare visto dai puristi della lingua poi confrontato con altri tentativi pi&#249; caserecci.<br />
<br />
Cazzeggiare per Hoepli signfica: <em>Parlare a vanvera; perdere il tempo in chiacchiere sciocche e vane. Essere inconcludente</em><br />
<br />
Per qualcun altro significa:  <em>Bisogno disperato di impiegare il tempo in maniera assolutamente non produttiva. Per alcuni, la fase del cazzeggio pu&#242; essere altamente depressiva. I pi&#249; fortunati invece, fanno del cazzeggio la loro principale filosofia di vita.</em><br />
<br />
Oppure: <em>Stato di ozio; indica il non avere un cazzo da fare (da cui appunto cazzeggiare) o il dedicarsi ad attivit&#224; frivole come rotolarsi a letto, fare zapping, inebetirsi di fronte a qualcosa, vegetare per la casa.</em><br />
<br />
O anche: <em>Espressione spesso corretta dal controllore ortografico di Word in pazzeggio/pazzeggiare. Dopo una giornata spesa a cazzeggiare, secondo Microsoft risulterebbe che non avete fatto un pazzo tutto il giorno.</em><br />
<br />
Ovvero: <em>Andare in giro senza una meta ben precisa.</em><br />
<br />
Infine, il pi&#249; sintetico: <em>Nulleggiare</em><br />
<br />
<br />
C'&#232; addirittura chi ha stilato un decalogo del cazzeggio.<br />
<br />
   1. Il cazzeggio &#232; una delle cose pi&#249; belle che ci sia al mondo<br />
   2. Il cazzeggio non vuole pensieri.<br />
   3. Il cazzeggio &#232; qualcosa che non si fa da soli.<br />
   4. Il cazzeggio nasce quando un gruppo di persone s'incontra e quasi senza volerlo.<br />
   5. Il cazzeggio non &#232; il risultato di una strategia, ma &#232; qualcosa che capita.<br />
   6. Non &#232; possibile cazzeggiare sempre e dovunque e comunque (anche se &#232; auspicabile).<br />
   7. Il cazzeggio non prevede una pianificazione. Perch&#233; quando si organizza non viene bene.<br />
   8. Il cazzeggio genuino &#232; esuberante.<br />
   9. Il cazzeggio si accompagna sovente all'alcol, ma non ne &#232; schiavo.<br />
  10. Smettere di cazzeggiare &#232; un po' come morire. <br />
<br />
<strong>Cazzeggiatori famosi</strong><br />
Vi propongo una intervista a Renzo Arbore su un articolo de Il Tempo titolato "<a href="http://www.iltempo.it/2010/06/20/1171865-antesignani_cazzeggio.shtml?refresh_ce" target="_blank">Noi, gli antesignani del cazzeggio</a>". A distanza di 40 anni Renzo Arbore svela i retroscena del programma cult "Alto Gradimento".</p>

<p>

<a href="https://it.710casino.eu/it_landing.jsp?from_banner=Y&#38;id_banner=434&#38;id_bannerist=541"><img alt="" style="border: 0px none; margin: 0px;" src="https://it.710casino.eu/banner?media_type=B&#38;id_banner=434&#38;id_bannerist=541" /></a> </p>

<p>Dalla presentazione elegante ora passiamo agli effetti prodotti da questo straordinario ed ambito hobby che tutti vorrebbero praticare. Vorrei precisare che il termine cazzeggiare non necessariamente (e non in tutte le parti d'Italia) prende un significato negativo e fancazzista. A volte l'oziare, pi&#249; essere anche costruttivo ed intelligente al punto che (e ne sono convinto) gli aforismi pi&#249; famosi e ben riusciti provengono da menti allegre, intelligenti e riposate conseguenti di un sano, continuativo e rilassante cazzeggio.<br />
<br />
<strong>Vediamone quindi una sequenza</strong> provenienti da questa arte partendo da "opere" di sicura provenienza italiana, cui la prima, addirittura autoreferenziale:<br />
<br />
Se Dio avesse fatto il mondo in quattro giorni, domani sarebbe gi&#224; Venerd&#236;...<br />
<br />
L'amore &#232; la cosa pi&#249; bella della vita... come la figa!<br />
<br />
Quella donna aveva una cosa che tantissimi uomini desiderano possedere: un folto paio di baffi<br />
<br />
Se tutti gli uomini sulla terra si tenessero per mano... nessuno potrebbe pi&#249; pulirsi il culo!<br />
<br />
Sono tutti bravi a fare i froci col culo degli altri...<br />
<br />
Le femmine sono tutte checche  (graffito genovese)<br />
<br />
Cesare, il popolo chiede sesterzi! No no, dite che io vado dritto.<br />
    <br />
Il papa ha detto che chi usa il preservativo fa una bestemmia contro Dio. E questo &#232; vero, soprattutto quando si rompe.<br />
    <br />
Le conversazioni che si sentono dal parrucchiere sono la prova inconfutabile che le teste sono fatte esclusivamente per i capelli<br />
<br />
La felpa &#232; quell'indumento che un bambino mette quando sua madre sente freddo...<br />
<br />
Sto ragazzino ha il culo posseduto dal demonio!!!  (il commento del padre entrato nel bagno appena dopo il figlio)<br />
<br />
Da bambino a scuola andavo benissimo... era al ritorno che mi perdevo... (provenienza dubbia forse w. a.)<br />
<br />
Se siete d'accordo anche voi, vorrei abbattere Maria De Filippi con una fucilata...   (paolo villaggio)<br />
<br />
L'uomo sar&#224; pur arrivato sulla luna. Ma un catanese sempre un catanese rimane!  (franco franchi)<br />
<br />
Le leggi per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano...   (g. giolitti)<br />
    <br />
Celebrati a Stoccarda i funerali di ferdinand porsche, fondatore dell'omonima casa automobilistica. La bara era decappottabile   (daniele luttazzi)<br />
<br />
Gli USA hanno inviato altri ventimila soldati in iraq. in realt&#224; ne bastavano duemila, ma con ventimila c'era lo sconto comitive. (daniele luttazzi)<br />
<br />
<strong><br />
Striscioni calcistici</strong><br />
    <br />
ETNA SANTO SUBITO  (Palermo-Catania, striscione curva nord)<br />
<br />
Dio esiste, ed ha il codino  (striscione dedicato a Roberto Baggio)</p>

<p>
<p> </p>
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<p><br />
<strong>Aforismi d'oltralpe</strong><br />
<br />
Non vale la pena di fare nulla a meno che le conseguenze non possano essere serie. (george bernard shaw)<br />
<br />
Se cominciassi a vendere candele, il sole non tramonterebbe pi&#249;... (proverbio yiddish equivalente alla nostra legge di Murphy)<br />
<br />
L'unico sport che ho sempre praticato nella mia vita &#232; quello andare ai funerali dei miei amici sportivi  (mark twain)<br />
<br />
Il saggio indica la Luna. Lo stolto guarda il dito   (proverbio zen)<br />
<br />
Generali e medici entrano in paradiso attraverso la porta dei fornitori   (t. bernard)<br />
<br />
E' pi&#249; facile fare shopping con una ragazza, che cucinare la pasta con degli italiani!   (josef, a berlino)<br />
<br />
Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre!   (winston churchill)<br />
    <br />
Venite a visitare l'italia, prima che gli italiani la distruggano   (un quotidiano inglese)<br />
<br />
Meglio padroni all'inferno che servitori in paradiso   (john milton)<br />
<br />
Non esistono donne brutte, dipende solo da quanta vodka hai bevuto   (lord byron)<br />
<br />
Il vino &#232; nemico dell'uomo. Chi fugge davanti al nemico &#232; un vigliacco   (charles baudelaire)<br />
<br />
Di pensate discretamente profonde ne ho fatte anch'io, anche se le mie vertevano invariabilmente su una hostess svedese!    (woody allen)</p>
<div align="center">---------</div>
<p><br />
<font size="1"><strong>Nella foto</strong>: una donna fancazzista che si rilassa nel Mar Morto: la salinit&#224; &#232; talmente elevata che qui non bisogna nemmeno fare la fatica di nuotare, come in un divano &#232; impossibile affogare o andare a fondo.</font></p>

<p>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="5" height="307" width="250" align="left" src="/public/image/CazzeggioNelGalleggio.jpg" alt="" />Nel tendere verso giorni settembrini, di sicuro pi&ugrave; freschi, ma ben pi&ugrave; tristi, come ultimo exploit estivo vi vorrei servire un misto di informazioni e di frasi celebri dovuto a questa grande arte italiana. Non me ne vogliate se trovate qualche parolina poco &#8220;elegante&#8221;, ma comprenderete che modificarla avrebbe compromesso il significato autentico della frase.<br />
(D&#8217;altra parte nessuno vi ha mai detto che questo blog sia formativo e men che meno, permesso ad utenti di ogni et&agrave;).</p>
<p>Per iniziare vi propongo il significato italiano del termine cazzeggiare visto dai puristi della lingua poi confrontato con altri tentativi pi&ugrave; caserecci.</p>
<p>Cazzeggiare per Hoepli signfica: <em>Parlare a vanvera; perdere il tempo in chiacchiere sciocche e vane. Essere inconcludente</em></p>
<p>Per qualcun altro significa:  <em>Bisogno disperato di impiegare il tempo in maniera assolutamente non produttiva. Per alcuni, la fase del cazzeggio pu&ograve; essere altamente depressiva. I pi&ugrave; fortunati invece, fanno del cazzeggio la loro principale filosofia di vita.</em></p>
<p>Oppure: <em>Stato di ozio; indica il non avere un cazzo da fare (da cui appunto cazzeggiare) o il dedicarsi ad attivit&agrave; frivole come rotolarsi a letto, fare zapping, inebetirsi di fronte a qualcosa, vegetare per la casa.</em></p>
<p>O anche: <em>Espressione spesso corretta dal controllore ortografico di Word in pazzeggio/pazzeggiare. Dopo una giornata spesa a cazzeggiare, secondo Microsoft risulterebbe che non avete fatto un pazzo tutto il giorno.</em></p>
<p>Ovvero: <em>Andare in giro senza una meta ben precisa.</em></p>
<p>Infine, il pi&ugrave; sintetico: <em>Nulleggiare</em></p>
<p>
C&#8217;&egrave; addirittura chi ha stilato un decalogo del cazzeggio.</p>
<p>   1. Il cazzeggio &egrave; una delle cose pi&ugrave; belle che ci sia al mondo<br />
   2. Il cazzeggio non vuole pensieri.<br />
   3. Il cazzeggio &egrave; qualcosa che non si fa da soli.<br />
   4. Il cazzeggio nasce quando un gruppo di persone s&#8217;incontra e quasi senza volerlo.<br />
   5. Il cazzeggio non &egrave; il risultato di una strategia, ma &egrave; qualcosa che capita.<br />
   6. Non &egrave; possibile cazzeggiare sempre e dovunque e comunque (anche se &egrave; auspicabile).<br />
   7. Il cazzeggio non prevede una pianificazione. Perch&eacute; quando si organizza non viene bene.<br />
   8. Il cazzeggio genuino &egrave; esuberante.<br />
   9. Il cazzeggio si accompagna sovente all&#8217;alcol, ma non ne &egrave; schiavo.<br />
  10. Smettere di cazzeggiare &egrave; un po&#8217; come morire. </p>
<p><strong>Cazzeggiatori famosi</strong><br />
Vi propongo una intervista a Renzo Arbore su un articolo de Il Tempo titolato &#8220;<a href="http://www.iltempo.it/2010/06/20/1171865-antesignani_cazzeggio.shtml?refresh_ce">Noi, gli antesignani del cazzeggio</a>&#8220;. A distanza di 40 anni Renzo Arbore svela i retroscena del programma cult &#8220;Alto Gradimento&#8221;.</p>
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<p>Dalla presentazione elegante ora passiamo agli effetti prodotti da questo straordinario ed ambito hobby che tutti vorrebbero praticare. Vorrei precisare che il termine cazzeggiare non necessariamente (e non in tutte le parti d&#8217;Italia) prende un significato negativo e fancazzista. A volte l&#8217;oziare, pi&ugrave; essere anche costruttivo ed intelligente al punto che (e ne sono convinto) gli aforismi pi&ugrave; famosi e ben riusciti provengono da menti allegre, intelligenti e riposate conseguenti di un sano, continuativo e rilassante cazzeggio.</p>
<p><strong>Vediamone quindi una sequenza</strong> provenienti da questa arte partendo da &#8220;opere&#8221; di sicura provenienza italiana, cui la prima, addirittura autoreferenziale:</p>
<p>Se Dio avesse fatto il mondo in quattro giorni, domani sarebbe gi&agrave; Venerd&igrave;&#8230;</p>
<p>L&#8217;amore &egrave; la cosa pi&ugrave; bella della vita&#8230; come la figa!</p>
<p>Quella donna aveva una cosa che tantissimi uomini desiderano possedere: un folto paio di baffi</p>
<p>Se tutti gli uomini sulla terra si tenessero per mano&#8230; nessuno potrebbe pi&ugrave; pulirsi il culo!</p>
<p>Sono tutti bravi a fare i froci col culo degli altri&#8230;</p>
<p>Le femmine sono tutte checche  (graffito genovese)</p>
<p>Cesare, il popolo chiede sesterzi! No no, dite che io vado dritto.<br />
    <br />
Il papa ha detto che chi usa il preservativo fa una bestemmia contro Dio. E questo &egrave; vero, soprattutto quando si rompe.<br />
    <br />
Le conversazioni che si sentono dal parrucchiere sono la prova inconfutabile che le teste sono fatte esclusivamente per i capelli</p>
<p>La felpa &egrave; quell&#8217;indumento che un bambino mette quando sua madre sente freddo&#8230;</p>
<p>Sto ragazzino ha il culo posseduto dal demonio!!!  (il commento del padre entrato nel bagno appena dopo il figlio)</p>
<p>Da bambino a scuola andavo benissimo&#8230; era al ritorno che mi perdevo&#8230; (provenienza dubbia forse w. a.)</p>
<p>Se siete d&#8217;accordo anche voi, vorrei abbattere Maria De Filippi con una fucilata&#8230;   (paolo villaggio)</p>
<p>L&#8217;uomo sar&agrave; pur arrivato sulla luna. Ma un catanese sempre un catanese rimane!  (franco franchi)</p>
<p>Le leggi per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano&#8230;   (g. giolitti)<br />
    <br />
Celebrati a Stoccarda i funerali di ferdinand porsche, fondatore dell&#8217;omonima casa automobilistica. La bara era decappottabile   (daniele luttazzi)</p>
<p>Gli USA hanno inviato altri ventimila soldati in iraq. in realt&agrave; ne bastavano duemila, ma con ventimila c&#8217;era lo sconto comitive. (daniele luttazzi)</p>
<p><strong><br />
Striscioni calcistici</strong><br />
    <br />
ETNA SANTO SUBITO  (Palermo-Catania, striscione curva nord)</p>
<p>Dio esiste, ed ha il codino  (striscione dedicato a Roberto Baggio)</p>
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<strong>Aforismi d&#8217;oltralpe</strong></p>
<p>Non vale la pena di fare nulla a meno che le conseguenze non possano essere serie. (george bernard shaw)</p>
<p>Se cominciassi a vendere candele, il sole non tramonterebbe pi&ugrave;&#8230; (proverbio yiddish equivalente alla nostra legge di Murphy)</p>
<p>L&#8217;unico sport che ho sempre praticato nella mia vita &egrave; quello andare ai funerali dei miei amici sportivi  (mark twain)</p>
<p>Il saggio indica la Luna. Lo stolto guarda il dito   (proverbio zen)</p>
<p>Generali e medici entrano in paradiso attraverso la porta dei fornitori   (t. bernard)</p>
<p>E&#8217; pi&ugrave; facile fare shopping con una ragazza, che cucinare la pasta con degli italiani!   (josef, a berlino)</p>
<p>Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre!   (winston churchill)<br />
    <br />
Venite a visitare l&#8217;italia, prima che gli italiani la distruggano   (un quotidiano inglese)</p>
<p>Meglio padroni all&#8217;inferno che servitori in paradiso   (john milton)</p>
<p>Non esistono donne brutte, dipende solo da quanta vodka hai bevuto   (lord byron)</p>
<p>Il vino &egrave; nemico dell&#8217;uomo. Chi fugge davanti al nemico &egrave; un vigliacco   (charles baudelaire)</p>
<p>Di pensate discretamente profonde ne ho fatte anch&#8217;io, anche se le mie vertevano invariabilmente su una hostess svedese!    (woody allen)</p>
<div align="center">&#8212;&#8212;&#8212;</div>
<p>
<font size="1"><strong>Nella foto</strong>: una donna fancazzista che si rilassa nel Mar Morto: la salinit&agrave; &egrave; talmente elevata che qui non bisogna nemmeno fare la fatica di nuotare, come in un divano &egrave; impossibile affogare o andare a fondo.</font></p>
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		<title>Inviare file da PC a PC tramite il web</title>
		<link>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/inviare-file-da-pc-a-pc-tramite-il-web.html</link>
		<comments>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/inviare-file-da-pc-a-pc-tramite-il-web.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 11:18:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esterno</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie dai blogger]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stampolampo.it/dblog/articolo.asp?articolo=543</guid>
		<description><![CDATA[<p><img hspace="5" height="125" width="250" align="left" src="/public/image/P2P.jpg" alt="" />Vi sar&#224; capitato di dover inviare a parenti o amici delle foto, brani musicali o files di grandi dimensioni; vi sarete accorti che non riuscire nell'intento &#232; la regola. I motivi sono diversi e vanno dalle molte limitazioni applicate alle nostre caselle di posta elettronica fino alle limitazioni di spazio disponibile sui server per il nostro uso. <br />
Il problema di base &#232; che una casella di posta non &#232; adatta a questo strano uso perch&#233;, per sua natura, un server di posta elettronica accetta solo caratteri alfanumerici e poco altro. Per inviare un allegato quindi, il file deve subire una conversione in un formato accettabile dal server, per poi essere riconvertito (al suo ricevimento) per riottenerne il file originale.<br />
Tutte queste procedure, unite alla probabilit&#224; pi&#249; alta di errori e varie altre complicazioni funzionali, fa s&#236; che i file digitali di grandi dimensioni non arrivino quasi mai al destinatario tramite il comune server di posta.<br />
<br />
In alternativa vi sarebbero i programmi di messaggistica istantanea (o chat) come Skype, MSN Messenger, Google Talk e Yahoo Messenger che permettono di trasferire abbastanza facilmente file da un computer all'altro, senza troppe restrizioni sulla dimensione del file o sul tipo di file. Questo sarebbe anche il modo pi&#249; veloce per muovere dei file, ma &#232; necessario che entrambe le postazioni tengano il client chat aperto, sia per inviare che per ricevere il file.<br />
<br />
Vi sono poi altre soluzioni (anche gratuite) che permettono lo scambio di file tra 2 PC, ma prevedono il deposito dei nostri files su server dedicati per un certo periodo tramite un pre-caricamento (upload) quindi uno scaricamento successivo da parte dell'altro utente interessato ai nostri files.</p>

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Tra le tante possibili, una soluzione velocissima &#232; quella di poter saltare il processo di upload e permettere un trasferimento diretto tra i due computer. Il procedimento si chiama P2P (PeerToPeer) e permette il trasferimento dei dati in modo diretto, senza passare per un server di appoggio o un sito intermedio. La procedura &#232; quindi pi&#249; sicura (perch&#233; il collegamento &#232; solo da punto a punto) e non si lasciano tracce dei nostri dati per il web (perch&#233; non scarichiamo nulla su altri server).</p>
<p align="center"><img height="292" width="399" align="middle" src="/public/image/P2PSchema.jpg" alt="" /></p>
<p><br />
Il sito <a href="http://isendr.com/" target="_blank">iSendr</a> &#232; nato appunto per questo scopo, il mittente pu&#242; avviare una sessione di trasferimento file ottenendo da iSendr un link privato che pu&#242; essere inviato ad una o pi&#249; persone via email, a voce o per telefono.<br />
Quando, chi deve ricevere il file, apre quel link nel suo browser, il trasferimento si avvia immediatamente e il file viene scaricato. Il file viene quindi copiato dal computer di chi manda direttamente sul pc di chi riceve, garantendone la totale sicurezza (la sessione pu&#242; anche essere protetta con una password). Non vi sono restrizioni di dimensione del file e, non appena il file viene completamente scaricato, la sessione termina in automatico.&#160; L'unico, ovvio, limite &#232; che il PC server deve rimanere acceso in attesa che le operazioni siano totalmente completate da parte di tutti i fruitori.<br />
<br />
Servizi simili sono anche: <a href="http://www.dushare.com/" target="_blank">DuShare</a>, <a href="http://fileai.com/" target="_blank">FileAi</a>, <a href="http://host02.pipebytes.com/" target="_blank">Pipebytes</a> o <a href="http://www.filesovermiles.com/" target="_blank">Files over miles</a> provateli e verificate quelli che vi risultano pi&#249; comodi e veloci. Da parte mia, un saluto.</p>


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="5" height="125" width="250" align="left" src="/public/image/P2P.jpg" alt="" />Vi sar&agrave; capitato di dover inviare a parenti o amici delle foto, brani musicali o files di grandi dimensioni; vi sarete accorti che non riuscire nell&#8217;intento &egrave; la regola. I motivi sono diversi e vanno dalle molte limitazioni applicate alle nostre caselle di posta elettronica fino alle limitazioni di spazio disponibile sui server per il nostro uso. <br />
Il problema di base &egrave; che una casella di posta non &egrave; adatta a questo strano uso perch&eacute;, per sua natura, un server di posta elettronica accetta solo caratteri alfanumerici e poco altro. Per inviare un allegato quindi, il file deve subire una conversione in un formato accettabile dal server, per poi essere riconvertito (al suo ricevimento) per riottenerne il file originale.<br />
Tutte queste procedure, unite alla probabilit&agrave; pi&ugrave; alta di errori e varie altre complicazioni funzionali, fa s&igrave; che i file digitali di grandi dimensioni non arrivino quasi mai al destinatario tramite il comune server di posta.</p>
<p>In alternativa vi sarebbero i programmi di messaggistica istantanea (o chat) come Skype, MSN Messenger, Google Talk e Yahoo Messenger che permettono di trasferire abbastanza facilmente file da un computer all&#8217;altro, senza troppe restrizioni sulla dimensione del file o sul tipo di file. Questo sarebbe anche il modo pi&ugrave; veloce per muovere dei file, ma &egrave; necessario che entrambe le postazioni tengano il client chat aperto, sia per inviare che per ricevere il file.</p>
<p>Vi sono poi altre soluzioni (anche gratuite) che permettono lo scambio di file tra 2 PC, ma prevedono il deposito dei nostri files su server dedicati per un certo periodo tramite un pre-caricamento (upload) quindi uno scaricamento successivo da parte dell&#8217;altro utente interessato ai nostri files.</p>
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<p>Tra le tante possibili, una soluzione velocissima &egrave; quella di poter saltare il processo di upload e permettere un trasferimento diretto tra i due computer. Il procedimento si chiama P2P (PeerToPeer) e permette il trasferimento dei dati in modo diretto, senza passare per un server di appoggio o un sito intermedio. La procedura &egrave; quindi pi&ugrave; sicura (perch&eacute; il collegamento &egrave; solo da punto a punto) e non si lasciano tracce dei nostri dati per il web (perch&eacute; non scarichiamo nulla su altri server).</p>
<p align="center"><img height="292" width="399" align="middle" src="/public/image/P2PSchema.jpg" alt="" /></p>
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Il sito <a href="http://isendr.com/">iSendr</a> &egrave; nato appunto per questo scopo, il mittente pu&ograve; avviare una sessione di trasferimento file ottenendo da iSendr un link privato che pu&ograve; essere inviato ad una o pi&ugrave; persone via email, a voce o per telefono.<br />
Quando, chi deve ricevere il file, apre quel link nel suo browser, il trasferimento si avvia immediatamente e il file viene scaricato. Il file viene quindi copiato dal computer di chi manda direttamente sul pc di chi riceve, garantendone la totale sicurezza (la sessione pu&ograve; anche essere protetta con una password). Non vi sono restrizioni di dimensione del file e, non appena il file viene completamente scaricato, la sessione termina in automatico.&nbsp; L&#8217;unico, ovvio, limite &egrave; che il PC server deve rimanere acceso in attesa che le operazioni siano totalmente completate da parte di tutti i fruitori.</p>
<p>Servizi simili sono anche: <a href="http://www.dushare.com/">DuShare</a>, <a href="http://fileai.com/">FileAi</a>, <a href="http://host02.pipebytes.com/">Pipebytes</a> o <a href="http://www.filesovermiles.com/">Files over miles</a> provateli e verificate quelli che vi risultano pi&ugrave; comodi e veloci. Da parte mia, un saluto.</p>
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		<title>Lunascape un browser con molte promesse</title>
		<link>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/lunascape-un-browser-con-molte-promesse.html</link>
		<comments>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/lunascape-un-browser-con-molte-promesse.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 18:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esterno</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie dai blogger]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stampolampo.it/dblog/articolo.asp?articolo=541</guid>
		<description><![CDATA[<p><img hspace="5" height="167" width="250" align="left" alt="" src="/public/image/Lunascape6.jpg" />Finora, in questo blog, abbiamo parlato molto di browser web, di new entry e nuove soluzioni interessanti. Abbiamo seguito le evoluzioni di FireFox, Opera (con vari articoli), Safari, Chrome, Sleipnir, ecc. <br />
(che potrete verificare cliccando <a target="_blank" href="http://www.stampolampo.it/dblog/cerca.asp?cosa=browse&#38;Cerca.x=0&#38;Cerca.y=0&#38;Cerca=Cerca">su questo link</a>)<br />
<br />
Di quest'ultimo (slephnir) apprezzammo l'interessante soluzione di integrare due motori di rendering (ma il progetto non ha avuto molto seguito); ora, sempre dall'Asia, vi proponiamo un interessante prodotto, ormai maturo (in versione 6 - Orion), che si attesta tra i browser pi&#249; veloci oggi disponibili, superiore addirittura a Firefox, Chrome e Opera (come attestato dal sito ufficiale <a target="_blank" href="http://www.lunascape.tv/">che trovate qui</a>).<br />
<br />
Lunascape&#160; &#232; quindi un browser ibrido che fa uso di tre diversi motori di rendering per visualizzare le pagine web. Compagno ideale per chi si occupa di programmazione HTML (in quanto offre notevole facilit&#224; nella verifica della compatibilit&#224; delle pagine tra i vari motori) ed in pi&#249; offre molte altre interessanti funzioni originali.<br />
<br />
I tre pi&#249; popolari motori di rendering che troviamo integrati sono: <strong>Trident</strong> (di Internet Explorer), <strong>Gecko</strong> (di Firefox) e <strong>WebKit </strong>(di Safari e Chrome) essi sono selezionabili a piacere e possono essere anche collegati a determinate pagine con avvio automatico.<br />
<br />
Una sofisticata scheda di navigazione inoltre vi permetter&#224; di avere pi&#249; pagine aperte nella stessa finestra, facilmente accessibile in diverse schede. In questo modo, &#232; possibile passare rapidamente tra le pagine che si stanno visualizzando. Altra interessante novit&#224; &#232; che, nel caso di un crash, non si ha bisogno di chiudere l'intero browser, ma soltanto la scheda che ha creato il difetto.<br />
<br />
Molte sono le funzionalit&#224; implementate sul mouse: cliccando e spostando il mouse &#232; possibile eseguire comandi comuni (come pagina avanti e indietro, traduzione istantanea di un testo, ecc.) il tutto, senza utilizzare le barre degli strumenti o la tastiera.</p>
<p>A seguire una immagine grafica delle funzioni pi&#249; originali ed esclusive implementate in questo browser.<br />
<br />
Il mio consiglio &#232; di provarlo e di lasciarlo disponibile sul proprio desktop perch&#233; l'ultima versione &#232; molto stabile ed &#232; adatta per un uso pesante, pensate che riesce a tenere aperte fino a 100 schede contemporanee senza problemi.<br />
<br />
Il browser &#232; ovviamente gratuito ed adatto per sistemi Windows (a partire da 2000 in su), lo potete <a target="_blank" href="http://www.lunascape.tv/Products/LunascapeBrowser/tabid/116/Default.aspx">scaricare facilmente da qu</a>i dove troverete anche le versioni <strong>full</strong>, <strong>light</strong> e <strong>mobile</strong>.&#160; Un saluto.</p>
<p>
<p><img height="243" width="450" src="/public/image/LunascapeFunzioni.jpg" alt="" />&#160;</p><p>&#160;</p><p>&#160;</p>
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<p>&#160;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="5" height="167" width="250" align="left" alt="" src="/public/image/Lunascape6.jpg" />Finora, in questo blog, abbiamo parlato molto di browser web, di new entry e nuove soluzioni interessanti. Abbiamo seguito le evoluzioni di FireFox, Opera (con vari articoli), Safari, Chrome, Sleipnir, ecc. <br />
(che potrete verificare cliccando <a href="http://www.stampolampo.it/dblog/cerca.asp?cosa=browse&amp;Cerca.x=0&amp;Cerca.y=0&amp;Cerca=Cerca">su questo link</a>)</p>
<p>Di quest&#8217;ultimo (slephnir) apprezzammo l&#8217;interessante soluzione di integrare due motori di rendering (ma il progetto non ha avuto molto seguito); ora, sempre dall&#8217;Asia, vi proponiamo un interessante prodotto, ormai maturo (in versione 6 - Orion), che si attesta tra i browser pi&ugrave; veloci oggi disponibili, superiore addirittura a Firefox, Chrome e Opera (come attestato dal sito ufficiale <a href="http://www.lunascape.tv/">che trovate qui</a>).</p>
<p>Lunascape&nbsp; &egrave; quindi un browser ibrido che fa uso di tre diversi motori di rendering per visualizzare le pagine web. Compagno ideale per chi si occupa di programmazione HTML (in quanto offre notevole facilit&agrave; nella verifica della compatibilit&agrave; delle pagine tra i vari motori) ed in pi&ugrave; offre molte altre interessanti funzioni originali.</p>
<p>I tre pi&ugrave; popolari motori di rendering che troviamo integrati sono: <strong>Trident</strong> (di Internet Explorer), <strong>Gecko</strong> (di Firefox) e <strong>WebKit </strong>(di Safari e Chrome) essi sono selezionabili a piacere e possono essere anche collegati a determinate pagine con avvio automatico.</p>
<p>Una sofisticata scheda di navigazione inoltre vi permetter&agrave; di avere pi&ugrave; pagine aperte nella stessa finestra, facilmente accessibile in diverse schede. In questo modo, &egrave; possibile passare rapidamente tra le pagine che si stanno visualizzando. Altra interessante novit&agrave; &egrave; che, nel caso di un crash, non si ha bisogno di chiudere l&#8217;intero browser, ma soltanto la scheda che ha creato il difetto.</p>
<p>Molte sono le funzionalit&agrave; implementate sul mouse: cliccando e spostando il mouse &egrave; possibile eseguire comandi comuni (come pagina avanti e indietro, traduzione istantanea di un testo, ecc.) il tutto, senza utilizzare le barre degli strumenti o la tastiera.</p>
<p>A seguire una immagine grafica delle funzioni pi&ugrave; originali ed esclusive implementate in questo browser.</p>
<p>Il mio consiglio &egrave; di provarlo e di lasciarlo disponibile sul proprio desktop perch&eacute; l&#8217;ultima versione &egrave; molto stabile ed &egrave; adatta per un uso pesante, pensate che riesce a tenere aperte fino a 100 schede contemporanee senza problemi.</p>
<p>Il browser &egrave; ovviamente gratuito ed adatto per sistemi Windows (a partire da 2000 in su), lo potete <a href="http://www.lunascape.tv/Products/LunascapeBrowser/tabid/116/Default.aspx">scaricare facilmente da qu</a>i dove troverete anche le versioni <strong>full</strong>, <strong>light</strong> e <strong>mobile</strong>.&nbsp; Un saluto.</p>
<p><p><img height="243" width="450" src="/public/image/LunascapeFunzioni.jpg" alt="" />&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La fotografia: 2 secoli di evoluzioni tecnologiche</title>
		<link>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/la-fotografia-2-secoli-di-evoluzioni-tecnologiche.html</link>
		<comments>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/la-fotografia-2-secoli-di-evoluzioni-tecnologiche.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 11:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esterno</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie dai blogger]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stampolampo.it/dblog/articolo.asp?articolo=540</guid>
		<description><![CDATA[<p><img hspace="5" height="204" align="left" width="250" alt="" src="/public/image/FotocameraOld.jpg" />La ricerca di uno strumento capace di registrare il mondo tramite l'effetto della luce &#232; iniziata fin dai tempi dell'antica Grecia.<br />
Si ritiene che nel 1790 avvenne la prima impressione di un'immagine chimica su carta a seguito delle ricerche effettuate dall'inglese Thomas Wedgwood (figlio di un famoso ceramista di quel tempo); per problemi di salute i suoi studi vennero interrotti, furono ripresi da Sir Humphry Davy (suo amico) che descrisse lo strano comportamento del nitrato d'argento sul "Journal of the Royal Institution of Great Britain", annotando che non era stato compreso il meccanismo per poterne interrompere il processo di sensibilizzazione. Le immagini riprodotte infatti non si stabilizzavano e perdevano rapidamente contrasto se rimanevano esposte alla luce naturale, mentre se riposte all'oscurit&#224; potevano essere viste alla luce di una lampada ad olio o di una candela senza perderne le caratteristiche. <br />
<br />
In realt&#224;, una vera tecnica fotografica affidabile e ripetibile, si concretizz&#242; solamente nel 1839 quando Louis Jacques Mand&#233; Daguerre realizz&#242; il primo procedimento fotografico stabile della storia.<br />
Venne chiamato dagherrotipia (dal suo nome Daguerre), la tecnica permetteva di fare riproduzioni fotografiche monocromatiche direttamente su una lastra di rame lucidata, trattata con opportune sostanze ed esposta per tempi lunghissimi (oltre 10 minuti) verso il soggetto da riprodurre.<br />
<br />
L'immagine ottenuta, il dagherrotipo, non &#232; riproducibile e deve essere osservata sotto un angolo particolare per riflettere opportunamente la luce. Inoltre, per evitare il rapido annerimento dell'argento e per la fragilit&#224; della lastra, il dagherrotipo veniva spesso confezionato sotto vetro, all'interno di un cofanetto impreziosito da eleganti intarsi in ottone, pelle e velluto, volti anche a sottolineare l'alto valore dell'oggetto o del soggetto raffigurato in esso.<br />
<br />
La dagherrotipia ottenne un rapido successo in tutto il mondo, permettendo a chiunque di poter riprodurre fedelmente l'ambiente circostante. All'inizio erano predominanti i paesaggi e le nature morte a causa dei lunghi tempi di esposizione necessari, successivamente, con l'affinarsi del procedimento e con l'uso di obiettivi pi&#249; luminosi, iniziarono anche i ritratti e alcuni timidi tentativi di fotogiornalismo.<br />
<br />
Negli anni a venire molti ricercatori provarono a migliorare la tecnica nell'intento di ridurre i tempi di esposizione e poter rendere riproducibile l'immagine registrata da quelle primordiali fotocamere.<br />
Quasi negli stessi anni William H. Fox Talbot mise a punto un procedimento fotografico per lo sviluppo di immagini riproducibili con la tecnica del negativo/positivo. Dopo anni di studi (iniziati nel 1833), nel 1841 brevett&#242; la Calotipia (dalle parole greche kalos = bello e typos = stampa) era anche detta "talbotipia" (dal nome dell'inventore) o anche "disegno fotogenico".<br />
<br />
A differenza del metodo di Daguerre, la calotipia permetteva di produrre copie di un'immagine utilizzando anche pi&#249; volte il negativo. La qualit&#224; della stampa risultava per&#242; molto inferiore rispetto al dagherrotipo, soprattutto nei dettagli e nelle sfumature. Inoltre, la possibilit&#224; di ottenere immagini riproducibili, non rendeva il prodotto calotopico prezioso al pari dell'opera unica che era un dagherrotipo.<br />
Di fatto inizi&#242; da qui la storia della fotografia industriale come la si pu&#242; intendere oggi.<br />
<br />
<img hspace="5" height="286" align="left" width="250" alt="" src="/public/image/Dagherrotipo.jpg" />Successivamente le varianti al sistema nacquero come i funghi: nel 1849 nacque la ambrotipia che era un procedimento fotografico per la realizzazione di immagini su lastre di vetro. Fu messo a punto dall'inglese Frederick Scott Archer e Gustave Le Grey (Francia), quest'ultimo per&#242; non rese pubblici i suoi esperimenti, lasciando tutto il credito dell'invenzione ad Archer. Il procedimento fu brevettato da James Ambrose Cutting di Boston e venne importato in America, ma rimase fondamentalmente di pubblico dominio in tutto il mondo. La tecnica assunse il nome di ambrotipia dal nome di Ambrose (e anche dal greco ambrotos = immortale). <br />
Nel Nuovo Continente si diffuse ben presto una variante a questo processo, chiamato ferrotipia, ideata dal professor Hamilton Smith nel 1856: fondamentalmente la tecnica rimaneva la stessa, ma cambiava il supporto. Il vetro fu sostituito con lastre metalliche laccate (normalmente lastre di ferro, latta o alluminio, da cui il nome ferrotype o tintype).<br />
A differenza del dagherrotipo, la visione dell'ambrotipo avveniva senza la necessit&#224; di inclinare la lastra, per&#242; a causa del ridotto contrasto causato dall'assenza di bianchi puri, che venivano realizzati in gradazioni di grigio, era necessaria una buona fonte di luce per la visione ottimale. L'ambrotipia, che era essenzialmente un negativo su vetro, spian&#242; la strada alla stampa di fotografie su carta in una qualit&#224; superiore a quella ottenuta dalla calotipia. Il procedimento era piuttosto economico e permise una rapida diffusione e un utilizzo protratto fino agli inizi del XX secolo.<br />
<br />
Nel 1855 Louis-Alphonse Poitevin (Germania) ide&#242; la collotipia, essa fu una tecnica di stampa artigianale che si diffuse nel mondo anche col nome di Albertype. Su di una matrice, costituita da una lastra di cristallo, veniva steso uno strato uniforme di emulsione fotosensibile, che doveva essere sottoposta a cottura per alcune ore prima di poter essere impressionata dal negativo fotografico dell'immagine da stampare.<br />
Seguiva poi l'inchiostratura manuale a spatola, che permetteva di mantenere un costante aggiornamento sulla quantit&#224; e sui toni del colore dove l'intensit&#224; &#232; i contrasti venivano determinati dal diverso grado di sviluppo della lastra.  La collotipia permetteva di stampare da ciascuna matrice un numero limitato di copie (la tiratura ottimale &#232; tra le 300 e le 500 copie da ciascuna lastra). Dopo una certa quantit&#224; di passaggi, infatti, la gelatina si deteriora facendo perdere all'immagine la sua incisivit&#224;.<br />
Con la tecnica della collotipia, ancora oggi, vengono stampate immagini fotografiche antiche e moderne. Fino agli anni '50, comunque, veniva utilizzata normalmente anche per riprodurre le cartoline postali illustrate.<br />
Potrei azzardare che questa tecnica fu una specie di antenato della litografia industriale di oggi (dove per&#242; la differenza tonale delle sfumature &#232; continua e non retinata come oggi).<br />
<br />
Tralasciando altre varianti storiche, possiamo affermare che queste differenziate tecniche di riproduzione portarono (e portano ancora oggi) ad un enorme interesse di pubblico per questa nuova branca artistica. La tecnica era semplice e facilmente realizzabile, la versatilit&#224; era enorme ed ogni interessato poteva dimostrare le proprie capacit&#224; creative con piccoli mezzi ed in molti e diversificati settori.<br />
<br />
La moda dei ritratti si svilupp&#242; rapidamente e ne usufruirono tutti i ceti sociali, grazie all'economicit&#224; del procedimento. I soggetti venivano ripresi solitamente in studio, su di uno sfondo bianco, anche se numerosi furono i fotografi itineranti, che si muovevano con le fiere e nei piccoli villaggi. A causa della mortalit&#224; infantile ancora elevata, venivano prodotte anche immagini che ritraevano neonati o bambini deceduti, immortalati su piccole fotografie racchiuse all'interno di ciondoli come ultimo ricordo. Gi&#224; nel 1850 si contavano pi&#249; di 80 laboratori nella sola New York.<br />
<br />
A seguito di tanta richiesta crebbe un mercato tutto nuovo di prodotti fotografici e laboratori specializzati. I laboratori fotografici divennero delle vere e proprie catene di montaggio dove ogni compito era demandato ad un singolo individuo. Erano presenti le assistenti per accogliere i clienti onde prepararli per la posa, chi si occupava della preparazione delle lastre, chi le portava al fotografo per l'esposizione e chi, di seguito, le consegnava all'incaricato per lo sviluppo, quindi al fissaggio conclusivo. <br />
<br />
Nacque la moda dell'album fotografico, dove presero posto i ritratti di famiglia e spesso anche di famosi personaggi dell'epoca. La fotografia paesaggistica sforn&#242; grandi quantit&#224; di cartoline raffiguranti scorci, vedute, monumenti o edifici storici da consegnare al turista in visita. <br />
Gi&#224; nel 1860 in Scozia, il laboratorio di George Washington Wilson produceva pi&#249; di tremila fotografie al giorno.<br />
<br />
La necessit&#224; di produrre lenti e apparecchiature fotografiche vide la nascita e lo sviluppo di importanti aziende fotografiche, che grazie al loro impegno e sviluppo, portarono numerose innovazioni nel campo dell'ottica e della fisica. Gi&#224; alla fine del 1800 furono fondate aziende importanti come la Carl Zeiss, la Agfa, la Leica, la Ilford e la Kodak.<br />
<br />
L'affermazione sociale della media borghesia, nei primi anni dell'800, aveva generato un forte aumento della richiesta di piccoli ritratti, dipinti ad olio, ceramiche o incisioni. Con l'avvento della fotografia un gran numero di ritrattisti, pittori, incisori, miniaturisti, si trovarono ad un bivio: abbracciare la nuova tecnica o perdere clientela. Fu per questo che molti si convertirono alla fotografia ed adottarono le tecniche delle arti maggiori anche nel nuovo procedimento chimico, nacquero cos&#236; laboratori artistici che imposero uno stile estetico pi&#249; ricercato, producendo ritratti di qualit&#224; pi&#249; attenti al soggetto, inquadrature pi&#249; ravvicinate e illuminazioni studiate. Davanti ai loro obiettivi posarono molti dei pi&#249; importanti personaggi del periodo.<br />
<br />
Davanti a questo fenomeno inarrestabile si espresse anche la chiesa (ovviamente contraria) "Voler fissare visioni fuggitive ... confina con il sacrilegio." disse, ma la sua contestazione dur&#242; ben poco.<br />
<br />
La fotografia quindi che dapprima inizi&#242; come procedimento di raffigurazione del paesaggio e dell'architettura, divenne strumento per ritrarre la nascente borghesia e il popolo. La diffusione sempre maggiore del mezzo fotografico port&#242; ad uno sviluppo della sensibilit&#224; estetica, consentendone l'accesso nelle mostre e nei musei. Essa ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo del giornalismo e nel reportage moderno. Ben presto la fotografia divenne strumento inseparabile del viaggiatore e del giornalista, che la utilizz&#242; per divulgare eventi e luoghi meno conosciuti. Fu utilizzata come mezzo documentale, affidabile ed inappellabile. <br />
<br />
<img hspace="5" height="188" align="left" width="250" src="/public/image/FotocameraAnalog.jpg" alt="" />Sono gi&#224; passati 100 anni dal primo dagherrotipo e nel 1930 sono in commercio prodotti sensibili sempre pi&#249; affidabili, durevoli e definiti; le fotocamere sono sempre pi&#249; compatte, trasportabili e sofisticate: ormai la fotografia &#232; arrivata a livelli di portatilit&#224; impensabili fino ad allora.<br />
<br />
Il mercato quindi si ingrandisce e la ricerca &#232; sempre pi&#249; accanita, Edwin Land brevetta nel 1929 una pellicola per lo sviluppo istantaneo (ricordate la Polaroid?), la kodak produce le prime pellicole a colori (1940).<br />
La richiesta del prodotto fotografico decolla, il cinema, che anch'esso di sta sviluppando, &#232; un gran divoratore di materiale fotosensibile, l'utilizzatore medio non si fa mancare mai la sua macchinetta fotografica tascabile per suoi week end per le cerimonie ed i compleanni. Tutto procede allegramente per tutto il 1900, ma poi accade qualcosa.<br />
<br />
<strong>L'avvento della fotografia digitale</strong><br />
<br />
Nel 1972 la Texas Instruments brevett&#242; un progetto di macchina fotografica senza pellicola, utilizzando alcuni componenti analogici. La prima vera fotografia ottenuta attraverso un processo esclusivamente elettronico fu per&#242; realizzata nel dicembre 1975 nei laboratori Kodak dal prototipo di fotocamera digitale di Steven Sasson. L'immagine in bianco e nero del viso di una assistente di laboratorio fu memorizzata su un nastro digitale alla risoluzione di 0.01 Megapixel (pensate solamente 10.000 pixel) utilizzando un CCD della Fairchild Imaging. Fu un progetto, ma le ricerche sulla fotografia digitale per uso di massa vennero rallentate dai continui miglioramenti delle fotocamere a pellicola, che proponevano modelli sempre pi&#249; semplici e comodi da usare. Solo negli ultimi anni, quando le emulsioni fotografiche non permisero ulteriori miglioramenti tecnici e la tecnologia digitale raggiunse un livello qualitativo paragonabile (aiutata dalle memorie non volatili sempre pi&#249; capienti), l'interesse dei consumatori si trasfer&#236; di fatto sul nuovo procedimento.<br />
<br />
<strong>Tra i pregi</strong> delle digitali possiamo includere <br />
- il costo di utilizzo, (praticamente nullo) e la comodit&#224; di poter mantenere e catalogare le foto su supporti ottici a costi veramente esigui. <br />
- la facilit&#224; con cui &#232; possibile ritoccare le foto per migliorarle, correggendo difetti dei soggetti ripresi o errori del fotografo. <br />
- la possibilit&#224; di poter vedere e verificare lo scatto appena fatto.<br />
<br />
<strong>Tra i difett</strong>i<br />
- la scarsa risoluzione delle foto: la pellicola permette di effettuare anche ingrandimenti molto elevati arrivando a stampare poster senza perdere eccessivamente di qualit&#224;. La stragrande maggioranza delle digitali non offre invece un dettaglio sufficiente per questi scopi. Al momento solo le reflex pi&#249; costose hanno una risoluzione paragonabile a quella della pellicola (superiore a 20 megapixel), ma, di contro, hanno una occupazione di memoria molto elevato. A differenza della pellicola quindi va pianificato in anticipo l'uso che si dovr&#224; fare della foto scattata per decidere la giusta risoluzione.<br />
<br />
- il basso contrasto dinamico (chiamato anche gamma dinamica) &#232; decisamente limitato nelle digitali anche di fascia professionale. D’estate sotto il sole battente, riprendere zone in luce e zone in ombra porta a bruciare quelle in luce o sottoesporre quelle in ombra. E se i dettagli delle zone in ombra risultano comunque recuperabili (con una forte perdita di qualit&#224;) per quelli in luce non c’&#232; nulla da fare.<br />
<br />
- la limitata profondit&#224; di colore il problema &#232; noto come posterizzazione e si nota prevalentemente in presenza di sfumature di colore (es. dal bianco al nero o sugli incarnati dei visi). La maggior parte delle macchine fotografiche registra infatti solo 256 livelli di colore per canale assolutamente isufficienti per ritratti o foto notturne. <br />
<br />
- altri difetti (un po' meno rilevanti) sono dovuti alla struttura costruttiva dei sensori ccd: senza entrare nei dettagli (troverete <a href="http://www.stampolampo.it/dblog/articolo.asp?articolo=112" target="_blank">qui un articolo che parla di questo</a>) vi basti sapere che &#232; necessario usare un filtro matematico sulle immagini appena uscite dal CCD chiamato filtro di Bayern. Esso introduce delle sfocature nelle immagini ed errori, in caso di rapide variazioni di colore, con la creazione di rumore molto colorato. Questo rumore &#232; ben visibile quando si imposta sensibilit&#224; elevata (oltre i 400 ISO) e soprattutto in foto scure. Una pellicola invece produce un rumore di colore neutro (dello stesso colore del pixel che sostituisce) che &#232; visibile, ma molto pi&#249; difficile da notare. <br />
<br />
- il costo di una macchina fotografica digitale &#232; molto superiore a quella di una qualsiasi fotocamera analogica con le medesimee caratteristiche (le digitali di fascia media costano pi&#249; delle migliori analogiche di fascia semiprofessionale). Costo che si potrebbe ammortizzare risparmiando sul costo delle pellicole e della stampa dopo qualche anno di intenso utilizzo.<br />
<br />
Oggi ormai non vi &#232; dispositivo elettronico che non integri una fotocamera digitale al suo interno, dal telefonino, al riproduttore MP3, alla consolle per i videogiochi, al computer portatile, alla penna, all'orologio e persino il portachiavi. Tenete presente che questi dispositivi, anche se molto usati, sono di scarsissima qualit&#224; e, nel migliore dei casi, sono in grado di poter riprodurre fotografie di dimensione pari ad una piccola cartolina.<br />
<br />
Con le nuove tecnologie per&#242; la fotografia ha sostanzialmente perso il suo alone magico ed &#232; diventato un infimo prodotto di consumo, forse per la facilit&#224; e per i costi irrisori, si scatta continuamente e senza senso, si accumulano gigabyte di dati inutili che mai andremo a rivedere e mai stamperemo.<br />
<br />
Escludendo i patiti della fotografia, oggi non si fa pi&#249; attenzione all'inquadratura, n&#233; al fuoco, n&#233; alla luce, non si valuta la posizione del soggetto e si accumulano smorfie, foto mosse o sfocate. Eppure bisognerebbe rivalutare questo mezzo tanto importante, cos&#236; che i 200 anni di evoluzione della fotografia siano utilizzati al meglio e non solo per produrre immagini-immondizia.  Un saluto.</p>
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<p><font face="Arial" color="#000000"><font color="#000000">Altri articoli attinenti e correlati provenienti da questo stesso blog<br />
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<a href="../../dblog/articolo.asp?articolo=112" target="_blank">I sensori <span class="evidenziato">ccd</span> nella fotografia digitale</a><br />
<a href="../../dblog/articolo.asp?articolo=129" target="_blank">Nuove tecniche fotografiche</a><br />
<a href="../../../articolo.asp?articolo=213" target="_blank">Tutte le foto dal mondo</a><br />
<a href="../../dblog/articolo.asp?articolo=165" target="_blank">La gestione digitale del colore</a><br />
<a href="../../dblog/articolo.asp?articolo=17" target="_blank">L'involuzione del digitale</a></font></font></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="5" height="204" align="left" width="250" alt="" src="/public/image/FotocameraOld.jpg" />La ricerca di uno strumento capace di registrare il mondo tramite l&#8217;effetto della luce &egrave; iniziata fin dai tempi dell&#8217;antica Grecia.<br />
Si ritiene che nel 1790 avvenne la prima impressione di un&#8217;immagine chimica su carta a seguito delle ricerche effettuate dall&#8217;inglese Thomas Wedgwood (figlio di un famoso ceramista di quel tempo); per problemi di salute i suoi studi vennero interrotti, furono ripresi da Sir Humphry Davy (suo amico) che descrisse lo strano comportamento del nitrato d&#8217;argento sul &#8220;Journal of the Royal Institution of Great Britain&#8221;, annotando che non era stato compreso il meccanismo per poterne interrompere il processo di sensibilizzazione. Le immagini riprodotte infatti non si stabilizzavano e perdevano rapidamente contrasto se rimanevano esposte alla luce naturale, mentre se riposte all&#8217;oscurit&agrave; potevano essere viste alla luce di una lampada ad olio o di una candela senza perderne le caratteristiche. </p>
<p>In realt&agrave;, una vera tecnica fotografica affidabile e ripetibile, si concretizz&ograve; solamente nel 1839 quando Louis Jacques Mand&eacute; Daguerre realizz&ograve; il primo procedimento fotografico stabile della storia.<br />
Venne chiamato dagherrotipia (dal suo nome Daguerre), la tecnica permetteva di fare riproduzioni fotografiche monocromatiche direttamente su una lastra di rame lucidata, trattata con opportune sostanze ed esposta per tempi lunghissimi (oltre 10 minuti) verso il soggetto da riprodurre.</p>
<p>L&#8217;immagine ottenuta, il dagherrotipo, non &egrave; riproducibile e deve essere osservata sotto un angolo particolare per riflettere opportunamente la luce. Inoltre, per evitare il rapido annerimento dell&#8217;argento e per la fragilit&agrave; della lastra, il dagherrotipo veniva spesso confezionato sotto vetro, all&#8217;interno di un cofanetto impreziosito da eleganti intarsi in ottone, pelle e velluto, volti anche a sottolineare l&#8217;alto valore dell&#8217;oggetto o del soggetto raffigurato in esso.</p>
<p>La dagherrotipia ottenne un rapido successo in tutto il mondo, permettendo a chiunque di poter riprodurre fedelmente l&#8217;ambiente circostante. All&#8217;inizio erano predominanti i paesaggi e le nature morte a causa dei lunghi tempi di esposizione necessari, successivamente, con l&#8217;affinarsi del procedimento e con l&#8217;uso di obiettivi pi&ugrave; luminosi, iniziarono anche i ritratti e alcuni timidi tentativi di fotogiornalismo.</p>
<p>Negli anni a venire molti ricercatori provarono a migliorare la tecnica nell&#8217;intento di ridurre i tempi di esposizione e poter rendere riproducibile l&#8217;immagine registrata da quelle primordiali fotocamere.<br />
Quasi negli stessi anni William H. Fox Talbot mise a punto un procedimento fotografico per lo sviluppo di immagini riproducibili con la tecnica del negativo/positivo. Dopo anni di studi (iniziati nel 1833), nel 1841 brevett&ograve; la Calotipia (dalle parole greche kalos = bello e typos = stampa) era anche detta &#8220;talbotipia&#8221; (dal nome dell&#8217;inventore) o anche &#8220;disegno fotogenico&#8221;.</p>
<p>A differenza del metodo di Daguerre, la calotipia permetteva di produrre copie di un&#8217;immagine utilizzando anche pi&ugrave; volte il negativo. La qualit&agrave; della stampa risultava per&ograve; molto inferiore rispetto al dagherrotipo, soprattutto nei dettagli e nelle sfumature. Inoltre, la possibilit&agrave; di ottenere immagini riproducibili, non rendeva il prodotto calotopico prezioso al pari dell&#8217;opera unica che era un dagherrotipo.<br />
Di fatto inizi&ograve; da qui la storia della fotografia industriale come la si pu&ograve; intendere oggi.</p>
<p><img hspace="5" height="286" align="left" width="250" alt="" src="/public/image/Dagherrotipo.jpg" />Successivamente le varianti al sistema nacquero come i funghi: nel 1849 nacque la ambrotipia che era un procedimento fotografico per la realizzazione di immagini su lastre di vetro. Fu messo a punto dall&#8217;inglese Frederick Scott Archer e Gustave Le Grey (Francia), quest&#8217;ultimo per&ograve; non rese pubblici i suoi esperimenti, lasciando tutto il credito dell&#8217;invenzione ad Archer. Il procedimento fu brevettato da James Ambrose Cutting di Boston e venne importato in America, ma rimase fondamentalmente di pubblico dominio in tutto il mondo. La tecnica assunse il nome di ambrotipia dal nome di Ambrose (e anche dal greco ambrotos = immortale). <br />
Nel Nuovo Continente si diffuse ben presto una variante a questo processo, chiamato ferrotipia, ideata dal professor Hamilton Smith nel 1856: fondamentalmente la tecnica rimaneva la stessa, ma cambiava il supporto. Il vetro fu sostituito con lastre metalliche laccate (normalmente lastre di ferro, latta o alluminio, da cui il nome ferrotype o tintype).<br />
A differenza del dagherrotipo, la visione dell&#8217;ambrotipo avveniva senza la necessit&agrave; di inclinare la lastra, per&ograve; a causa del ridotto contrasto causato dall&#8217;assenza di bianchi puri, che venivano realizzati in gradazioni di grigio, era necessaria una buona fonte di luce per la visione ottimale. L&#8217;ambrotipia, che era essenzialmente un negativo su vetro, spian&ograve; la strada alla stampa di fotografie su carta in una qualit&agrave; superiore a quella ottenuta dalla calotipia. Il procedimento era piuttosto economico e permise una rapida diffusione e un utilizzo protratto fino agli inizi del XX secolo.</p>
<p>Nel 1855 Louis-Alphonse Poitevin (Germania) ide&ograve; la collotipia, essa fu una tecnica di stampa artigianale che si diffuse nel mondo anche col nome di Albertype. Su di una matrice, costituita da una lastra di cristallo, veniva steso uno strato uniforme di emulsione fotosensibile, che doveva essere sottoposta a cottura per alcune ore prima di poter essere impressionata dal negativo fotografico dell&#8217;immagine da stampare.<br />
Seguiva poi l&#8217;inchiostratura manuale a spatola, che permetteva di mantenere un costante aggiornamento sulla quantit&agrave; e sui toni del colore dove l&#8217;intensit&agrave; &egrave; i contrasti venivano determinati dal diverso grado di sviluppo della lastra.  La collotipia permetteva di stampare da ciascuna matrice un numero limitato di copie (la tiratura ottimale &egrave; tra le 300 e le 500 copie da ciascuna lastra). Dopo una certa quantit&agrave; di passaggi, infatti, la gelatina si deteriora facendo perdere all&#8217;immagine la sua incisivit&agrave;.<br />
Con la tecnica della collotipia, ancora oggi, vengono stampate immagini fotografiche antiche e moderne. Fino agli anni &#8216;50, comunque, veniva utilizzata normalmente anche per riprodurre le cartoline postali illustrate.<br />
Potrei azzardare che questa tecnica fu una specie di antenato della litografia industriale di oggi (dove per&ograve; la differenza tonale delle sfumature &egrave; continua e non retinata come oggi).</p>
<p>Tralasciando altre varianti storiche, possiamo affermare che queste differenziate tecniche di riproduzione portarono (e portano ancora oggi) ad un enorme interesse di pubblico per questa nuova branca artistica. La tecnica era semplice e facilmente realizzabile, la versatilit&agrave; era enorme ed ogni interessato poteva dimostrare le proprie capacit&agrave; creative con piccoli mezzi ed in molti e diversificati settori.</p>
<p>La moda dei ritratti si svilupp&ograve; rapidamente e ne usufruirono tutti i ceti sociali, grazie all&#8217;economicit&agrave; del procedimento. I soggetti venivano ripresi solitamente in studio, su di uno sfondo bianco, anche se numerosi furono i fotografi itineranti, che si muovevano con le fiere e nei piccoli villaggi. A causa della mortalit&agrave; infantile ancora elevata, venivano prodotte anche immagini che ritraevano neonati o bambini deceduti, immortalati su piccole fotografie racchiuse all&#8217;interno di ciondoli come ultimo ricordo. Gi&agrave; nel 1850 si contavano pi&ugrave; di 80 laboratori nella sola New York.</p>
<p>A seguito di tanta richiesta crebbe un mercato tutto nuovo di prodotti fotografici e laboratori specializzati. I laboratori fotografici divennero delle vere e proprie catene di montaggio dove ogni compito era demandato ad un singolo individuo. Erano presenti le assistenti per accogliere i clienti onde prepararli per la posa, chi si occupava della preparazione delle lastre, chi le portava al fotografo per l&#8217;esposizione e chi, di seguito, le consegnava all&#8217;incaricato per lo sviluppo, quindi al fissaggio conclusivo. </p>
<p>Nacque la moda dell&#8217;album fotografico, dove presero posto i ritratti di famiglia e spesso anche di famosi personaggi dell&#8217;epoca. La fotografia paesaggistica sforn&ograve; grandi quantit&agrave; di cartoline raffiguranti scorci, vedute, monumenti o edifici storici da consegnare al turista in visita. <br />
Gi&agrave; nel 1860 in Scozia, il laboratorio di George Washington Wilson produceva pi&ugrave; di tremila fotografie al giorno.</p>
<p>La necessit&agrave; di produrre lenti e apparecchiature fotografiche vide la nascita e lo sviluppo di importanti aziende fotografiche, che grazie al loro impegno e sviluppo, portarono numerose innovazioni nel campo dell&#8217;ottica e della fisica. Gi&agrave; alla fine del 1800 furono fondate aziende importanti come la Carl Zeiss, la Agfa, la Leica, la Ilford e la Kodak.</p>
<p>L&#8217;affermazione sociale della media borghesia, nei primi anni dell&#8217;800, aveva generato un forte aumento della richiesta di piccoli ritratti, dipinti ad olio, ceramiche o incisioni. Con l&#8217;avvento della fotografia un gran numero di ritrattisti, pittori, incisori, miniaturisti, si trovarono ad un bivio: abbracciare la nuova tecnica o perdere clientela. Fu per questo che molti si convertirono alla fotografia ed adottarono le tecniche delle arti maggiori anche nel nuovo procedimento chimico, nacquero cos&igrave; laboratori artistici che imposero uno stile estetico pi&ugrave; ricercato, producendo ritratti di qualit&agrave; pi&ugrave; attenti al soggetto, inquadrature pi&ugrave; ravvicinate e illuminazioni studiate. Davanti ai loro obiettivi posarono molti dei pi&ugrave; importanti personaggi del periodo.</p>
<p>Davanti a questo fenomeno inarrestabile si espresse anche la chiesa (ovviamente contraria) &#8220;Voler fissare visioni fuggitive &#8230; confina con il sacrilegio.&#8221; disse, ma la sua contestazione dur&ograve; ben poco.</p>
<p>La fotografia quindi che dapprima inizi&ograve; come procedimento di raffigurazione del paesaggio e dell&#8217;architettura, divenne strumento per ritrarre la nascente borghesia e il popolo. La diffusione sempre maggiore del mezzo fotografico port&ograve; ad uno sviluppo della sensibilit&agrave; estetica, consentendone l&#8217;accesso nelle mostre e nei musei. Essa ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo del giornalismo e nel reportage moderno. Ben presto la fotografia divenne strumento inseparabile del viaggiatore e del giornalista, che la utilizz&ograve; per divulgare eventi e luoghi meno conosciuti. Fu utilizzata come mezzo documentale, affidabile ed inappellabile. </p>
<p><img hspace="5" height="188" align="left" width="250" src="/public/image/FotocameraAnalog.jpg" alt="" />Sono gi&agrave; passati 100 anni dal primo dagherrotipo e nel 1930 sono in commercio prodotti sensibili sempre pi&ugrave; affidabili, durevoli e definiti; le fotocamere sono sempre pi&ugrave; compatte, trasportabili e sofisticate: ormai la fotografia &egrave; arrivata a livelli di portatilit&agrave; impensabili fino ad allora.</p>
<p>Il mercato quindi si ingrandisce e la ricerca &egrave; sempre pi&ugrave; accanita, Edwin Land brevetta nel 1929 una pellicola per lo sviluppo istantaneo (ricordate la Polaroid?), la kodak produce le prime pellicole a colori (1940).<br />
La richiesta del prodotto fotografico decolla, il cinema, che anch&#8217;esso di sta sviluppando, &egrave; un gran divoratore di materiale fotosensibile, l&#8217;utilizzatore medio non si fa mancare mai la sua macchinetta fotografica tascabile per suoi week end per le cerimonie ed i compleanni. Tutto procede allegramente per tutto il 1900, ma poi accade qualcosa.</p>
<p><strong>L&#8217;avvento della fotografia digitale</strong></p>
<p>Nel 1972 la Texas Instruments brevett&ograve; un progetto di macchina fotografica senza pellicola, utilizzando alcuni componenti analogici. La prima vera fotografia ottenuta attraverso un processo esclusivamente elettronico fu per&ograve; realizzata nel dicembre 1975 nei laboratori Kodak dal prototipo di fotocamera digitale di Steven Sasson. L&#8217;immagine in bianco e nero del viso di una assistente di laboratorio fu memorizzata su un nastro digitale alla risoluzione di 0.01 Megapixel (pensate solamente 10.000 pixel) utilizzando un CCD della Fairchild Imaging. Fu un progetto, ma le ricerche sulla fotografia digitale per uso di massa vennero rallentate dai continui miglioramenti delle fotocamere a pellicola, che proponevano modelli sempre pi&ugrave; semplici e comodi da usare. Solo negli ultimi anni, quando le emulsioni fotografiche non permisero ulteriori miglioramenti tecnici e la tecnologia digitale raggiunse un livello qualitativo paragonabile (aiutata dalle memorie non volatili sempre pi&ugrave; capienti), l&#8217;interesse dei consumatori si trasfer&igrave; di fatto sul nuovo procedimento.</p>
<p><strong>Tra i pregi</strong> delle digitali possiamo includere <br />
- il costo di utilizzo, (praticamente nullo) e la comodit&agrave; di poter mantenere e catalogare le foto su supporti ottici a costi veramente esigui. <br />
- la facilit&agrave; con cui &egrave; possibile ritoccare le foto per migliorarle, correggendo difetti dei soggetti ripresi o errori del fotografo. <br />
- la possibilit&agrave; di poter vedere e verificare lo scatto appena fatto.</p>
<p><strong>Tra i difett</strong>i<br />
- la scarsa risoluzione delle foto: la pellicola permette di effettuare anche ingrandimenti molto elevati arrivando a stampare poster senza perdere eccessivamente di qualit&agrave;. La stragrande maggioranza delle digitali non offre invece un dettaglio sufficiente per questi scopi. Al momento solo le reflex pi&ugrave; costose hanno una risoluzione paragonabile a quella della pellicola (superiore a 20 megapixel), ma, di contro, hanno una occupazione di memoria molto elevato. A differenza della pellicola quindi va pianificato in anticipo l&#8217;uso che si dovr&agrave; fare della foto scattata per decidere la giusta risoluzione.</p>
<p>- il basso contrasto dinamico (chiamato anche gamma dinamica) &egrave; decisamente limitato nelle digitali anche di fascia professionale. D’estate sotto il sole battente, riprendere zone in luce e zone in ombra porta a bruciare quelle in luce o sottoesporre quelle in ombra. E se i dettagli delle zone in ombra risultano comunque recuperabili (con una forte perdita di qualit&agrave;) per quelli in luce non c’&egrave; nulla da fare.</p>
<p>- la limitata profondit&agrave; di colore il problema &egrave; noto come posterizzazione e si nota prevalentemente in presenza di sfumature di colore (es. dal bianco al nero o sugli incarnati dei visi). La maggior parte delle macchine fotografiche registra infatti solo 256 livelli di colore per canale assolutamente isufficienti per ritratti o foto notturne. </p>
<p>- altri difetti (un po&#8217; meno rilevanti) sono dovuti alla struttura costruttiva dei sensori ccd: senza entrare nei dettagli (troverete <a href="http://www.stampolampo.it/dblog/articolo.asp?articolo=112">qui un articolo che parla di questo</a>) vi basti sapere che &egrave; necessario usare un filtro matematico sulle immagini appena uscite dal CCD chiamato filtro di Bayern. Esso introduce delle sfocature nelle immagini ed errori, in caso di rapide variazioni di colore, con la creazione di rumore molto colorato. Questo rumore &egrave; ben visibile quando si imposta sensibilit&agrave; elevata (oltre i 400 ISO) e soprattutto in foto scure. Una pellicola invece produce un rumore di colore neutro (dello stesso colore del pixel che sostituisce) che &egrave; visibile, ma molto pi&ugrave; difficile da notare. </p>
<p>- il costo di una macchina fotografica digitale &egrave; molto superiore a quella di una qualsiasi fotocamera analogica con le medesimee caratteristiche (le digitali di fascia media costano pi&ugrave; delle migliori analogiche di fascia semiprofessionale). Costo che si potrebbe ammortizzare risparmiando sul costo delle pellicole e della stampa dopo qualche anno di intenso utilizzo.</p>
<p>Oggi ormai non vi &egrave; dispositivo elettronico che non integri una fotocamera digitale al suo interno, dal telefonino, al riproduttore MP3, alla consolle per i videogiochi, al computer portatile, alla penna, all&#8217;orologio e persino il portachiavi. Tenete presente che questi dispositivi, anche se molto usati, sono di scarsissima qualit&agrave; e, nel migliore dei casi, sono in grado di poter riprodurre fotografie di dimensione pari ad una piccola cartolina.</p>
<p>Con le nuove tecnologie per&ograve; la fotografia ha sostanzialmente perso il suo alone magico ed &egrave; diventato un infimo prodotto di consumo, forse per la facilit&agrave; e per i costi irrisori, si scatta continuamente e senza senso, si accumulano gigabyte di dati inutili che mai andremo a rivedere e mai stamperemo.</p>
<p>Escludendo i patiti della fotografia, oggi non si fa pi&ugrave; attenzione all&#8217;inquadratura, n&eacute; al fuoco, n&eacute; alla luce, non si valuta la posizione del soggetto e si accumulano smorfie, foto mosse o sfocate. Eppure bisognerebbe rivalutare questo mezzo tanto importante, cos&igrave; che i 200 anni di evoluzione della fotografia siano utilizzati al meglio e non solo per produrre immagini-immondizia.  Un saluto.</p>
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<p><font face="Arial" color="#000000"><font color="#000000">Altri articoli attinenti e correlati provenienti da questo stesso blog</p>
<p><a href="../../dblog/articolo.asp?articolo=112">I sensori <span class="evidenziato">ccd</span> nella fotografia digitale</a><br />
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<a href="../../../articolo.asp?articolo=213">Tutte le foto dal mondo</a><br />
<a href="../../dblog/articolo.asp?articolo=165">La gestione digitale del colore</a><br />
<a href="../../dblog/articolo.asp?articolo=17">L&#8217;involuzione del digitale</a></font></font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/la-fotografia-2-secoli-di-evoluzioni-tecnologiche.html/feed</wfw:commentRss>
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		<item>
		<title>I test CAPTCHA perché si usano</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 10:37:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esterno</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie dai blogger]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stampolampo.it/dblog/articolo.asp?articolo=539</guid>
		<description><![CDATA[<p><img hspace="5" height="421" width="250" align="left" src="/public/image/Testcaptcha.jpg" alt="" />L'acronimo inglese CAPTCHA (Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart) che significa grossomodo test automatico per distinguere i computer dagli umani, &#232; stato coniato, dalla terminologia inglese, nel 2000 da Luis Von Ahn, Manuel Blum e Nicholas J. Hopper della Universit&#224; Carnegie Mellon e da John Langford della IBM. Come succede normalmente nella terminologia informatica, il termine inglese &#232; utilizzato pari pari anche in lingua italiana.<br />
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I test captcha pi&#249; utilizzati sono quelli in cui viene richiesto, all'utente, di riscrivere esattamente il contenuto riportato da una finestrella in cui i vari caratteri alfanumerici contenuti appaiono ruotati, distorti, mascherati o offuscati. Lo scopo &#232; appunto di poter distinguere se l'utilizzatore che sta interagendo, sia effettivamente un umano fornito di intelligenza od un semplice computer o un robot (BOT) che sta cercando di inserirsi in automatico.<br />
<br />
I BOT pi&#249; diffusi, programmati per navigare sul Web, sono i web crawler (letteralmente brulicatori della rete), e sono software piuttosto sofisticati anche detti&#160; spider (o ragni). Questi programmi scorrono continuamente le pagine Web seguendo i link ipertestuali che trovano nei testi e passano dall'una all'altra pagina raccogliendo informazioni sui contenuti allo scopo di indicizzarle opportunamente nei motori di ricerca.<br />
Sui canali IRC (Internet Relay Chat) invece, i bot svolgono svariati compiti: dall'offerta di servizi di file sharing integrati nel sistema di chat, al ruolo di &#34;maggiordomi&#34; delle stanze virtuali pi&#249; o meno sofisticate, fino ad arrivare al dannosissimo spamming rivolto automaticamente a tutti gli utenti che entrano in chat.<br />
<br />
Proprio per evitare quest'ultima piaga dei software automatici, spesso utilizzati a scopo di hacking da malintenzionati, si &#232; corsi ai ripari cercando soluzioni efficaci che possano distinguere gli hacker dai semplici utenti che usano la rete per professione o per diletto.<br />
<br />
Oggi i test captcha sono quindi impiegati per&#160; contrastarei o impedire che i bot violino la rete con operazioni di hacking o utilizzino servizi come i forum, la registrazione verso i siti, la scrittura di commenti e tutte quelle operazioni che creano spam ed infestino i siti di immondizie che nulla c'entrano con lo scopo del servizio.<br />
Ultimamente questo tipo di test viene utilizzato anche per contrastare lo spam generato dai bot obbligando il mittente, se non conosciuto dal destinatario, a superare un test captcha prima di consentirgli la consegna del messaggio.<br />
<br />
Non bisogna per&#242; pensate che sia un problema da poco, i bot infatti si fanno sempre pi&#249; agguerriti e molti riescono ormai a riconoscere lettere e numeri con sofisticatissimi programmi di riconoscimento (OCR) con una precisione fino a poco fa impensabile. Di conseguenza anche i sistemi anti intrusione devono evolversi di pari passo e scovare metodi e stratagemmi sempre pi&#249; affidabili e compatibili.<br />
<br />
Altro problema infatti &#232; la compatibilit&#224; che si pone quando l'uso dei PC proviene dai non vedenti, utilizzando stringhe CAPTCHA troppo sofisticate si andrebbe a precluderne l'uso anche a questi soggetti che fanno affidamento su sistemi di riconoscimento per nulla diversi da quelli dei bot, per ovviare si &#232; pensato anche alla comunicazione audio delle stringhe (facilmente riconoscibili dall'uomo ed ancora molto difficili da discriminare ai bot).<br />
<br />
Gli algoritmi utilizzati per realizzare i test CAPTCHA vengono anche divulgati al pubblico (pur essendo protetti da brevetto). Tale politica di trasparenza serve a dimostrare che la sicurezza del metodo non risiede sulla conoscenza dell'algoritmo pi&#249; o meno segreto. Al contrario, per scavalcare l'algoritmo &#232; necessario risolvere un problema semplice per le persone ma piuttosto difficile se svolto da sistemi di intelligenza artificiale.<br />
<br />
Altra tecnica, pi&#249; sicura, che si sta sviluppando negli ultimi anni, &#232; quella di realizzare dei test basati sul riconoscimento di un volto (chiamata RTT based on faces recognition). <br />
<br />
Ma c'&#233; un per&#242;; a seguito dell'uso massiccio di test captcha su ormai tantissimi siti che prevedono l'immissione di testo da parte del pubblico, sono state sviluppate alcune contromisure che permettono agli spammer di superare simili test. <br />
Il primo metodo, pi&#249; semplice, &#232; di utilizzare un utente in carne ed ossa per risolvere il captcha. Per fare questo lo spammer deve avere un sito Internet con un servizio per cui gli utenti umani chiedono l'accesso, come un forum o immagini pornografiche. Quando un utente chiede di accedere, viene salvato un captcha esterno che viene quindi risolto dall'utente. Successivamente verr&#224; riciclato il captcha gi&#224; risolto.<br />
<br />
&#200; anche possibile affidare a persone pagate, il compito di risolvere un captcha, &#232; dimostrato che un operatore pu&#242; facilmente verificare centinaia di captcha in un'ora; questa possibile soluzione necessita di un investimento economico che per&#242; non tutti possono o vogliono intraprendere.<br />
<br />
Greg Mori e colleghi hanno presentato nel 2003 un lavoro che illustra come aggirare uno dei sistemi pi&#249; diffusi per realizzare test captcha, l'EZ-Gimpy; tale approccio risulta efficace nel 92% dei casi. Al momento non &#232; per&#242; noto se tale algoritmo sia stato implementato anche al di fuori del contesto della ricerca.<br />
<br />
Sono stati creati anche alcuni programmi per cercare una soluzione ripetutamente e altri per riconoscere i caratteri scritti, utilizzando tecniche apposite e non quelle standard degli OCR. Progetti come PWNtcha hanno fatto grandi passi avanti contribuendo alla generale migrazione verso captcha pi&#249; difficili.<br />
<br />
Ovviamente la ricerca &#232; continua e promette innovazioni sempre pi&#249; sofisticate; in questa perenne rincorsa tra guardie e ladri chi ne fa le spese sono, come al solito, gli utilizzatori finali che, per poter inserire un semplice commento su un blog, dovr&#224; sempre di pi&#249; arrabbattarsi con metodi che di sicuro non gli semplificano la vita.<br />
Alla faccia della tecnologia!</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="5" height="421" width="250" align="left" src="/public/image/Testcaptcha.jpg" alt="" />L&#8217;acronimo inglese CAPTCHA (Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart) che significa grossomodo test automatico per distinguere i computer dagli umani, &egrave; stato coniato, dalla terminologia inglese, nel 2000 da Luis Von Ahn, Manuel Blum e Nicholas J. Hopper della Universit&agrave; Carnegie Mellon e da John Langford della IBM. Come succede normalmente nella terminologia informatica, il termine inglese &egrave; utilizzato pari pari anche in lingua italiana.</p>
<p>I test captcha pi&ugrave; utilizzati sono quelli in cui viene richiesto, all&#8217;utente, di riscrivere esattamente il contenuto riportato da una finestrella in cui i vari caratteri alfanumerici contenuti appaiono ruotati, distorti, mascherati o offuscati. Lo scopo &egrave; appunto di poter distinguere se l&#8217;utilizzatore che sta interagendo, sia effettivamente un umano fornito di intelligenza od un semplice computer o un robot (BOT) che sta cercando di inserirsi in automatico.</p>
<p>I BOT pi&ugrave; diffusi, programmati per navigare sul Web, sono i web crawler (letteralmente brulicatori della rete), e sono software piuttosto sofisticati anche detti&nbsp; spider (o ragni). Questi programmi scorrono continuamente le pagine Web seguendo i link ipertestuali che trovano nei testi e passano dall&#8217;una all&#8217;altra pagina raccogliendo informazioni sui contenuti allo scopo di indicizzarle opportunamente nei motori di ricerca.<br />
Sui canali IRC (Internet Relay Chat) invece, i bot svolgono svariati compiti: dall&#8217;offerta di servizi di file sharing integrati nel sistema di chat, al ruolo di &quot;maggiordomi&quot; delle stanze virtuali pi&ugrave; o meno sofisticate, fino ad arrivare al dannosissimo spamming rivolto automaticamente a tutti gli utenti che entrano in chat.</p>
<p>Proprio per evitare quest&#8217;ultima piaga dei software automatici, spesso utilizzati a scopo di hacking da malintenzionati, si &egrave; corsi ai ripari cercando soluzioni efficaci che possano distinguere gli hacker dai semplici utenti che usano la rete per professione o per diletto.</p>
<p>Oggi i test captcha sono quindi impiegati per&nbsp; contrastarei o impedire che i bot violino la rete con operazioni di hacking o utilizzino servizi come i forum, la registrazione verso i siti, la scrittura di commenti e tutte quelle operazioni che creano spam ed infestino i siti di immondizie che nulla c&#8217;entrano con lo scopo del servizio.<br />
Ultimamente questo tipo di test viene utilizzato anche per contrastare lo spam generato dai bot obbligando il mittente, se non conosciuto dal destinatario, a superare un test captcha prima di consentirgli la consegna del messaggio.</p>
<p>Non bisogna per&ograve; pensate che sia un problema da poco, i bot infatti si fanno sempre pi&ugrave; agguerriti e molti riescono ormai a riconoscere lettere e numeri con sofisticatissimi programmi di riconoscimento (OCR) con una precisione fino a poco fa impensabile. Di conseguenza anche i sistemi anti intrusione devono evolversi di pari passo e scovare metodi e stratagemmi sempre pi&ugrave; affidabili e compatibili.</p>
<p>Altro problema infatti &egrave; la compatibilit&agrave; che si pone quando l&#8217;uso dei PC proviene dai non vedenti, utilizzando stringhe CAPTCHA troppo sofisticate si andrebbe a precluderne l&#8217;uso anche a questi soggetti che fanno affidamento su sistemi di riconoscimento per nulla diversi da quelli dei bot, per ovviare si &egrave; pensato anche alla comunicazione audio delle stringhe (facilmente riconoscibili dall&#8217;uomo ed ancora molto difficili da discriminare ai bot).</p>
<p>Gli algoritmi utilizzati per realizzare i test CAPTCHA vengono anche divulgati al pubblico (pur essendo protetti da brevetto). Tale politica di trasparenza serve a dimostrare che la sicurezza del metodo non risiede sulla conoscenza dell&#8217;algoritmo pi&ugrave; o meno segreto. Al contrario, per scavalcare l&#8217;algoritmo &egrave; necessario risolvere un problema semplice per le persone ma piuttosto difficile se svolto da sistemi di intelligenza artificiale.</p>
<p>Altra tecnica, pi&ugrave; sicura, che si sta sviluppando negli ultimi anni, &egrave; quella di realizzare dei test basati sul riconoscimento di un volto (chiamata RTT based on faces recognition). </p>
<p>Ma c&#8217;&eacute; un per&ograve;; a seguito dell&#8217;uso massiccio di test captcha su ormai tantissimi siti che prevedono l&#8217;immissione di testo da parte del pubblico, sono state sviluppate alcune contromisure che permettono agli spammer di superare simili test. <br />
Il primo metodo, pi&ugrave; semplice, &egrave; di utilizzare un utente in carne ed ossa per risolvere il captcha. Per fare questo lo spammer deve avere un sito Internet con un servizio per cui gli utenti umani chiedono l&#8217;accesso, come un forum o immagini pornografiche. Quando un utente chiede di accedere, viene salvato un captcha esterno che viene quindi risolto dall&#8217;utente. Successivamente verr&agrave; riciclato il captcha gi&agrave; risolto.</p>
<p>&Egrave; anche possibile affidare a persone pagate, il compito di risolvere un captcha, &egrave; dimostrato che un operatore pu&ograve; facilmente verificare centinaia di captcha in un&#8217;ora; questa possibile soluzione necessita di un investimento economico che per&ograve; non tutti possono o vogliono intraprendere.</p>
<p>Greg Mori e colleghi hanno presentato nel 2003 un lavoro che illustra come aggirare uno dei sistemi pi&ugrave; diffusi per realizzare test captcha, l&#8217;EZ-Gimpy; tale approccio risulta efficace nel 92% dei casi. Al momento non &egrave; per&ograve; noto se tale algoritmo sia stato implementato anche al di fuori del contesto della ricerca.</p>
<p>Sono stati creati anche alcuni programmi per cercare una soluzione ripetutamente e altri per riconoscere i caratteri scritti, utilizzando tecniche apposite e non quelle standard degli OCR. Progetti come PWNtcha hanno fatto grandi passi avanti contribuendo alla generale migrazione verso captcha pi&ugrave; difficili.</p>
<p>Ovviamente la ricerca &egrave; continua e promette innovazioni sempre pi&ugrave; sofisticate; in questa perenne rincorsa tra guardie e ladri chi ne fa le spese sono, come al solito, gli utilizzatori finali che, per poter inserire un semplice commento su un blog, dovr&agrave; sempre di pi&ugrave; arrabbattarsi con metodi che di sicuro non gli semplificano la vita.<br />
Alla faccia della tecnologia!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/i-test-captcha-perche-si-usano.html/feed</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>La stretta di mano: un saluto che parla di noi</title>
		<link>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/la-stretta-di-mano-un-saluto-che-parla-di-noi.html</link>
		<comments>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/la-stretta-di-mano-un-saluto-che-parla-di-noi.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 11:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esterno</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie dai blogger]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stampolampo.it/dblog/articolo.asp?articolo=538</guid>
		<description><![CDATA[<p><img hspace="5" height="176" width="250" align="left" src="/public/image/StrettaMano.jpg" alt="" />La stretta di mano &#232; un gesto che ha oggi valenza di saluto, ringraziamento, accordo o congratulazioni. Si effettua tra due persone che si porgono e si afferrano reciprocamente la mano destra. È un gesto molto antico e comune a numerose culture con possibili varianti. <br />
L'origine del gesto risale a pi&#249; di 5000 anni fa (come confermato anche da geroglifici egizi) esso rappresentava, come ancora oggi, segno di accordo o patti accettati tra uomini. Una forma di contratto controfirmato quindi e rispetto reciproco.<br />
Fu una usanza che si diffuse facilmente per vari motivi storici, fu adottata dagli Assiri a seguito della conquista babilonese, successivamente in Grecia e a Roma era comune salutare stringendosi la mano afferrando l'avambraccio od il polso e stringendo fortemente. <br />
In Nordafrica ancora oggi viene accompagnato dal gesto di portare la mano libera al petto.<br />
<br />
A seconda degli usi, la stretta di mano &#232; legata ad obblighi e divieti. Nel mondo occidentale &#232; pi&#249; frequente tra uomini; in culture che praticano ancora una rigida separazione dei sessi, &#232; proibita o vista con sfavore tra persone di sesso diverso. <br />
<br />
Semplificando sui vari significati storici, oggi la stretta di mano rivela molti tratti della nostra personalit&#224; e, impostazioni sbagliate, possono dare all'interlocutore una cattiva impressione. <br />
<br />
Ma qual'&#232; il modo pi&#249; consono per dare la mano? Quale sarebbe l'impostazione pi&#249; giusta per fare una bella figura?<br />
Considerando che ognuno di noi, mediamente nella vita, fa questo gesto per almeno 15.000 volte, sarebbe il caso di farci un po' di attenzione.<br />
<br />
Le regole per una stretta perfetta sono le stesse sia per gli uomini che per le donne: si offre all’altro la mano destra, con una stretta bella ferma ma non eccessiva, in un punto che si colloca a met&#224; strada tra noi e chi abbiamo di fronte. Il palmo deve essere asciutto e fresco e le mani strette si devono scuotere 3 volte per un tempo non superiore ai due o tre secondi. Ci si deve guardare negli occhi, sorridendo in modo spontaneo e con una forma di saluto o presentazione consona alla situazione.<br />
Sembrer&#224; banale ma ai vertici inglesi della Chevrolet, hanno inserito un corso specifico sulla corretta stretta di mano nel programma formativo dei propri agenti di vendita. La stessa casa automobilistica ha dichiarato: <br />
«La stretta di mano non &#232; solo una forma di saluto rituale, ma anche un modo per concludere gli affari: &#232; importante che il nostro staff sia capace di farlo nel modo migliore per trasmettere fiducia e rassicurazione ai clienti» tanta &#232; la loro convinzione che hanno addirittura sponsorizzato uno studio su questo argomento condotta da Geoffrey Beattie, responsabile del corso di Scienze Psicologiche all’Universit&#224; di Manchester.<br />
<br />
Il ricercatore inglese, nella sua ricerca, ha approfondito l'argomento a tal punto che ha addirittura sviluppato una formula matematica per il calcolo della perfetta stretta di mano. La funzione &#232; esposta qui sotto e le variamili sono di seguito esplicate.<br />
<br />
<img height="24" width="460" align="middle" alt="" src="/public/image/FormulaStrettaMano.gif" /><br />
<br />
(e) &#232; il contatto visivo <font size="1" color="#999999">(1=nessuno; 5=diretto; 5=risposta migliore)</font><br />
(ve) &#232; l’approccio verbale<font size="1" color="#999999"> (1=totalmente inappropriato; 5=del tutto appropriato; 5=risposta migliore)</font><br />
(d) &#232; il sorriso di Duchenne – sorridere con gli occhi e la bocca in modo simmetrico <font size="1" color="#999999">(1=sorriso falso; 5= sorriso di Duchenne; 5=risposta migliore)</font><br />
(cg) indica la completezza della stretta <font size="1" color="#999999">(1=del tutto incompleta; 5=stretta piena; 5=risposta migliore)</font><br />
(dr) &#232; la secchezza della mano <font size="1" color="#999999">(1= mano spugnata alla Fantozzi; 5= mano asciutta; 4=risposta migliore)</font><br />
(s) misura la forza della stretta <font size="1" color="#999999">(1= debole; 5=forte; 3=risposta migliore)</font><br />
(p) &#232; la posizione della mano: <font size="1" color="#999999">(1=eccessivamente trattenuta verso se stessi; 5= spavaldamente protesa verso l’interlocutore; 3=risposta migliore)</font><br />
(vi) indica il vigore <font size="1" color="#999999">(1=troppo alto/troppo basso; 5=giusto vigore; 3=risposta migliore)</font><br />
(t) &#232; la temperatura delle mani <font size="1" color="#999999">(1= troppo calda/fredda; 5= giusta; 3=risposta migliore)</font><br />
(te) misura la consistenza della mano <font size="1" color="#999999">(1=troppo grande/piccolo; 5= giusta; 3=risposta migliore)</font><br />
(c) indica il controllo del gesto <font size="1" color="#999999">(1=basso; 5=alto; 3=risposta migliore)</font><br />
(du) &#232; la durata della stretta<font size="1" color="#999999"> (1= breve; 5=lunga; 3=risposta migliore)</font><br />
<br />
In una intervista lo stesso Beattie afferma: «La stretta di mano &#232; uno degli elementi cruciali nei rapporti interpersonali e nella formazione della prima impressione su qualcuno. Rivela rapidamente aspetti importanti sulla personalit&#224; di chi abbiamo di fronte: se &#232; troppo soft indica insicurezza, mentre una stretta troppo breve pu&#242; essere indice di arroganza» <br />
<br />
Quindi se date la mano a qualcuno e guardate altrove dicendo fesserie, con una mano fredda, sudata e molliccia, difficilmente trasmetterete al vostro interlocutore una buona impressione di voi ed altrettanto difficilmente potrede rimediare, poi, a quel primordiale imprinting comunicato con la prima stretta di mano.<br />
<br />
Una recente ricerca di un &#233;quipe di psicologi dell'Universit&#224; dell'Alabama, capitanata dallo psicologo William Chaplin ha studiato in modo sistematico quest'azione; facendo delle interessanti scoperte. Innanzitutto, &#232; stato appurato che il modo di dare la mano &#232; stabile nel tempo ed &#232; indipendente dalla persona che incontriamo (perci&#242; &#232; prettamente legato alla propria personalit&#224;). Gli studiosi hanno quindi osservato che una stretta energica e calorosa &#232; tipica degli individui estroversi e di chi &#232; molto espressivo; nelle donne, inoltre, &#232; associata anche ad apertura mentale e curiosit&#224;. Al contrario, chi &#232; timido o ha un temperamento ansioso e instabile da la mano in modo esitante, maldestro e la sua stretta, risulta piuttosto moscia.<br />
<br />
<br />
<strong>I significati emotivi:</strong><br />
<br />
Lo stato delle mani riflettono quindi molto il nostro stato emotivo: <br />
- quando suda (se questo avviene non a causa di una elevata temperatura esterna), denota esclusivamente uno stress emotivo.<br />
- quando il palmo &#232; pi&#249; o meno bagnato denota il proprio stato di ansia &#232; legato quindi alla capacit&#224; di essere pi&#249; o meno a proprio agio e disinvolti nei rapporti umani.<br />
- quando la mano &#232; asciutta denota socievolezza negli uomini (ma non sempre nelle donne).<br />
- quando la mano &#232; fredda e umida denota un temperamento introverso, depressione e tendenza a sviluppare comportamenti nevrotici (questo lo si osserva soprattutto nelle donne). Quando &#232; un uomo ad avere l'estremit&#224; superiore fredda non &#232; improbabile che sia un individuo inibito e particolarmente apprensivo.<br />
Va per&#242; precisato che il gentil sesso ha una circolazione periferica molto meno efficiente di quella degli uomini, quindi &#232; piuttosto frequente trovare una donna con la mano fredda pi&#249; per problemi fisiologici che per problemi nervosi.  <br />
<br />
Anche l'intensit&#224; della forza impressa alla stretta &#232; legato alla personalit&#224;. <br />
- quando la stretta &#232; salda e decisa denota una personalit&#224; dominante, sicura di s&#233; e razionale;<br />
- quando la stretta &#232; eccessiva &#232; segno di un carattere aggressivo ed esibizionista.<br />
- quando la stretta &#232; molle e fiacca segna personalit&#224; schiva, timida, depressa e diffidente. (si &#232; appurato che un progressivo declino nell'intensit&#224; della stretta &#232; legato ad un peggioramento dello stato malinconico).<br />
<br />
<br />
Sar&#224; infine chiaro che la boiata della formula matematica &#232; di sicuro un vettore pubblicitario del ricercatore inglese che gli sar&#224; servito per far parlare di s&#232;. A voi di certo non servir&#224; il calcolatore scientifico per misurare la vostra stretta ed il vostro portamento, ma di sicuro fare un po' di attenzione ad una persona che ci si presenta davanti, non guasta di sicuro! <br />
Dimenticavo, visto che vi trovate nella discussione, provate pure a ricordare l'altrui nome (cosa non sempre scontata), potrebbe farvi comodo durante la conversazione, non credete?  Un caloroso saluto.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="5" height="176" width="250" align="left" src="/public/image/StrettaMano.jpg" alt="" />La stretta di mano &egrave; un gesto che ha oggi valenza di saluto, ringraziamento, accordo o congratulazioni. Si effettua tra due persone che si porgono e si afferrano reciprocamente la mano destra. È un gesto molto antico e comune a numerose culture con possibili varianti. <br />
L&#8217;origine del gesto risale a pi&ugrave; di 5000 anni fa (come confermato anche da geroglifici egizi) esso rappresentava, come ancora oggi, segno di accordo o patti accettati tra uomini. Una forma di contratto controfirmato quindi e rispetto reciproco.<br />
Fu una usanza che si diffuse facilmente per vari motivi storici, fu adottata dagli Assiri a seguito della conquista babilonese, successivamente in Grecia e a Roma era comune salutare stringendosi la mano afferrando l&#8217;avambraccio od il polso e stringendo fortemente. <br />
In Nordafrica ancora oggi viene accompagnato dal gesto di portare la mano libera al petto.</p>
<p>A seconda degli usi, la stretta di mano &egrave; legata ad obblighi e divieti. Nel mondo occidentale &egrave; pi&ugrave; frequente tra uomini; in culture che praticano ancora una rigida separazione dei sessi, &egrave; proibita o vista con sfavore tra persone di sesso diverso. </p>
<p>Semplificando sui vari significati storici, oggi la stretta di mano rivela molti tratti della nostra personalit&agrave; e, impostazioni sbagliate, possono dare all&#8217;interlocutore una cattiva impressione. </p>
<p>Ma qual&#8217;&egrave; il modo pi&ugrave; consono per dare la mano? Quale sarebbe l&#8217;impostazione pi&ugrave; giusta per fare una bella figura?<br />
Considerando che ognuno di noi, mediamente nella vita, fa questo gesto per almeno 15.000 volte, sarebbe il caso di farci un po&#8217; di attenzione.</p>
<p>Le regole per una stretta perfetta sono le stesse sia per gli uomini che per le donne: si offre all’altro la mano destra, con una stretta bella ferma ma non eccessiva, in un punto che si colloca a met&agrave; strada tra noi e chi abbiamo di fronte. Il palmo deve essere asciutto e fresco e le mani strette si devono scuotere 3 volte per un tempo non superiore ai due o tre secondi. Ci si deve guardare negli occhi, sorridendo in modo spontaneo e con una forma di saluto o presentazione consona alla situazione.<br />
Sembrer&agrave; banale ma ai vertici inglesi della Chevrolet, hanno inserito un corso specifico sulla corretta stretta di mano nel programma formativo dei propri agenti di vendita. La stessa casa automobilistica ha dichiarato: <br />
«La stretta di mano non &egrave; solo una forma di saluto rituale, ma anche un modo per concludere gli affari: &egrave; importante che il nostro staff sia capace di farlo nel modo migliore per trasmettere fiducia e rassicurazione ai clienti» tanta &egrave; la loro convinzione che hanno addirittura sponsorizzato uno studio su questo argomento condotta da Geoffrey Beattie, responsabile del corso di Scienze Psicologiche all’Universit&agrave; di Manchester.</p>
<p>Il ricercatore inglese, nella sua ricerca, ha approfondito l&#8217;argomento a tal punto che ha addirittura sviluppato una formula matematica per il calcolo della perfetta stretta di mano. La funzione &egrave; esposta qui sotto e le variamili sono di seguito esplicate.</p>
<p><img height="24" width="460" align="middle" alt="" src="/public/image/FormulaStrettaMano.gif" /></p>
<p>(e) &egrave; il contatto visivo <font size="1" color="#999999">(1=nessuno; 5=diretto; 5=risposta migliore)</font><br />
(ve) &egrave; l’approccio verbale<font size="1" color="#999999"> (1=totalmente inappropriato; 5=del tutto appropriato; 5=risposta migliore)</font><br />
(d) &egrave; il sorriso di Duchenne – sorridere con gli occhi e la bocca in modo simmetrico <font size="1" color="#999999">(1=sorriso falso; 5= sorriso di Duchenne; 5=risposta migliore)</font><br />
(cg) indica la completezza della stretta <font size="1" color="#999999">(1=del tutto incompleta; 5=stretta piena; 5=risposta migliore)</font><br />
(dr) &egrave; la secchezza della mano <font size="1" color="#999999">(1= mano spugnata alla Fantozzi; 5= mano asciutta; 4=risposta migliore)</font><br />
(s) misura la forza della stretta <font size="1" color="#999999">(1= debole; 5=forte; 3=risposta migliore)</font><br />
(p) &egrave; la posizione della mano: <font size="1" color="#999999">(1=eccessivamente trattenuta verso se stessi; 5= spavaldamente protesa verso l’interlocutore; 3=risposta migliore)</font><br />
(vi) indica il vigore <font size="1" color="#999999">(1=troppo alto/troppo basso; 5=giusto vigore; 3=risposta migliore)</font><br />
(t) &egrave; la temperatura delle mani <font size="1" color="#999999">(1= troppo calda/fredda; 5= giusta; 3=risposta migliore)</font><br />
(te) misura la consistenza della mano <font size="1" color="#999999">(1=troppo grande/piccolo; 5= giusta; 3=risposta migliore)</font><br />
(c) indica il controllo del gesto <font size="1" color="#999999">(1=basso; 5=alto; 3=risposta migliore)</font><br />
(du) &egrave; la durata della stretta<font size="1" color="#999999"> (1= breve; 5=lunga; 3=risposta migliore)</font></p>
<p>In una intervista lo stesso Beattie afferma: «La stretta di mano &egrave; uno degli elementi cruciali nei rapporti interpersonali e nella formazione della prima impressione su qualcuno. Rivela rapidamente aspetti importanti sulla personalit&agrave; di chi abbiamo di fronte: se &egrave; troppo soft indica insicurezza, mentre una stretta troppo breve pu&ograve; essere indice di arroganza» </p>
<p>Quindi se date la mano a qualcuno e guardate altrove dicendo fesserie, con una mano fredda, sudata e molliccia, difficilmente trasmetterete al vostro interlocutore una buona impressione di voi ed altrettanto difficilmente potrede rimediare, poi, a quel primordiale imprinting comunicato con la prima stretta di mano.</p>
<p>Una recente ricerca di un &eacute;quipe di psicologi dell&#8217;Universit&agrave; dell&#8217;Alabama, capitanata dallo psicologo William Chaplin ha studiato in modo sistematico quest&#8217;azione; facendo delle interessanti scoperte. Innanzitutto, &egrave; stato appurato che il modo di dare la mano &egrave; stabile nel tempo ed &egrave; indipendente dalla persona che incontriamo (perci&ograve; &egrave; prettamente legato alla propria personalit&agrave;). Gli studiosi hanno quindi osservato che una stretta energica e calorosa &egrave; tipica degli individui estroversi e di chi &egrave; molto espressivo; nelle donne, inoltre, &egrave; associata anche ad apertura mentale e curiosit&agrave;. Al contrario, chi &egrave; timido o ha un temperamento ansioso e instabile da la mano in modo esitante, maldestro e la sua stretta, risulta piuttosto moscia.</p>
<p>
<strong>I significati emotivi:</strong></p>
<p>Lo stato delle mani riflettono quindi molto il nostro stato emotivo: <br />
- quando suda (se questo avviene non a causa di una elevata temperatura esterna), denota esclusivamente uno stress emotivo.<br />
- quando il palmo &egrave; pi&ugrave; o meno bagnato denota il proprio stato di ansia &egrave; legato quindi alla capacit&agrave; di essere pi&ugrave; o meno a proprio agio e disinvolti nei rapporti umani.<br />
- quando la mano &egrave; asciutta denota socievolezza negli uomini (ma non sempre nelle donne).<br />
- quando la mano &egrave; fredda e umida denota un temperamento introverso, depressione e tendenza a sviluppare comportamenti nevrotici (questo lo si osserva soprattutto nelle donne). Quando &egrave; un uomo ad avere l&#8217;estremit&agrave; superiore fredda non &egrave; improbabile che sia un individuo inibito e particolarmente apprensivo.<br />
Va per&ograve; precisato che il gentil sesso ha una circolazione periferica molto meno efficiente di quella degli uomini, quindi &egrave; piuttosto frequente trovare una donna con la mano fredda pi&ugrave; per problemi fisiologici che per problemi nervosi.  </p>
<p>Anche l&#8217;intensit&agrave; della forza impressa alla stretta &egrave; legato alla personalit&agrave;. <br />
- quando la stretta &egrave; salda e decisa denota una personalit&agrave; dominante, sicura di s&eacute; e razionale;<br />
- quando la stretta &egrave; eccessiva &egrave; segno di un carattere aggressivo ed esibizionista.<br />
- quando la stretta &egrave; molle e fiacca segna personalit&agrave; schiva, timida, depressa e diffidente. (si &egrave; appurato che un progressivo declino nell&#8217;intensit&agrave; della stretta &egrave; legato ad un peggioramento dello stato malinconico).</p>
<p>
Sar&agrave; infine chiaro che la boiata della formula matematica &egrave; di sicuro un vettore pubblicitario del ricercatore inglese che gli sar&agrave; servito per far parlare di s&egrave;. A voi di certo non servir&agrave; il calcolatore scientifico per misurare la vostra stretta ed il vostro portamento, ma di sicuro fare un po&#8217; di attenzione ad una persona che ci si presenta davanti, non guasta di sicuro! <br />
Dimenticavo, visto che vi trovate nella discussione, provate pure a ricordare l&#8217;altrui nome (cosa non sempre scontata), potrebbe farvi comodo durante la conversazione, non credete?  Un caloroso saluto.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La storia delle nostre cose</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 10:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esterno</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie dai blogger]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stampolampo.it/dblog/articolo.asp?articolo=537</guid>
		<description><![CDATA[<p><img hspace="5" height="312" width="249" align="left" src="/public/image/Ambiente.jpg" alt="" />Pianeta, ambiente, estrazione, fabbriche, produzione, veleni, rifiuti, smaltimento, consumi, marketing, economia, obsolescenza premeditata e percepita, moda, pubblicit&#224;, consumismo, shopping, riciclaggio, felicit&#224;, sostenibilit&#224;, giustizia, tempo libero, energie rinnovabili. <br />
<br />
Come si collegano?<br />
Cosa c'entra tutto questo con la nostra civilt&#224;?<br />
Perch&#233; lavoriamo sempre di pi&#249; per ottenere sempre meno in termini di benessere, felicit&#224; e tempo libero? <br />
<br />
Sono domande che ci poniamo tutti i giorni e le risposte le abbiamo tutte sotto ai nostri occhi, solo non vogliamo vederle.<br />
Sembra che non abbiamo alternative, eppure le soluzioni vi sarebbero, non necessariamente involutive o riduttive; dovremmo solo prendere coscienza di dove stiamo andando e cosa lasciamo ai nostri figli se non cambiamo le nostre abitudini, i nostri metodi e le nostre dannate fissazioni.<br />
<br />
Siamo nati dal consumismo e moriremo inscatolati ed avvelenati da esso se non prendiamo, tutti, seri provvedimenti subito, prima che sia troppo tardi.<br />
<br />
La crisi economica dei giorni nostri, ci ha insegnato che si pi&#249; fare a meno di molte cose, ci ha ridato la coscienza di saper riconoscere le cose veramente importanti, ora manca solo risvegliare lo spirito critico e la propria coscienza: sapere ci&#242; che compriamo e perch&#233;.<br />
<br />
Nonostante ci&#242; c'&#233; ancora chi compra l'Amuchina per pulirsi le mani (dimenticandosi che pu&#242; trovare una fontana di acqua potabile in ogni piazza, ufficio, casa) o chi lascia le luci accese negli ambienti anche se non vi soggiorna (dimenticandosi che l'interruttore elettrico &#232; posto proprio a fianco della porta), c'&#232; anche chi, per fortuna, &#232; cosciente che le risorse mondiali non sono inesauribili e che, noi umani, siamo solo ospiti (e non colonizzatori) di questo meraviglioso pianeta.<br />
<br />
Vi propongo una serie di tre filmati molto gradevoli (di provenienza americana credo) dove la reporter (una tipa con le palle come la nostra Gabbanelli) si &#232; presa la briga di fare una analisi molto approfondita della nostra economia, su che cosa si basa e come potr&#224; ancora reggersi per continuare nel tempo. <br />
<br />
Ne &#232; uscito fuori un lavoro molto ben fatto (in tre parti), volutamente semplificato, profondo pi&#249; di quanto ci si aspettarebbe e fruibile da tutte le estrazioni sociali e culturali. Vi consiglio caldamente di guardarli perch&#233; ne rimarrete sicuramente sorpresi. Un saluto<br />
<br />
Chi non riesce a vederli direttamente da questo blog, pu&#242; cliccare sui 3 seguenti link <a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=4muACs00M1k">Parte1</a>, <a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=fRrpNgIG0jA">Parte2</a>, <a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=WwAgiNbcsIg">Parte3</a></p>
<p><font size="1">La storia delle cose &#232;  un documentario web di 20 min diretto da Louis Fox. Rilasciato online il 4 Dicembre 2007 e narrato da Annie Leonard, diplomata a Barnard College e laureata a Cornell University in "pianificazione di citt&#224; e regioni". Il documentario &#232; sponsorizzato dalla Tides Foundation</font>,<font size="1"> ulteriori informazioni le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_storia_delle_cose" target="_blank">trovate qui</a></font></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>  <a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=4muACs00M1k">Parte 1</a><br />



 <br />
<br />
<br />
<a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=fRrpNgIG0jA">Parte 2</a><br />



 <br />
<br />
<br />
<a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=WwAgiNbcsIg">Parte 3</a><br />




<p> </p>
</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="5" height="312" width="249" align="left" src="/public/image/Ambiente.jpg" alt="" />Pianeta, ambiente, estrazione, fabbriche, produzione, veleni, rifiuti, smaltimento, consumi, marketing, economia, obsolescenza premeditata e percepita, moda, pubblicit&agrave;, consumismo, shopping, riciclaggio, felicit&agrave;, sostenibilit&agrave;, giustizia, tempo libero, energie rinnovabili. </p>
<p>Come si collegano?<br />
Cosa c&#8217;entra tutto questo con la nostra civilt&agrave;?<br />
Perch&eacute; lavoriamo sempre di pi&ugrave; per ottenere sempre meno in termini di benessere, felicit&agrave; e tempo libero? </p>
<p>Sono domande che ci poniamo tutti i giorni e le risposte le abbiamo tutte sotto ai nostri occhi, solo non vogliamo vederle.<br />
Sembra che non abbiamo alternative, eppure le soluzioni vi sarebbero, non necessariamente involutive o riduttive; dovremmo solo prendere coscienza di dove stiamo andando e cosa lasciamo ai nostri figli se non cambiamo le nostre abitudini, i nostri metodi e le nostre dannate fissazioni.</p>
<p>Siamo nati dal consumismo e moriremo inscatolati ed avvelenati da esso se non prendiamo, tutti, seri provvedimenti subito, prima che sia troppo tardi.</p>
<p>La crisi economica dei giorni nostri, ci ha insegnato che si pi&ugrave; fare a meno di molte cose, ci ha ridato la coscienza di saper riconoscere le cose veramente importanti, ora manca solo risvegliare lo spirito critico e la propria coscienza: sapere ci&ograve; che compriamo e perch&eacute;.</p>
<p>Nonostante ci&ograve; c&#8217;&eacute; ancora chi compra l&#8217;Amuchina per pulirsi le mani (dimenticandosi che pu&ograve; trovare una fontana di acqua potabile in ogni piazza, ufficio, casa) o chi lascia le luci accese negli ambienti anche se non vi soggiorna (dimenticandosi che l&#8217;interruttore elettrico &egrave; posto proprio a fianco della porta), c&#8217;&egrave; anche chi, per fortuna, &egrave; cosciente che le risorse mondiali non sono inesauribili e che, noi umani, siamo solo ospiti (e non colonizzatori) di questo meraviglioso pianeta.</p>
<p>Vi propongo una serie di tre filmati molto gradevoli (di provenienza americana credo) dove la reporter (una tipa con le palle come la nostra Gabbanelli) si &egrave; presa la briga di fare una analisi molto approfondita della nostra economia, su che cosa si basa e come potr&agrave; ancora reggersi per continuare nel tempo. </p>
<p>Ne &egrave; uscito fuori un lavoro molto ben fatto (in tre parti), volutamente semplificato, profondo pi&ugrave; di quanto ci si aspettarebbe e fruibile da tutte le estrazioni sociali e culturali. Vi consiglio caldamente di guardarli perch&eacute; ne rimarrete sicuramente sorpresi. Un saluto</p>
<p>Chi non riesce a vederli direttamente da questo blog, pu&ograve; cliccare sui 3 seguenti link <a href="http://www.youtube.com/watch?v=4muACs00M1k">Parte1</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=fRrpNgIG0jA">Parte2</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=WwAgiNbcsIg">Parte3</a></p>
<p><font size="1">La storia delle cose &egrave;  un documentario web di 20 min diretto da Louis Fox. Rilasciato online il 4 Dicembre 2007 e narrato da Annie Leonard, diplomata a Barnard College e laureata a Cornell University in &#8220;pianificazione di citt&agrave; e regioni&#8221;. Il documentario &egrave; sponsorizzato dalla Tides Foundation</font>,<font size="1"> ulteriori informazioni le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_storia_delle_cose">trovate qui</a></font></p>
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<p>  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=4muACs00M1k">Parte 1</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=fRrpNgIG0jA">Parte 2</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=WwAgiNbcsIg">Parte 3</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Pneumatici, grammatica ed aderenza</title>
		<link>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/pneumatici-grammatica-ed-aderenza.html</link>
		<comments>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/pneumatici-grammatica-ed-aderenza.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esterno</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie dai blogger]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stampolampo.it/dblog/articolo.asp?articolo=536</guid>
		<description><![CDATA[<p><img hspace="6" height="274" width="250" align="left" alt="" src="/public/image/Pneumatico.jpg" />Forse non tutti sapranno che la grammatica italiana ha accettato solo di recente (storcendo il naso) l’articolo “il” o “un” davanti alla parola “pneumatico”.<br />
Anche se le ultime generazioni non ci sono proprio abituate, l’accezione grammaticale corretta vorrebbe che si dicesse “uno pneumatico, lo pneumatico e gli pneumatici”. <br />
<br />
Le regole che giustificano l'uso dell'articolo "lo" davanti a pneumatico sono le stesse di sempre, ma sul tema anche l'accademia della crusca si &#232; espressa con una secca nota:<br />
"Per quel che riguarda l'uso dell'articolo (e quindi della preposizione articolata) col sostantivo pneumatico, si pu&#242; dire che l'alternanza degli articoli il/lo e un/uno (e naturalmente dei plurali corrispondenti i/gli, dei/degli) corrispondono i primi a un registro pi&#249; familiare, mentre i secondi appartengono ad un uso pi&#249; sorvegliato della nostra lingua. Niente quindi vieta di usare gli uni o gli altri anche se, nello scritto e negli usi pi&#249; formali, si ritiene che siano pi&#249; indicate le forme lo pneumatico, uno pneumatico, gli pneumatici, degli pneumatici."<br />
<br />
Anche se ormai esiste una cospicua maggioranza che dice comunemente “il pneumatico, un pneumatico, i pneumatici” forse per abitudine o per sentito dire, usare lo pneumatico sembra essere l'ottimale. Ma ci riuscireste voi ad andare dal gommista e dire: scusi ho forato uno pneumatico? <br />
<br />
A prescindere ora dalle precisazioni grammaticali, molte altre cose di questo prodotto automobilistico non si hanno ben chiare e tra queste vi &#232; l'aderenza.</p>


<p> </p>
<a href="http://partners.sprintrade.com/z/0/CD7927/&#38;p=23"><img border="0" src="http://partners.sprintrade.com/rotator/CD7927/23&#38;keyword="></a>
<p> </p>



<p><br />
L'aderenza &#232; quel fenomeno che permette il trasferimento al suolo attraverso la superficie di contatto del peso di un corpo e di una forza applicata tangenzialmente. In tal caso si dice di trovarsi in condizioni di aderenza se le forze tangenziali, di frenatura o di trazione consentono il semplice rotolamento e non conducono al pattinamento della ruota fuori della traiettoria voluta.<br />
<br />
In fisica si dice aderenza il rapporto tra la forza tangenziale alla superficie di contatto e la forza peso del corpo scaricata su tale superficie.<br />
Tale coefficiente dipende fortemente dai seguenti fattori:<br />
- i materiali di contatto ruota/suolo;<br />
- la velocit&#224; di rotolamento;<br />
- l'umidit&#224; e la presenza di materiale che non permette un contatto ideale al suolo (foglie, olio, acqua, ecc.)<br />
<br />
<br />
L'aderenza &#232; quindi una grandezza che non ha niente a che fare con le dimensioni del pneumatico n'&#232; con la sua larghezza ed &#232; nulla quando non sono applicate forze esterne al veicolo. <br />
<br />
Essa dipende quindi dal peso del veicolo, dai materiali usati, dalle rugosit&#224; della pavimentazione (asfalto) e dalle sporcizie (liquide o solide) che vi si interpongono.<br />
<br />


<p> </p>
<a href="http://partners.sprintrade.com/z/0/CD7927/&#38;p=815"><img border="0" src="http://partners.sprintrade.com/rotator/CD7927/815&#38;keyword="></a>
<p> </p>


Quindi possiamo dire che l'aderenza &#232; il contatto tra 2 elementi (Pneumatico e manto stradale)<br />
<br />
La gomma, per le sue propriet&#224;, permette l’adesione e l’ingranamento al suolo:<br />
su suolo asciutto, la gomma tende a incollarsi, questa &#232; chiamata adesione (che &#232; circa il 75% dell’aderenza)<br />
La sua flessibilit&#224; permette di sposare le irregolarit&#224; del suolo, questo &#232; chiamato ingranamento (che corrisponde al restante 25% dell’aderenza)<br />
<br />
Ricordo che nel contatto gomma/asfalto (per veicoli stradali) si raggiungono normalmente coefficienti di aderenza dell'ordine di 0.60 - 0.80, molto superiore al contatto ferro/rotaia (nei treni) che invece, si attesta nell'ordine di 0.18 - 0.23 (ecco spiegati i tempi biblici di frenata di un treno rispetto ad un TIR di uguale peso).<br />
<br />
Quindi a condizioni di suolo asciutto e pulito con gomma di medesima morbidezza, sarebbe falso credere che una gomma larga porti pi&#249; aderenza, come sarebbe falso pensare che una gomma liscia sia meno efficiente di una gomma nuova.<br />
<br />
Ora per&#242;, prima di dire che sono pazzo, urgono delle precisazioni. Il codice della strada tiene conto dello stato di usura di uno pneumatico quando esso diminuisce di efficienza nei casi pi&#249; difficili di rotolamento e quando cio&#232; diventa pericoloso. Semplificando, uno pneumatico usurato non perde la sua caratteristica aderenza in stato di suolo pulito, ma va a perdere le sue peculiarit&#224; di anti pattinamento dovuta ai liquidi che si possono incontrare sul percorso, che non riescono pi&#249; ad essere espulsi con la stessa efficienza di una gomma nuova per questo va cambiato.<br />
<br />
Altro discorso invece sono la larghezza della gomma, essa non modifica in alcun modo l'aderenza (sappiamo infatti che essa dipende solo dal peso e dai materiali usati e limitatamente dalla superficie di contatto). Possiamo dire per&#242; che una gomma larga aumenta notevolmente il problema di pattinamento del veicolo in caso di suolo bagnato, pertanto una gomma larga usurata &#232; sicuramente pi&#249; pericolosa sul bagnato di una gomma stretta.<br />
<br />
Intuisco subito la vostra domanda, ma allora perch&#233; le macchine da corsa usano le gomme larghe soprattutto sulle ruote di trazione?<br />
Il discorso, semplificando di molto, &#232; che, per ottenere ottime prestazioni sulle corse, dove il peso della vettura deve essere limitato e l'asfalto &#232; uguale per tutti i concorrenti, si deve usare una mescola quanto pi&#249; morbida possibile che si interfacci con l'asfalto nel migliore dei modi per ottenere la massima aderenza. <br />
Purtroppo una gomma morbida si usura moltissimo e necessita di una grande gomma che riesca a resistere perlomeno fino alla fine della corsa.  Un saluto e buon viaggio.</p>


<p> </p>
<a href="http://partners.sprintrade.com/z/0/CD7927/&#38;p=861"><img border="0" src="http://partners.sprintrade.com/rotator/CD7927/861&#38;keyword="></a>
<p> </p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="6" height="274" width="250" align="left" alt="" src="/public/image/Pneumatico.jpg" />Forse non tutti sapranno che la grammatica italiana ha accettato solo di recente (storcendo il naso) l’articolo “il” o “un” davanti alla parola “pneumatico”.<br />
Anche se le ultime generazioni non ci sono proprio abituate, l’accezione grammaticale corretta vorrebbe che si dicesse “uno pneumatico, lo pneumatico e gli pneumatici”. </p>
<p>Le regole che giustificano l&#8217;uso dell&#8217;articolo &#8220;lo&#8221; davanti a pneumatico sono le stesse di sempre, ma sul tema anche l&#8217;accademia della crusca si &egrave; espressa con una secca nota:<br />
&#8220;Per quel che riguarda l&#8217;uso dell&#8217;articolo (e quindi della preposizione articolata) col sostantivo pneumatico, si pu&ograve; dire che l&#8217;alternanza degli articoli il/lo e un/uno (e naturalmente dei plurali corrispondenti i/gli, dei/degli) corrispondono i primi a un registro pi&ugrave; familiare, mentre i secondi appartengono ad un uso pi&ugrave; sorvegliato della nostra lingua. Niente quindi vieta di usare gli uni o gli altri anche se, nello scritto e negli usi pi&ugrave; formali, si ritiene che siano pi&ugrave; indicate le forme lo pneumatico, uno pneumatico, gli pneumatici, degli pneumatici.&#8221;</p>
<p>Anche se ormai esiste una cospicua maggioranza che dice comunemente “il pneumatico, un pneumatico, i pneumatici” forse per abitudine o per sentito dire, usare lo pneumatico sembra essere l&#8217;ottimale. Ma ci riuscireste voi ad andare dal gommista e dire: scusi ho forato uno pneumatico? </p>
<p>A prescindere ora dalle precisazioni grammaticali, molte altre cose di questo prodotto automobilistico non si hanno ben chiare e tra queste vi &egrave; l&#8217;aderenza.</p>
<p> </p>
<p><a href="http://partners.sprintrade.com/z/0/CD7927/&amp;p=23"><img border="0" src="http://partners.sprintrade.com/rotator/CD7927/23&amp;keyword="></a></p>
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L&#8217;aderenza &egrave; quel fenomeno che permette il trasferimento al suolo attraverso la superficie di contatto del peso di un corpo e di una forza applicata tangenzialmente. In tal caso si dice di trovarsi in condizioni di aderenza se le forze tangenziali, di frenatura o di trazione consentono il semplice rotolamento e non conducono al pattinamento della ruota fuori della traiettoria voluta.</p>
<p>In fisica si dice aderenza il rapporto tra la forza tangenziale alla superficie di contatto e la forza peso del corpo scaricata su tale superficie.<br />
Tale coefficiente dipende fortemente dai seguenti fattori:<br />
- i materiali di contatto ruota/suolo;<br />
- la velocit&agrave; di rotolamento;<br />
- l&#8217;umidit&agrave; e la presenza di materiale che non permette un contatto ideale al suolo (foglie, olio, acqua, ecc.)</p>
<p>
L&#8217;aderenza &egrave; quindi una grandezza che non ha niente a che fare con le dimensioni del pneumatico n&#8217;&egrave; con la sua larghezza ed &egrave; nulla quando non sono applicate forze esterne al veicolo. </p>
<p>Essa dipende quindi dal peso del veicolo, dai materiali usati, dalle rugosit&agrave; della pavimentazione (asfalto) e dalle sporcizie (liquide o solide) che vi si interpongono.</p>
<p> </p>
<p><a href="http://partners.sprintrade.com/z/0/CD7927/&amp;p=815"><img border="0" src="http://partners.sprintrade.com/rotator/CD7927/815&amp;keyword="></a></p>
<p> </p>
<p>Quindi possiamo dire che l&#8217;aderenza &egrave; il contatto tra 2 elementi (Pneumatico e manto stradale)</p>
<p>La gomma, per le sue propriet&agrave;, permette l’adesione e l’ingranamento al suolo:<br />
su suolo asciutto, la gomma tende a incollarsi, questa &egrave; chiamata adesione (che &egrave; circa il 75% dell’aderenza)<br />
La sua flessibilit&agrave; permette di sposare le irregolarit&agrave; del suolo, questo &egrave; chiamato ingranamento (che corrisponde al restante 25% dell’aderenza)</p>
<p>Ricordo che nel contatto gomma/asfalto (per veicoli stradali) si raggiungono normalmente coefficienti di aderenza dell&#8217;ordine di 0.60 - 0.80, molto superiore al contatto ferro/rotaia (nei treni) che invece, si attesta nell&#8217;ordine di 0.18 - 0.23 (ecco spiegati i tempi biblici di frenata di un treno rispetto ad un TIR di uguale peso).</p>
<p>Quindi a condizioni di suolo asciutto e pulito con gomma di medesima morbidezza, sarebbe falso credere che una gomma larga porti pi&ugrave; aderenza, come sarebbe falso pensare che una gomma liscia sia meno efficiente di una gomma nuova.</p>
<p>Ora per&ograve;, prima di dire che sono pazzo, urgono delle precisazioni. Il codice della strada tiene conto dello stato di usura di uno pneumatico quando esso diminuisce di efficienza nei casi pi&ugrave; difficili di rotolamento e quando cio&egrave; diventa pericoloso. Semplificando, uno pneumatico usurato non perde la sua caratteristica aderenza in stato di suolo pulito, ma va a perdere le sue peculiarit&agrave; di anti pattinamento dovuta ai liquidi che si possono incontrare sul percorso, che non riescono pi&ugrave; ad essere espulsi con la stessa efficienza di una gomma nuova per questo va cambiato.</p>
<p>Altro discorso invece sono la larghezza della gomma, essa non modifica in alcun modo l&#8217;aderenza (sappiamo infatti che essa dipende solo dal peso e dai materiali usati e limitatamente dalla superficie di contatto). Possiamo dire per&ograve; che una gomma larga aumenta notevolmente il problema di pattinamento del veicolo in caso di suolo bagnato, pertanto una gomma larga usurata &egrave; sicuramente pi&ugrave; pericolosa sul bagnato di una gomma stretta.</p>
<p>Intuisco subito la vostra domanda, ma allora perch&eacute; le macchine da corsa usano le gomme larghe soprattutto sulle ruote di trazione?<br />
Il discorso, semplificando di molto, &egrave; che, per ottenere ottime prestazioni sulle corse, dove il peso della vettura deve essere limitato e l&#8217;asfalto &egrave; uguale per tutti i concorrenti, si deve usare una mescola quanto pi&ugrave; morbida possibile che si interfacci con l&#8217;asfalto nel migliore dei modi per ottenere la massima aderenza. <br />
Purtroppo una gomma morbida si usura moltissimo e necessita di una grande gomma che riesca a resistere perlomeno fino alla fine della corsa.  Un saluto e buon viaggio.</p>
<p> </p>
<p><a href="http://partners.sprintrade.com/z/0/CD7927/&amp;p=861"><img border="0" src="http://partners.sprintrade.com/rotator/CD7927/861&amp;keyword="></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Chi è nato prima l&#8217;uovo o la gallina?</title>
		<link>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/chi-e-nato-prima-luovo-o-la-gallina.html</link>
		<comments>http://www.bloghissimo.it/notizie/notizie-dai-blogger/chi-e-nato-prima-luovo-o-la-gallina.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 11:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Esterno</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie dai blogger]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stampolampo.it/dblog/articolo.asp?articolo=535</guid>
		<description><![CDATA[<p><img hspace="6" height="188" width="250" align="left" src="/public/image/UovoGallina.jpg" alt="" />Il famoso paradosso dell'uovo o la gallina, forse usato pi&#249; come rompicapo logico o esercizio filosofico, che serio problema scientifico, proviene probabilmente dalla ricerca disperata di spiegazioni semplici a problemi complessi sulla cosmologia e l'origine della vita. La domanda, che ci ha interessato fin dai tempi degli antichi filosofi greci, forse nasce per naturale contrasto tra un animale simpatico, ma notoriamente stupido come la gallina ed un prodotto alimentare basilare come l'uovo; forse nasce da una semplice domanda di un bambino nei tempi dei perch&#233; o forse da qualche bontempone che intendeva porre dubbi agli scenziati del tempo.<br />
Sta di fatto che, anche dopo centinaia di secoli, c'&#232; chi si pone ancora questa strana domanda come se fosse veramente fondamentale.<br />
<br />
Nei tempi recenti la domanda viene utilizzata per enfatizzare l'inutilit&#224; o la futilit&#224; di un discorso o per dimostrare l'incapacit&#224; di giungere ad una concreta conclusione.<br />
<br />


Anche nella storia molti si sono pronunciati e tutti sembrano abbiano una loro differente risposta.<br />
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<strong>I filosofi</strong><br />
Il paradosso viene citato gi&#224; dagli antichi filosofi greci Aristotele e Plutarco, ma il primo che lo formula nel modo in cui lo conosciamo oggi &#232; Ambrogio Teodosio Macrobio nella sua opera Saturnalia. Qui prova a darne anche una risposta motivata con questa frase:  <em>È nato prima l'uovo o la gallina?" ...si ritiene, a ragione, che l’uovo sia stato creato per primo dalla natura. Infatti per primo ha origine ci&#242; che &#232; imperfetto e per giunta informe e attraverso qualit&#224; e tappe progressive prendono forma le aggiunte (intese come le caratteristiche dell’individuo adulto): dunque la natura cominci&#242; a formare l’uccello da materia informe e produsse l'uovo, nel quale non vi &#232; ancora la specie di animale: da questo a poco a poco ha origine una specie perfetta di uccello in seguito a un progressivo effetto di maturazione.</em><br />
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<strong>I teologi</strong><br />
Da un punto di vista creazionista ebraico-cristiano si pu&#242; procedere ad un'esegesi letterale degli eventi descritti nella genesi biblica, comprendendo gli uccelli fra gli esseri creati "il quinto giorno". Poich&#233; la Bibbia  non menziona le uova, ne deriverebbe una creazione degli uccelli in forma gi&#224; adulta: da un punto di vista creazionista, quindi, il paradosso ammette un'immediata soluzione, che prevede la 'nascita' prioritaria della gallina rispetto all'uovo.<br />
<br />
<strong>Gli scienziati</strong><br />
Da un punto di vista scientifico, la risposta alla domanda da cui scaturisce il paradosso &#232; piuttosto semplice, e non pu&#242; che essere quella giusta cio&#232; nessuno dei due. Va considerato infatti che, da un punto di vista evoluzionistico, gli uccelli (quindi le galline) derivano da determinati ceppi di rettili (che sono animali a sangue freddo gi&#224; dotati della capacit&#224; di deporre uova). Il diretto predecessore degli uccelli, deponeva quindi gi&#224; le uova pur non essendo ancora un uccello. <br />
Il processo tramite il quale, da questo primitivo predecessore, si &#232; giunti all'essere chiamato gallina, &#232; un meccanismo chiamato speciazione che coinvolge numerosissimi eventi genetici.  Questi fenomeni, che per ovviet&#224; possono solo avvenire in tempi molto lunghi (milioni di anni), non possono di certo essere ricondotti a un semplice e banale passaggio uovo - gallina (o viceversa).<br />
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Tralasciando quindi la semplificazione teologica e la complicazione filosofica, la risposta scientifica, oltre che la pi&#249; saggia, sarebbe anche la pi&#249; condivisibile e dimostrabile.<br />
<br />
Per&#242; sembra che tutto questo non sia bastato; forse complice il caldo e le lunghe ore di veglia notturna, Colin Freeman e i suoi collaboratori delle Universit&#224; di Sheffield e Warwick, in Gran Bretagna, penso pi&#249; per ricerca di notoriet&#224; che per vero interesse scientifico, hanno ripreso in mano la faccenda e ora abbiamo una ulteriore risposta.<br />
In totale disaccordo con le precedenti teorie scientifiche che dimostravano l'esatto opposto, ora sembra che sia la gallina la capostipite di questo buffo quanto inutile dilemma.<br />
<br />
La ricerca di Freeman sembra non lasciar dubbi: con l’aiuto di Hector (High End Computing Terascale Resource), un supercomputer di Edimburgo, il gruppo di scienziati ha organizzato una simulazione che ha reso inconfutabile come la proteina ovocledidina17 (OC-17), presente solo nella parte pi&#249; dura del guscio delle uova, aiuti le particelle di calcio a trasformarsi in cristalli di calcite, i quali, stratificandosi l’uno sull’altro e abbandonando il proprio legame con la proteina stessa, velocizzando l’indurimento del guscio in poco meno di otto ore.<br />
In pratica senza la proteina OC-17 (proveniente dalla gallina) non ci potrebbe essere nessun uovo, va da s&#233; quindi che la gallina esisteva gi&#224; prima dell’uovo.<br />
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Colin Freeman, con aria sorniona e divertita, ha affermato ai mass media che la sua teoria &#232; un po’ tirata, ma il  risultato &#232; solo un punto di partenza molto valido e da prendere in seria considerazione. In realt&#224; la questione risale ai tempi in cui i dinosauri, antenati degli uccelli, hanno imparato a fare uova con il guscio duro. Insomma, sulle sue affermazioni nemmeno Mr. Freeman ci metterebbe la mano sul fuoco, anche se &#232; lui stesso che ha fatto esplodere il caso giornalistico.<br />
<br />
Edoardo Boncinelli (uno dei pi&#249; celebri biologi italiani), che si &#232; a lungo occupato anche di questo argomento, cazzeggiando un p&#242;, dichiara: «<em>C’&#232; di che schiantarsi dal ridere anche se la questione, se trattata con seriet&#224;, &#232; intellettualmente e scientificamente feconda. Ovvio che per avere un uovo, per cos&#236; dire, funzionante, questo deve uscire da un organismo che abbia messo tutte le cose nella giusta posizione. Ma questo &#232; solo un aspetto della faccenda. Il guscio non &#232; tutto l’uovo. È solo una parte. In linea generale, quando si studia la nascita di una specie, si pensa anche che tutto sia avvenuto per una serie di mutazioni genetiche. Si arriva a concludere, cio&#232;, che ci sia stato prima l’uovo, e ancora prima i gameti, e soltanto dopo un nuovo organismo, in questo caso la gallina. Se parliamo del guscio, per&#242;, c’&#232; stata prima la gallina. Ma se parliamo dell’uovo intero, c’&#232; stato prima l'uovo. Chiaro o no?</em>».<br />
<br />
Comunque, a parte gli scherzi o gli scoop giornalistici correlati, la ricerca di Freeman &#232; serissima e potrebbe portare ad interessanti sviluppi pratici nel campo della sintesi ossea artificiale e dello stoccaggio della CO<sub>2</sub> sottoforma di calcare. Chiaro che ricerche cos&#236; complesse sono costose, ma se illuminate dai proiettori dei giornalisti, le richieste di finanziamenti per i propri istituti risulterebbero molto pi&#249; feconde e corpose.<br />
Cosa non si fa per preservare e promuovere la ricerca scientifica!  Un saluto.</p>


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="6" height="188" width="250" align="left" src="/public/image/UovoGallina.jpg" alt="" />Il famoso paradosso dell&#8217;uovo o la gallina, forse usato pi&ugrave; come rompicapo logico o esercizio filosofico, che serio problema scientifico, proviene probabilmente dalla ricerca disperata di spiegazioni semplici a problemi complessi sulla cosmologia e l&#8217;origine della vita. La domanda, che ci ha interessato fin dai tempi degli antichi filosofi greci, forse nasce per naturale contrasto tra un animale simpatico, ma notoriamente stupido come la gallina ed un prodotto alimentare basilare come l&#8217;uovo; forse nasce da una semplice domanda di un bambino nei tempi dei perch&eacute; o forse da qualche bontempone che intendeva porre dubbi agli scenziati del tempo.<br />
Sta di fatto che, anche dopo centinaia di secoli, c&#8217;&egrave; chi si pone ancora questa strana domanda come se fosse veramente fondamentale.</p>
<p>Nei tempi recenti la domanda viene utilizzata per enfatizzare l&#8217;inutilit&agrave; o la futilit&agrave; di un discorso o per dimostrare l&#8217;incapacit&agrave; di giungere ad una concreta conclusione.</p>
<p>Anche nella storia molti si sono pronunciati e tutti sembrano abbiano una loro differente risposta.</p>
<p><a href="http://partners.sprintrade.com/z/0/CD7927/&amp;p=23"><img border="0" src="http://partners.sprintrade.com/rotator/CD7927/23&amp;keyword="></a></p>
<p><strong>I filosofi</strong><br />
Il paradosso viene citato gi&agrave; dagli antichi filosofi greci Aristotele e Plutarco, ma il primo che lo formula nel modo in cui lo conosciamo oggi &egrave; Ambrogio Teodosio Macrobio nella sua opera Saturnalia. Qui prova a darne anche una risposta motivata con questa frase:  <em>È nato prima l&#8217;uovo o la gallina?&#8221; &#8230;si ritiene, a ragione, che l’uovo sia stato creato per primo dalla natura. Infatti per primo ha origine ci&ograve; che &egrave; imperfetto e per giunta informe e attraverso qualit&agrave; e tappe progressive prendono forma le aggiunte (intese come le caratteristiche dell’individuo adulto): dunque la natura cominci&ograve; a formare l’uccello da materia informe e produsse l&#8217;uovo, nel quale non vi &egrave; ancora la specie di animale: da questo a poco a poco ha origine una specie perfetta di uccello in seguito a un progressivo effetto di maturazione.</em></p>
<p><strong>I teologi</strong><br />
Da un punto di vista creazionista ebraico-cristiano si pu&ograve; procedere ad un&#8217;esegesi letterale degli eventi descritti nella genesi biblica, comprendendo gli uccelli fra gli esseri creati &#8220;il quinto giorno&#8221;. Poich&eacute; la Bibbia  non menziona le uova, ne deriverebbe una creazione degli uccelli in forma gi&agrave; adulta: da un punto di vista creazionista, quindi, il paradosso ammette un&#8217;immediata soluzione, che prevede la &#8216;nascita&#8217; prioritaria della gallina rispetto all&#8217;uovo.</p>
<p><strong>Gli scienziati</strong><br />
Da un punto di vista scientifico, la risposta alla domanda da cui scaturisce il paradosso &egrave; piuttosto semplice, e non pu&ograve; che essere quella giusta cio&egrave; nessuno dei due. Va considerato infatti che, da un punto di vista evoluzionistico, gli uccelli (quindi le galline) derivano da determinati ceppi di rettili (che sono animali a sangue freddo gi&agrave; dotati della capacit&agrave; di deporre uova). Il diretto predecessore degli uccelli, deponeva quindi gi&agrave; le uova pur non essendo ancora un uccello. <br />
Il processo tramite il quale, da questo primitivo predecessore, si &egrave; giunti all&#8217;essere chiamato gallina, &egrave; un meccanismo chiamato speciazione che coinvolge numerosissimi eventi genetici.  Questi fenomeni, che per ovviet&agrave; possono solo avvenire in tempi molto lunghi (milioni di anni), non possono di certo essere ricondotti a un semplice e banale passaggio uovo - gallina (o viceversa).</p>
<p>Tralasciando quindi la semplificazione teologica e la complicazione filosofica, la risposta scientifica, oltre che la pi&ugrave; saggia, sarebbe anche la pi&ugrave; condivisibile e dimostrabile.</p>
<p>Per&ograve; sembra che tutto questo non sia bastato; forse complice il caldo e le lunghe ore di veglia notturna, Colin Freeman e i suoi collaboratori delle Universit&agrave; di Sheffield e Warwick, in Gran Bretagna, penso pi&ugrave; per ricerca di notoriet&agrave; che per vero interesse scientifico, hanno ripreso in mano la faccenda e ora abbiamo una ulteriore risposta.<br />
In totale disaccordo con le precedenti teorie scientifiche che dimostravano l&#8217;esatto opposto, ora sembra che sia la gallina la capostipite di questo buffo quanto inutile dilemma.</p>
<p>La ricerca di Freeman sembra non lasciar dubbi: con l’aiuto di Hector (High End Computing Terascale Resource), un supercomputer di Edimburgo, il gruppo di scienziati ha organizzato una simulazione che ha reso inconfutabile come la proteina ovocledidina17 (OC-17), presente solo nella parte pi&ugrave; dura del guscio delle uova, aiuti le particelle di calcio a trasformarsi in cristalli di calcite, i quali, stratificandosi l’uno sull’altro e abbandonando il proprio legame con la proteina stessa, velocizzando l’indurimento del guscio in poco meno di otto ore.<br />
In pratica senza la proteina OC-17 (proveniente dalla gallina) non ci potrebbe essere nessun uovo, va da s&eacute; quindi che la gallina esisteva gi&agrave; prima dell’uovo.</p>
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<p>Colin Freeman, con aria sorniona e divertita, ha affermato ai mass media che la sua teoria &egrave; un po’ tirata, ma il  risultato &egrave; solo un punto di partenza molto valido e da prendere in seria considerazione. In realt&agrave; la questione risale ai tempi in cui i dinosauri, antenati degli uccelli, hanno imparato a fare uova con il guscio duro. Insomma, sulle sue affermazioni nemmeno Mr. Freeman ci metterebbe la mano sul fuoco, anche se &egrave; lui stesso che ha fatto esplodere il caso giornalistico.</p>
<p>Edoardo Boncinelli (uno dei pi&ugrave; celebri biologi italiani), che si &egrave; a lungo occupato anche di questo argomento, cazzeggiando un p&ograve;, dichiara: «<em>C’&egrave; di che schiantarsi dal ridere anche se la questione, se trattata con seriet&agrave;, &egrave; intellettualmente e scientificamente feconda. Ovvio che per avere un uovo, per cos&igrave; dire, funzionante, questo deve uscire da un organismo che abbia messo tutte le cose nella giusta posizione. Ma questo &egrave; solo un aspetto della faccenda. Il guscio non &egrave; tutto l’uovo. È solo una parte. In linea generale, quando si studia la nascita di una specie, si pensa anche che tutto sia avvenuto per una serie di mutazioni genetiche. Si arriva a concludere, cio&egrave;, che ci sia stato prima l’uovo, e ancora prima i gameti, e soltanto dopo un nuovo organismo, in questo caso la gallina. Se parliamo del guscio, per&ograve;, c’&egrave; stata prima la gallina. Ma se parliamo dell’uovo intero, c’&egrave; stato prima l&#8217;uovo. Chiaro o no?</em>».</p>
<p>Comunque, a parte gli scherzi o gli scoop giornalistici correlati, la ricerca di Freeman &egrave; serissima e potrebbe portare ad interessanti sviluppi pratici nel campo della sintesi ossea artificiale e dello stoccaggio della CO<sub>2</sub> sottoforma di calcare. Chiaro che ricerche cos&igrave; complesse sono costose, ma se illuminate dai proiettori dei giornalisti, le richieste di finanziamenti per i propri istituti risulterebbero molto pi&ugrave; feconde e corpose.<br />
Cosa non si fa per preservare e promuovere la ricerca scientifica!  Un saluto.</p>
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<p><a href="http://partners.sprintrade.com/z/0/CD7927/&amp;p=861"><img border="0" src="http://partners.sprintrade.com/rotator/CD7927/861&amp;keyword="></a></p>
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