Notizie dai blogger

Un individuo espelle mediamente da mezzo litro fino ad un litro e mezzo di gas al giorno, per una media che va da 11 a 25 "sinfonie" a testa.

Benché si cerchi di evitarle e non darle a sentire, il bilancio delle flatulenze umane sono quindi tutt’altro che scarse, sono formate principalmente dai gas igeriti durante la respirazione come azoto e ossigeno, ma non mancano metano, idrogeno e biossido di carbonio (che sono tutti inodori).
Ben più molesti sono invece i gas che si producono dalla digestione, la loro proverbiale e maleodorante essenza deriva dalla digestione degli acidi grassi, vari composti dello zolfo e il solfato di carbonile che sono il risultato della decomposizione delle proteine; l’incidenza delle componenti "aromatiche" nelle flatulenze aumenta dagli erbivori, agli onnivori, ai carnivori.

Cibi
Come tutti sapranno, i cibi che provocano flatulenze di maggiore entità sono solitamente ricchi di carboidrati complessi e comprendono fagioli, ceci, latte, cipolle, patate dolci, scorze di agrumi, formaggio, castagne, anacardi, broccoli, cavoli, carciofi, avena, lieviti (presenti nel pane, nei dolci e gli spumanti) e molto altro.
In particolare nei fagioli, i gas endogeni sembrano derivare dagli oligosaccaridi, che sono carboidrati resistenti alla digestione: essi passano attraverso l’intestino superiore pressoché inalterati poi, quando raggiungono l’intestino inferiore vengono assaliti dai batteri che se ne cibano, producendo così abbondanti quantità di gas maleodoranti.

Rumori
Il rumore  comunemente associato alle flatulenze è causato dalla vibrazione dell’apertura anale. Il suono varia a seconda della tensione dello sfintere, della velocità del gas espulso e da altri fattori come l’umidità e la quantità di grasso corporeo dell’individuo, in pratica, un po’ come per la voce… ognuno ha il suo!

Rimedi
I dietisti consigliano l’assunzione di alcune spezie in grado di ridurre sensibilmente i gas intestinali, per esempio il cumino, l’anice, la curcuma e il kombu, alga marina tipica della cucina giapponese. Grande importanza assumono i probiotici (yogurt, acidophilus e bifidus) e i prebiotici, soprattutto se impiegati per ristabilire la flora intestinale (da usare con attenzione, perché in caso di abuso si rischia di ottenere l’effetto contrario).
Dal punto di vista farmacologico il rimedio può consistere nell’integrare la dieta con enzimi digestivi, necessari per contrastare la presenza di componenti non digerite di alcuni cibi. Gli enzimi più efficaci (lattasi, proteasi, cellulasi, lipasi e saccarasi per fare qualche esempio) possono essere facilmente reperiti, singolarmente o combinati, in farmacia se non addirittura in alcuni centri commerciali. Si consiglia inoltre di ingerire, durante i pasti, piccole dosi di liquidi acidi (succo di limone e aceto) per stimolare la formazione dell’acido cloridrico, sostanza in grado di incrementare la produzione di enzimi.

Inquinamento ambientale
Potrà sembrare ridicolo parlare di inquinamento ambientale in riferimento alla flatulenza, bisogna però considerare che moltissimi animali (soprattutto gli erbivori), ne producono grandi quantità. Pensare che si stima che il bestiame contribuisce per un 20% delle emissioni di metano nel globo terrestre! In Nuova Zelanda si è stimato addirittura che la flatulenza del bestiame influisce per oltre il 60% sulle emissioni di gas serra, è per questo che molti scienziati stanno analizzando a fondo questo problema.

Nella foto, notate la termografia di una flatulenza umana che mostra le differenza di temperatura tra i vari elementi: il gas appena espulso (in rosso) sensibilmente più caldo rispetto all’ambiente circostante (in nero) ed il corpo emettitore (verde).

Questa la teoria, per la pratica applicatevi da soli. Un saluto… aromatico

 

 

 

 

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Un appello dal M.E.D.A.

9 Mar 2010 In: Notizie dai blogger

Da una richiesta di una nostra collaboratrice, ci offriamo come supporto divulgativo per diffondere un appello ai governanti riguardante la situazione attuale dei nostri fratelli diversamente abili.

LETTERA APERTA ALL’ONOREVOLE SILVIO BERLUSCONI - PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Ill.mo Presidente, se noi del M.E.D.A abbiamo deciso di rivolgerci a Lei usando un mezzo insolito come quello del “pubblico manifesto” è solo perché non siamo in nessun caso riusciti a raggiungerla in altro modo, nemmeno attraverso le numerose missive che forse i suoi collaboratori non le hanno mai fatto pervenire.
Così crediamo, in quanto non si giustifica altrimenti, questa noncuranza, politica e umana, nei confronti di un Movimento che non solo conta centinaia di migliaia di aderenti, ma che rappresenta, umanamente, oltre sei milioni (familiari e parenti esclusi) di diversamente abili che vivono o meglio “sopravvivono” nel nostro Paese.
Sappia, signor Presidente, che non è nostra intenzione presentarci a Lei con il cappello in mano, né tanto meno come postulanti, per chiederle soluzioni impossibili o lucrose prebende politiche (i diversabili hanno conservato l’orgoglio di essere cittadini italiani alla pari con chiunque altro dimostrandolo con il loro voto), bensì per sollecitare il suo autorevole interessamento affinché siano rispettati quei fondamentali diritti civili di cui l’Italia necessita per considerarsi alla pari con le altre Nazioni europee.
Trascurando il lato economico del problema, come l’esiguo contributo pensionistico, nemmeno sufficiente per acquistare un litro di latte tutte le mattine (i diversabili non godono di nessun ammortizzatore sociale), ci permettiamo elencarle le primarie ingiustizie di cui siamo vittime, risolvibili con un atto di buona volontà:

a) Il persistere di assurde barriere architettoniche che ci precludono ogni forma di convivenza civile: non potere accedere ai pubblici uffici, ai normali mezzi di trasporto, a gran parte dei negozi, ai luoghi di cultura (musei, teatri, cinema), e a quelli di svago, né uscire dalle nostre abitazioni perché gli stabili non sono attrezzati, non ostante la legge lo imponga, di servoscale, ascensori, scivoli.
b) Proibirci di frequentare i centri storici, considerati zone pedonali, neppure con le nostre macchie munite di apposito contrassegno (punendo i trasgressori con salatissime multe), significa emarginare decine di migliaia di cittadini costringendoli a vivere nelle periferie delle grandi città secondo gli schemi razziali di una ghettizzazione di triste e deprecabile memoria;
c) Un trattamento sociopolitico meno debilitante nei confronti dei diversabili, non solo per quanto
riguarda la terminologia, che in parte abbiamo corretto, ma soprattutto il sistema di comportamento.
Un esempio: il diversabile che viaggia Alitalia deve obbligatoriamente sedere oltre il ventisettesimo posto, non in prima fila come stabilito da tutte le altre compagnie aeree, pressappoco come succedeva per i negri in America che dovevano occupare gli ultimi sedili sugli autobus.

Signor Presidente tutto questo accade perché coloro che abbiamo eletto per guidare il nostro Paese (Comuni, Province, Regioni, Parlamento), non si sono mai preoccupati di dare vita a dipartimenti, assessorati o un “Ministero della Diversabilità”, come apparati autonomi capaci di svolgere con assoluta competenza la loro democratica e civile funzione, risolvendo tutti quei problemi, piccoli e grandi, che trasformano un diversabile italiano in un cittadino inutile e particolarmente oneroso per l’intera società. Signor Presidente, concludiamo il nostro appello invitandola a trovare il coraggio, di annunciare a oltre sei milioni di esseri umani, il cui cibo quotidiano è fatto d’umiliazioni e dolore, che questo “Ministero della Diversabilità” rientra nel suo programma di Governo e lei avrà al suo fianco la più potente, fedele e non politicizzata forza umana di sostegno.
Ci conti quanti siamo e poi decida, signor Presidente.

LA SEGRETERIA NAZIONALE DEL M.E.D.A.

Qui il filmato direttamente dal loro sito

 


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La magia trucco egiziano.

9 Mar 2010 In: Notizie dai blogger
 
Scienziati francesi dell’Ecole Normale Superiore e del Cnrs, hanno pubblicato il loro studio sulla rivista Analytical Chemistery della American Chemistery Society, che riguarda la scoperta secondo la quale già migliaia di anni fa gli egiziani utilizzavano cosmetici con sostanze a base di piombo, soprattutto per annerire il contorno degli occhi.

Il trucco molto pesante agli occhi non serviva solo a rendere gli stessi belli e seducenti, ma  anche a proteggerli dalle infezioni.

Lo studio diretto da Christian Amatore, Philippe Walter e dal loro team, hasvelato infatti, ch egli antichi Egizi credeavano che il trucco avesse un valore “magico”, attraverso cui gli dei Horus e Ra potevano proteggere dalle malattie.

Piccole dosi di piombo contrariamente a quanto si crede, sembra che stimolino la produzione di una molecola di nitrossido che incrementa la funzionalità del sistema immunitario e aiuta a sconfiggere i batteri in caso di infezione.

Gli esperimenti sono stati fatti su 52 reperti di trucco egiziano conservati al Louvre, ed hanno mostrato che queste sostanze incrementano la produzione di ossido nitrico fino al 240 per cento in colture di cellule di pelle umana. E proprio l’ossido nitrico sarebbe in grado di migliorare il sistema immunitario e a combattere l einfezioni.

Gli scienziati ritengono che gli egiziani usassero prodotti che contenevano due sostanze non presenti in natura, e che quindi già allora, ricorrevano a dei chimici per avere i composti.

Secondo gli studiosi il trucco egiziano conteneva la laurionite che aveva effetti che gli egiziani potevano definire “magici”, ma che oggi definiamo antibatterici.

Elisa Santacroce-L’Agenda


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Speriamo che siano già in salvo!

8 Mar 2010 In: Notizie dai blogger
Questa foto fa stringere il cuore…
immaginate la disperazione di questa mamma che con il cuccioilo è rimasta su un piccolo aiceberg che si sta sciogliendo e viaggia trasportato dalla corrente….
chissà come finirà questa storia….

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Eccezionale parto per mamma elefante

8 Mar 2010 In: Notizie dai blogger
Eccezionale parto per mamma elefante, che sabato ha messo al mondo una coppia di elefanti maschi…
è eccezionale il parto gemellere nefli elefanti e la cosa non poteva certo passare inosservata
Un’elefantessa in Tailandia ha messo al mondo per la prima volta al mondo una coppia di gemelli maschi. Ne dà notizia il quotidiano ‘The Nation’. La madre, Phang Thong Khun, di 35 anni, li ha partoriti sabato pomeriggio, a quasi tre ore di differenza l’uno dall’altro. La nascita di due elefanti gemelli è un fenomeno molto raro, e comunque l’indice di sopravvivenza in questi casi è molto basso. Questi mammiferi sono un po’ il simbolo della Tailandia, anche se dai 100.000 di cento anni fa si è passati agli attuali 4.000, la metà dei quali sono addomesticati e lavorano per i turisti
Repubblica.it


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Dopo tanto tempo che non scrivo su questo blog mi presento con il Dodo, un uccello che non ho timore di defiire tra i più simpatici…la sua conformazione è estremamente simpatica!
Anzi..era!!!!
Adesso non è più!
Era tozzo, munito di uno smisurato e sagomato becco, di un forte collo, di zampe robuste, sembrava proprio non essere creato per volare…ma qualunque cosa il Buon Dio avesse progettato per lui è cessata quando Mister Dodo ha incontrato Mister Uomo….tanto per cambiare!
Conosciamolo più da vicino…

 La sua reputazione era quella di essere un animale goffo e stupido. Ma le ultime scoperte scientifiche dicono che il dodo non era affatto così.
Questo uccello incapace di volare ha abitato l’isola Mauritius per milioni di anni e poi si è estinto nel giro di poco tempo, a causa dell’uomo. Su quest’isola dell’oceano Indiano occidentale c’era una tale ricchezza di cibo che i frutti si potevano trovare in abbondanza per terra, senza bisogno di salire sugli alberi. Inoltre, questi luoghi non erano abitati da animali predatori che potessero minacciare la vita degli uccelli. Il dodo si era quindi evoluto in un ambiente dove non era necessario saper volare, né avere paura. Quando nel 1598 sull’isola arrivarono i marinai olandesi, e poi quando giunsero i portoghesi, il dodo non aveva nessun motivo per temerli. Non scappò alla loro vista, ma si dimostrò amichevole e affettuoso. Gli uccelli della sua specie vennero quindi catturati a centinaia e il loro atteggiamento venne scambiato per stupidità. Non solo, ma gli animali che i marinai avevano portato con loro, come i maiali, distrussero le uova che il dodo deponeva nell’erba e mangiarono i piccoli nei nidi. Dopo circa ottant’anni sull’isola non era rimasto nemmeno un dodo. L’ultimo fu visto nel 1681. Oggi ne rimangono alcuni esemplari imbalsamati, come quello del museo di storia naturale di Oxford in Inghilterra, che vengono studiati dagli scienziati. Lo zoologo Alan Cooper ha esaminato il Dna di questo campione e ha stabilito che il dodo appartiene alla famiglia dei piccioni e delle colombe. Andrew Kitchner, un biologo scozzese, ha mostrato come questo animale fosse in realtà molto più snello e agile di quanto sia stato descritto in passato. Alcuni antichi disegni che raffigurano il dodo come un uccello molto grasso non sono stati fatti osservando direttamente gli animali, ma basandosi su racconti forse non molto precisi. Inoltre, gli esemplari che sono stati visti in Europa erano animali tenuti in cattività e nutriti con troppo cibo, e quindi molto più goffi e pesanti dei loro simili che vivevano liberi sull’isola Mauritius. Il dodo, secondo gli scienziati, era un animale perfettamente adattato al suo ambiente e si può considerare un successo dell’evoluzione. La sua unica sfortuna è stata quella di aver incontrato l’uomo. 
Sapere.it

altre fonti:


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Scrivere un testo alla rovescia

7 Mar 2010 In: Notizie dai blogger

textarea { font-family: “Arial Unicode MS”, Batang }

function flip() {
var result = flipString(document.f.original.value.toLowerCase());
document.f.flipped.value = result;
}

function flipString(aString) {
var last = aString.length - 1;
//Thanks to Brook Monroe for the suggestion to use Array.join
var result = new Array(aString.length)
for (var i = last; i >= 0; –i) {
var c = aString.charAt(i)
var r = flipTable[c]
result[last - i] = r ? r : c
}
return result.join(”)
}

var flipTable = {
a : ‘\u0250′,
b : ‘q’,
c : ‘\u0254′, //open o — from pne
d : ‘p’,
e : ‘\u01DD’,
f : ‘\u025F’, //from pne
g : ‘\u0183′,
h : ‘\u0265′,
i : ‘\u0131′, //from pne
j : ‘\u027E’,
k : ‘\u029E’,
//l : ‘\u0283′,
m : ‘\u026F’,
n : ‘u’,
r : ‘\u0279′,
t : ‘\u0287′,
v : ‘\u028C’,
w : ‘\u028D’,
y : ‘\u028E’,
‘.’ : ‘\u02D9′,
‘[' : ']‘,
‘(’ : ‘)’,
‘{’ : ‘}’,
‘?’ : ‘\u00BF’, //from pne
‘!’ : ‘\u00A1′,
“\’” : ‘,’,
”,
‘_’ : ‘\u203E’,
‘\u203F’ : ‘\u2040′,
‘\u2045′ : ‘\u2046′,
‘\u2234′ : ‘\u2235′,
‘\r’ : ‘\n’ //thank you, Yeeliberto
}

for (i in flipTable) {
flipTable[flipTable[i]] = i
}

Volete risultare originali ed unici verso i vostri amici? Avete mai pensato di presentarvi con un testo un po’ bizzarro e fuori dal comune?   Vi propongo una piccola applicazione che scrive alla rovescia.

L’uso è semplicissimo: sulla prima finestra che vedete qui in fondo all’articolo, scrivete il vostro testo, noterete, sulla finestra più in basso formarsi la vostra scritta totalmente rovesciata. Per inserirla sul vostro sito o social network basta che selezionate il risultato, la copiate e la incollate ovunque voi volete. Carina no?

Il servizio funziona convertento il nostro testo con i caratteri unicode (ce ne sono moltissimi) che più si avvicinano di forma, ai caratteri che ci necessitano, essi non sono sempre perfetti, in alcuni casi non è possibile trovare un equivalente (come per le maiuscole, la lettera i, ecc. ), quindi il convertitore userà il carattere che più si avvicina; inoltre i numeri non vengono gestiti.  Il risultato è comunque molto buono e facilmente leggibile.

Il metodo si chiama Flip text e, cercando nella rete, troverete molti siti che fanno la stessa funzione. Noi, per semplicità, abbiamo deciso di inserirvi la routine direttamente nell’articolo, in modo che potrete vedere direttamente il risultato già da ora. Se pensate di usarla spesso mettetevi questa pagina tra i preferiti perché noi ve la lascieremo sempre disponibile.

 

Stampolampo Flip

Qui inserisci il testo:

Qui ottieni il testo rovesciato:

 

Da notare che il sistema funziona anche alla rovescia, cioé se sulla prima finestra viene immessa una frase rovesciata sarà riconvertita al dritto senza problemi. ¡ıʇʇnʇ ɐ oʇnlɐs un


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Gli scienziati, quelli veri, quelli che non mettono mai a riposo il proprio cervello (neanche nelle ore di pausa), riescono ad interrogarsi anche su problemi di dubbia e futile utilità.

E’ il caso di Rick Mabry e Paul Deiermann (due brillanti matematici americani) che sembra abbiano passato molto tempo a risolvere un dilemma piuttosto stupido ma complesso: come calcolare e suddividere in porzioni equivalenti una pizza.

Questo è il problema: si dia il caso che vi venga servita una succulenta margherita fumante e la cameriera, distrattamente, la tagli senza passare per il centro in vari spicchi, quali dei due commensali mangerebbe di più? Effettivamente è un dilemma che qui in Italia nessuno si pone perché, di solito, ognuno si mangia la propria pizza e guai a chi si avvicina a chiederne un boccone, ma sembra che nei paesi anglosassoni sia di uso comune farsi servire a spicchi la propria cena.

Comunque sia andata i due testoni si sono messi a studiare il problema e, con complicati calcoli algebrici e l’aiuto di teoremi mai sperimentati, sono arrivati ad una soluzione praticamente universale ed applicabile a tutte le pizze del mondo (indipendente da dimensione, spessore e condimento).
 
Ecco quindi la soluzione sviluppata (per aiutarvi vi propongo una immagine)

(per visualizzarla più ingrandita click sull’immagine col tasto destro e scegliere visualizza immagine)

L’ipotesi più semplice da capire è quando la pizza viene divisa in due con un solo taglio (che è anche la situazione più facile da calcolare), nel caso non si passi esattamente per la metà, chi ottiene la parte contenente il centro mangierà di più (ovvio).
Per i successivi casi, messo come regola che i 2 commensali prendano sempre le fette in modo alternato, nel caso di 4 o 6 fette (2 o 3 tagli), il fortunato è quello che si aggiudicherà la porzione che contiene il centro.
La questione è invece più complicata quando i tagli sono di più, perché nel caso di 3, 7, 11, 15 tagli (senza passare per il centro) mangia di più chi si aggiudica il centro della pizza, mentre per 5, 9, 13, 17 tagli vale il rovescio e mangia di più chi non prende la fetta contenente il centro.

Ora siete avvisati, quando vi propongono di prendere una pizza in due informatevi bene quanti tagli farà la cameriera e saprete come organizzarvi!

Saluti e buon appetito.
(fonte:Focus)

Vedi anche
Dai premi Nobel agli ignobel

 

 

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Prima dello sviluppo dei sistemi audio digitali quindi dalla nascita del CD (nel 1979) da parte di un consorzio tra Sony e Philips, tutta la produzione audio (acquisizione e mixaggio) utilizzava supporti di registrazione più o meno evoluti basati su nastro magnetico (analogico).
Fu per questo motivo che (nel 1966) l’inglese Roy Dolby mise a punto il sistema Dolby A, un sistema professionale per la riduzione del rumore (che era la bestia nera delle riproduzioni audio analogiche di quei tempi) destinato alle società discografiche.
A quei tempi il disco in vinile (già microsolco) era piuttosto rumoroso, ma le case discografiche avevano bisogno di sistemi di alta qualità per riversare e rimaneggiare le molte tracce acquisite in sala di incisione. Voi capirete che aggiungere rumore a rumore (nei mixaggi) avrebbe portato ad incisioni scadenti e poco appetibili da un pubblico già inquadrato e indirizzato da diversi anni, verso il mito di un’Alta Fedeltà sempre più spinta (Hi-Fi appunto).

Non staremo qui a spiegare come questi sistemi funzionassero, ma possiamo semplificando dicendo che il sistema era piuttosto efficiente e fedele e riusciva a ridurre il rumore anche di 20 dB oltre la soglia dei tipici 60-65 db dei migliori sistemi magnetici che ne erano sprovvisti.
Il successo fu travolgente e, dopo poco, fu convinto (da Henry Kloss della KLH) a produrre anche una versione consumer del suo sistema di riduzione del rumore.
La nuova tecnologia fu chiamata Dolby B NR (noise Reduction) e già dal 1968 fu installata su molte apparecchiature di registrazione domestiche (basate generalmente su Compact Cassette). Anche qui il successo fu immediato e la tecnologia fu migliorata con altre due versioni: il Dolby C e il Dolby SR.
Di interessante, in questi sistemi, c’era di aver preservato una totale compatibilità verso il basso che permetteva, anche se non perfettamente, di poter riprodurre nastri con codifica dolby anche su riproduttori generici non provvisti di tali sistemi.

Dal 1974 Ray Dolby si dedicò al miglioramento del sonoro cinematografico adattando la tecnologia (ormai matura) del Dolby A anche per la pellicola, Callan fu il primo film in cui venne applicato.
Dal 1975 Ray volle fare ancora di più presentando il Dolby Stereo che, oltre alla riduzione del rumore, aggiungeva ulteriori canali audio (oltre ai tipici due della normale stereofonia), fu clamoroso: nei 10 anni successivi oltre 6000 sale cinematografiche nel mondo si attrezzarono con queste apparecchiature.
Anche qui il passo successivo fu ovvio e scontato: semplificare il sistema per implementarlo anche agli usi domestici. Fu così che nacque il sistema Dolby Pro Logic, Dolby Pro Logic II e IIx.

La tecnologia era ormai ottimizzata e non consentiva ulteriori miglioramenti, ma l’evoluzione della tecnologia richiedeva di andare oltre; fu così che anche Ray Dolby (nel 1992) passa al digitale ed inventò il sistema Dolby Stereo Digital (successivamente rinominato Dolby Digital). Inizialmente il sistema ebbe poca fortuna perché aveva totalmente perso la compatibilita con le tecnologie precedenti e richiedeva l’acquisto di apparecchiatura dedicate.
Ma tutto cambiò quando anche la tecnologia DVD-Video, che ormai era alle porte, adottò parte della sua tecnologia.
Attualmente il sistema Dolby Digital è adottata in quasi tutti i sistemi audio cinematografica a partire dalla TV Digtale, al DVD-Video, all’HD DVD e al Blu-Ray Disc, uno standard insomma.

Altre informazioni sui sistemi audio cinematografici

Nella foto vedete un ingrandimento del lato sinistro di una pellicola da 35 mm, la codifica Dolby Digital è inserita tra le perforazioni usate per il trascinamento (al cui centro prende posto il logo della doppia D del Dolby). Si possono notare anche le 2 tracce audio analogiche (in bianco su fondo nero) per riproduttori meno avanzati di solito codificate in Dolby Stereo SR da cui si possono ricavare anche i segnali per il canale surround e centrale).
A ridosso dei bordi (sia a destra che a sinistra), viaggia la traccia audio dedicata al Sony Dynamic Digital Sound; questa traccia (di cui la destra di solito è di back-up) contiene le informazioni per riprodurre otto canali digitali (7.1) basati sul sistema di compressione dati ATRAC.
Infine la traccia tratteggiata che rappresenta il canale DTS (Digital Theater System) dove il contenuto audio, contenente i sei canali digitali (5.1), è registrato su due Compact Disc (uno per tempo) sincronizzato con le immagini per mezzo di un segnale di Time Code, inciso appunto sulla pellicola. Utilizzando un processore aggiuntivo, il DTS-ES (Extended Surround), è possibile anche ricavare il segnale per sette canali (6.1) digitali più uno extra capace di pilotare uno speciale impianto luci di sala (facoltativo) sempre sincrono con la pellicola.

Per finire, ecco in sintesi, i principali sistemi Dolby riconosciuti come standard utilizzati fino ad oggi

Standard in audio analogico:

    * Dolby A-type Noise Reduction
    * Dolby B-type Noise Reduction
    * Dolby C-type Noise Reduction
    * Dolby Spectral Recording
    * Dolby S-type Noise Reduction

Standard in audio multicanale:

    * Dolby Stereo
    * Dolby Stereo Spectral Recording
    * Dolby Surround
    * Dolby Surround Pro Logic II

Standard in audio digitale:

    * Dolby Digital
    * Dolby Digital Surround EX
    * Dolby Digital Plus
    * Dolby E
    * Dolby TrueHD

Decoder e processori audio:

    * Dolby Surround Pro Logic
    * Dolby Surround Pro Logic IIx
    * Dolby Virtual Speaker
    * Dolby Headphone

Chi lo avrebbe mai detto che creare silenzio avrebbe portato tanta fortuna?
Saluti

 

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1 Mar 2010 In: Notizie dai blogger

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