Lavoro

Le condizioni del lavoro sono una “grande questione sociale nazionale” di cui bisogna “farsi carico”.
Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un discorso durante la sua visita a Salerno, Napolitano ha preso spunto dall’incidente avvenuto a Capua pochi giorni fa e costato la vita a tre lavoratori per dire che lo “hanno colpito” non solo “le circostanze assurde” dell’incidente, ma anche “le condizioni” in cui lavoravano, tra cui il non aver fatto le ferie o il lavorare la domenica senza preavviso. Si tratta di una “realta’”, ha sottolineato il Capo dello Stato, che coinvolge “tanti lavoratori, aspiranti lavoratori e giovani precari”.
Le condizioni del lavoro, ha concluso sul tema, sono “una grande questione sociale nazionale” di cui “farsi carico”.

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di Gigi Di Fiore fonte Il Messaggero
CAPUA (14 settembre) – Diciottomila euro. È l’importo del denaro risparmiato nella manutenzione al silos assassino della «Dsm» di Capua. Diciottomila euro su una miscela gassosa composta all’80 per cento di azoto e al 20 di elio. Nel sopralluogo di carabinieri e vigili del fuoco, disposto dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, è infatti emerso che la manutenzione poteva essere eseguita con successo anche utilizzando soltanto l’elio, sostanza non tossica. È stata preferita la miscela con il mortale azoto: la scelta ha portato risparmi economici, ma ha ucciso Antonio Di Matteo, Vincenzo Musso e Giuseppe Cecere, i tre operai della ditta edile «Errichiello», che dovevano smontare i ponteggi utilizzati dalla ditta «Rivoira» di Anagni per la manutenzione chimica.
Secondo le prime verifiche investigative, prima dell’ingresso dei tre operai la bonifica nel silos fu eseguita «in maniera maldestra». L’elio fu rimosso del tutto, ma non così l’azoto che ristagnò nel silos diventando una vera e propria «camera a gas». Se l’autopsia, che sarà eseguita domani da quattro consulenti nominati dalla Procura all’Istituto di medicina legale di Caserta, accerterà la presenza di azoto nei polmoni e nel sangue dei tre operai.
«Ci siamo trovati di fronte a un ennesimo caso di disorganizzazione tra aziende – commenta Corrado Lembo, procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere -. Per legge, su lavori come questi occorre redigere documenti di lavorazione e di rischio, informando con correttezza i lavoratori impegnati. Qui c’è stata molta approssimazione».
L’inchiesta, coordinata dal pm Donato Ceglie, oggi segnerà la prima tappa: non meno di una ventina di avvisi di garanzia per omicidio colposo e violazioni di leggi per la sicurezza sul lavoro saranno notificati a chi, a vario titolo, ha disposto e autorizzato le varie fasi della manutenzione del silos, che dovevano concludersi con la rimozione dei ponteggi. Oltre alla committente principale, la multinazionale olandese «Dsm», sono interessate la ditta «Dsp», responsabile della sicurezza sul lavoro nello stabilimento di Capua, e le due imprese che hanno eseguito l’intervento: la «Rivoira» di Anagni per la parte chimica e la «Errichiello» di Afragola per le strutture edili all’interno del silos.

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Era al primo giorno di lavoro

Roma : La Procura apre un’inchiesta
Decapitata dall’ascensore mentre stava pulendo le grate interne del vano. Così Piera Pronti, 46 anni, dipendente di una ditta di pulizie, è morta stamani a Roma, in un palazzo in via Corvisieri, in zona Nomentana. Una tragedia forse causata da una mancata precauzione visto che, secondo quanto si apprende, l’ascensore era funzionante nonostante il tipo di intervento richiedesse probabilmente il blocco del mezzo. La donna lascai tre figli e un marito in cassa integrazione.
Sull’incidente la Procura capitolina vuole vederci chiaro e per questo ha aperto un fascicolo: il magistrato di turno, il pm Maria Bice Barborini, ha disposto l’esame autoptico sul corpo della donna nell’ambito del fascicolo aperto e intestato «atti relativi a», ossia senza ipotesi di reato e senza indagati. Nei prossimi giorni negli uffici di piazzale Clodio, sono attesi gli esiti degli accertamenti effettuati sul posto dai vigili del fuoco e dai carabinieri. Non si esclude, in ambiti giudiziari, che possa essere ipotizzato il reato di omicidio.
E proprio oggi era il primo giorno di lavoro della donna, residente a Sgurgola, in provincia di Frosinone, sposata e madre di tre figli, di 18, 12 e 8 anni. La donna viveva una situazione economica difficile: il marito è un operaio della Videocon di Anagni (Frosinone) in cassa integrazione e per questo Piera Pronti aveva cominciato a lavorare per conto dell’impresa di pulizie incaricata di eseguire dei lavori straordinari nel condominio. Ma oggi la tragedia: la donna è rimasta incastrata con la testa tra la ringhiera delle scale e l’ascensore. Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri la donna era intenta a pulire la grata esterna dell’ascensore e si era arrampicata su una scala per pulire anche la parte interna senza accorgersi dell’arrivo del mezzo dai piani superiori. L’ascensore si è bloccato all’impatto col suo corpo ma questo non è bastato a salvarle la vita. Probabilmente la morte è avvenuta per asfissia. Una condomina che al momento dell’incidente si trovava sull’ascensore, non capendo il motivo del blocco, lo ha riportato al piano. Solo dopo si è accorta della tragedia.
Sgomento e dolore a Sgurgola dove la vittima abitava con il marito e i tre figli. I suoi concittadini parlano di una «brava moglie e madre che non si era persa d’animo per le difficoltà economiche che la sua famiglia stava vivendo e faceva di tutto per andare avanti». A lanciare l’allarme sul rischio che corrono gli addetti alle pulizie è la segretaria della Filcams Cgil di Roma e del Lazio, Concetta Di Francesco: «Quello delle pulizie viene ritenuto, a torto, un settore a basso rischio, mentre continuano a morire e ad ammalarsi gli addetti. La sicurezza non è un lusso».

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LA SICUREZZA NON E’ UN LUSSO::::::
Erano di una ditta di Agragola i tre operai morti nel corso di una operazione di bonifica di una cisterna diell azienda farmaceutica Pierrel di Capua.
Secondo le prime informazione i tre sono stati investiti dalle esalazioni provenienti dalla cisterna, probabilmente dovute ad un processo di fermentazione che si innescato quando gli operai l’hanno aperta.
Sul posto è intervenuta anche una squadra del nucleo Nbcr (Nucleare, Batteriologico, Chimico e Radiologico) del comando di Napoli per dare supporto ai pompieri.
NAPOLITANO:GRAVI NEGLIGENZE- Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una giornata funestata da pi infortuni sul lavoro, a Pistoia e a Capua, nell’esprimere la commossa partecipazione al dolore delle famiglie e delle comunit colpite, raccoglie la diffusa indignazione per il ripetersi di incidenti mortali causati da gravi negligenze nel garantire la sicurezza dei lavoratori in operazioni di manutenzione nei silos simili a quelle che gi pi volte in precedenza hanno cagionato  
Il Capo dello Stato – conclude la nota – confida nella rapidità e nel rigore degli accertamenti da compiere e nella definizione delle normative di garanzia da adottare e far rispettare.
RECUPERATE LE SALME Sono stati recuperati dal silos le salme dei tre operai deceduti nella mattinata di ieri all’interno di uno stabilimento chimico-farmaceutico di Capua.
Una delle tre vittime si chiamava Giuseppe Cecere, di 50 anni, sposato e padre di tre figli, residente non molto lontano dal luogo dove avvenuta la tragedia.
Al momento sono ancora in corso ulteriori accertamenti da parte dei carabinieri della locale compagnia, coordinati dal sostituto procuratore Donato Ceglie.
Gli altri due operai deceduti si chiamavano Antonio Di Matteo, 63 anni, originario di Macerata Campania e Vincenzo Musso, 43 anni, originario di Casoria.
I tre operai, come stato accertato dai carabinieri, stavano provvedendo allo smontaggio di un ponteggio che era stato allestito all’interno di uno dei silos di fermentazione. Il ponteggio era stato utilizzato per l’avvio di opere di manutenzione programmata.
UNO AVEVA TENTATO SOCCORSO Ha tentato di soccorrere i suoi compagni, ma è rimasto coinvolto anch’egli nell’incidente sul lavoro. Così deceduto uno dei tre operai  a Capua. I tre operai avevano da poco iniziato le operazioni di bonifica della vasca. Secondo una prima ricostruzione due sono stati colti immediatamente da malore mentre il terzo ha tentato di soccorrerli finendo, per, nel fondo della vasca privo di sensi.
Quando è scattato l’allarme per i tre non c’è stato più nulla da fare.
 PM DISPONE PERQUISIZIONI Il sostituto procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie, ha disposto una serie di perquisizioni in alcune aziende che sono state interessate alla filiera del programma di manutenzione dell’impianto di Capua dove sono morti tre operai di una ditta esterna. L’obiettivo è quello di verificare se durante tutte le fasi siano state adottati i necessari accorgimenti previsti e utilizzati i dispositivi di sicurezza.
La procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, oltre che dei carabinieri del reparto investigazioni scientifiche si avvarrà anche della consulenza di alcuni docenti universitari.
 MORTI EVITABILI –  Le morti sul lavoro vittime: quanto si legge in una nota del Quirinale. a Capua erano evitabili come sono tutte evitabili le vittime per  lavori in cisterne e spazi confinati.
FIRAS-SPP : “La sicurezza non è un lusso” – Le norme di prevenzione sono note ed esistono fin dagli anni 1955/56 – lo afferma Giancarlo D’Andrea Segretario Generale della FIRAS-SPP, il sindacato italiano dei Responsabili e Addetti alla Sicurezza, sottolineando che le misure di sicurezza sul lavoro in luoghi e spazi a rischio di inquinamento sono previste dal D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico, che ha sostituito il D.Lgs. 626/94), che all’articolo 66 (lavori in ambienti sospetti di inquinamento) impone il divieto di consentire l’accesso dei lavoratori in pozzi neri, fogne, camini, fosse, gallerie e in generale in ambienti e recipienti, condutture, caldaie e simili, ove sia possibile il rilascio di gas deleteri, senza che sia stata previamente accertata l’assenza di pericolo per la vita e l’integrit fisica dei lavoratori medesimi.
La legge impone, prima di qualsiasi intervento, il risanamento dell’atmosfera mediante ventilazione o altri mezzi idonei,Inoltre,in questi casi, occorre adottare la precauzione di assicurare i lavoratori con cintura di sicurezza e  vigilati per tutta la durata del lavoro ed eventualmente  fornirli di apparecchi di protezione. L’apertura di accesso a detti luoghi – recita la legge – deve avere dimensioni tali da poter consentire l’agevole recupero di un lavoratore privo di sensi, a meno che, ha aggiunto polemicamente il Segretario della FIRAS-SPP, il tutto non sia ritenuto un lusso che non possiamo più permetterci!” 
EPIFANI: NON ABBASSARE GUARDIA – Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, esprime il dolore e la partecipazione della Cgil per il grave incidente costato la vita a tre operai a Capua. Ancora un incidente gravissimo, ancora lutti – commenta Epifani – che avvengono come ormai troppe altre volte con le stesse modalit in settori legati alla manutenzione. Questa ennesima tragedia dimostra quanto improvvide siano state le recenti affermazioni che auspicavano un allentamento dei controlli e della sicurezza del lavoro.
PIERREL NON COINVOLTA – L’incidente in cui sono morti tre operai a Capua non è avvenuto all’interno dello stabilimento della Pierrel ma in un’altra azienda. Lo sottolinea in una nota la Pierrel S.p.A. che unendosi al dolore delle famiglie colpite dalla tragedia di Capua – si legge nel comunicato – precisa che l’incidente di questa mattina non è avvenuto presso il proprio stabilimento bensì presso lo stabilimento della multinazionale olandese DSM S.p.A, che con Pierrel non ha da anni alcun tipo di legame.
IDV: GOVERNO IGNORA EMERGENZA –  La drammatica notizia della morte di tre operai nel casertano riporta in primo piano la necessità di attuare una politica incentrata sulla cultura della sicurezza e sulla prevenzione nei posti di lavoro. La propaganda del ministro Sacconi non è più sufficiente.
In Italia si registrano ogni anno oltre mille casi di morti bianche. una vera e propria emergenza nazionale che questo governo ignora completamente. Lo afferma in una nota il responsabile welfare e lavoro dell’Italia dei Valori, Maurizio Zipponi. L’Italia dei Valori considera le morti bianche un omicidio – aggiunge – nel nostro Paese, invece, non c’è un solo responsabile che paghi per le morti dei suoi dipendenti. Non è più ammissibile che questo accada.
UGL: FATTO GRAVISSIMO - Quanto accaduto a Capua un fatto gravissimo ed è l’ennesima drammatica conferma che il tema della sicurezza sul lavoro deve essere oggetto di maggiore attenzione sia da parte delle istituzioni che delle imprese.
Ne è convinto il segretario regionale dell’Ugl Campania, Vincenzo Femiano che in merito all’incidente sul lavoro avvenuto nel Casertano, in cui hanno perso la vita tre operai, esprime il più profondo cordoglio alle famiglie delle vittime. Per Femiano occorre proseguire sulla strada del perfezionamento e della semplificazione delle norme esistenti, intensificando i controlli e le ispezioni sul territorio e dando effettiva applicazione alle sanzioni, affinchè la sicurezza sul lavoro, nelle piccole come nelle grandi imprese, si traduca in azioni concrete e consolidate. Inoltre – conclude Femiano -, come Ugl da tempo chiediamo che la sicurezza sul lavoro sia oggetto di campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, soprattutto delle nuove generazioni con l’insegnamento nelle scuole, a partire dalle elementari.
SACCONI: GOVERNO PARTECIPA A DOLORE – Il Governo partecipa al dolore dei congiunti e dei colleghi dei tre lavoratori caduti oggi a Capua. Lo afferma in una nota il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.
Colpisce in particolare il fatto che ancora una volta siano vittime di infortuni gravi o mortali nel lavoro coloro che operano in appalto specificamente nei servizi di manutenzione. Il nuovo Testo unico in materia di sicurezza nel lavoro ha introdotto una disciplina ancor più impegnativa con riferimento al rapporto tra appaltante e appaltatore introducendo il Documento unico dei rischi interferenziali affinchè ci sia una compiuta conoscenza di tutti gli elementi utili a svolgere il lavoro in condizioni di sicurezza. Nel caso specifico sarà doverosa la più accurata indagine circa le eventuali responsabilità. Più in generale vogliamo operare per una specifica prevenzione relativa a questo tipo di infortuni convocando una riunione dedicata con le Regioni e le parti sociali per la effettiva applicazione della norma richiamata del Testo unico e una pi accurata attività ispettiva in materia.
 FAMILIARI DAVANTI AD AZIENDA – All’esterno dell’industria chimica – che si trova all’ingresso della città di Capua, sulla Statale Appia – si sono radunati i familiari delle tre vittime.
In preda alla disperazione, hanno atteso notizie dai soccorritori e dalle forze dell’ordine che  presidiavano i cancelli.
Sono giunti anche numerosi residenti nella zona che, appresa la notizia, hanno  portato la loro solidarietà ai familiari degli operai decedeuti.
1.050 MORTI NEL 2009 –  Le morti sul lavoro hanno toccato nel 2009 il minimo storico. Secondo i dati dell’Inail, diffusi in luglio, mai dal dopoguerra – per l’esattezza dal 1951, inizio delle rilevazioni statistiche – si era registrato un livello, seppur ancora drammatico, così basso: 1.050 le vittime nel 2009. Un numero in flessione del 6,3% sul 2008 (quando i casi mortali erano stati 1.120). In linea generale, continua a calare anche il numero degli infortuni, scesi a quota 790.000 (dagli 875.144 del 2008), con una flessione annua del 9,7% che risulta la più alta dal 1993.
E’ evidente il peso  dell’ incidenza della crisi dello scorso anno, con il calo occupazionale e produttivo. In controtendenza, invece, l’andamento delle malattie professionali, per le quali il 2009 risulta un anno record quanto a denunce: il 15,7% in pi sul 2008, il valore più alto degli ultimi 15 anni. Sulla riduzione dei casi registrati e denunciati all’Istituto, come detto, in parte ha influito anche la congiuntura negativa del 2009, con il calo degli occupati (-1,6% per l’Istat) e delle ore effettivamente lavorate.
Tra le novità per la prima volta gli infortuni tra i lavoratori stranieri risultano in flessione: dai 143.641 casi del 2008 si passati ai 119.193 dello scorso anno, con un calo del 17%; mentre per i casi mortali, scesi a 150 dai 189 dell’anno precedente, il calo si attesta al 20,6%. In generale, il calo maggiore ha riguardato gli infortuni in ‘occasione di lavoro, quelli cioè avvenuti effettivamente sul luogo di lavoro, per i quali il numero delle denunce si è ridotto del 10,2%, a fronte di un calo del 6,1% degli infortuni “in itinere”, ossia durante il tragitto casa-lavoro; rispettivamente -7,5% e -2,7%,
invece, i decessi. Anche se, sempre nell’ambito degli infortuni mortali, quelli occorsi su strada a lavoratori come autotrasportatori, rappresentanti di commercio, addetti alla manutenzione stradale pur essendo scesi dai 338 casi del 2008 ai 303 del 2009 (-10,4%), continuano a rappresentare quasi un terzo del totale (28,8%). Ancora: la flessione degli incidenti risulta molto pi accentuata per gli uomini (-12,6%) rispetto alle donne (-2,5%). E più evidente al nord e nell’Industria (-18,8%) invece che nei Servizi (-3,4%) e nell’Agricoltura (-1,4%).

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Le parole si dicono, si ritirono, si fraintendono e si smentiscono, ma in qualche modo sono sempre significative. Sembra, si dice, si dice che si dica, che il ministro Tremonti abbia affermato che la legge 626 che tutela la sicurezza sul lavoro sia per un Paese come l’Italia un lusso che non possiamo permetterci. Prontamente smentita dallo staff del ministro come sempre succede. Non ce l’ho col ministro, ma questo è proprio il modo di pensare che ha provocato e continua a provocare tanti morti, invalidi e feriti sul posto di lavoro. È un modo di pensare che accomuna molti imprenditori, politici, amministratori ma anche lavoratori e sindacalisti. Pensare che lavoro significhi soltanto produzione e alla fine soldi.
Il lavoro non è soltanto un modo come un altro per vivere, è un modo di vivere. È quello che ci organizza le giornate, è il posto in cui incontriamo la stessa gente tutti i giorni, e quello che raccontiano ai nostri quando torniamo a casa. Il lavoro è vita e la qualità del lavoro è la qualità della vita. Vale per i lavoratori, per i padroncini e anche per gli imprenditori, in modi diversi, naturalmente. E se quegli orari sono infernali, se quel posto è brutto e pericoloso e se quando torniamo a casa siamo troppo stanchi per raccontare, allora è lì che va fatta la battaglia per migliorare il lavoro. Perché se il prezzo che devo pagare per vivere è finire al manicomio, in ospedale, su una sedia a rotelle o al cimitero, allora sì che il lavoro mi costa troppo. Che non produce abbastanza.
Ma se lavorare significa solo fare soldi, soldi e basta, magari in concorrenza con posti in cui il lavoro è quello degli schiavi, allora sì che la sicurezza dei lavoratori è un costo. Allora sì che la vita è un lusso.

Carlo Lucarelli
Fonte : l’Unità


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Da oggi in vigore il provvedimento che modifica e integra i contenuti della tessera di riconoscimento per gli addetti nei cantieri.
Il Parlamento ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 196 del 23 agosto 2010, la Legge n. 136/2010, dal titolo “Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia.
Per quanto riguarda la materia lavoro, importante novità è inserita all’articolo 5 (Identificazione degli addetti nei cantieri), laddove si dice che nella tessera di riconoscimento, prevista dall’art. 18, comma 1, lettera u), del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, dovrà essere precisata anche la data di assunzione e, in caso di subappalto, la relativa autorizzazione.
“Art. 5. (Identificazione degli addetti nei cantieri)
1. La tessera di riconoscimento di cui all’articolo 18, comma 1, lettera u), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, deve contenere, oltre agli elementi ivi specificati, anche la data di assunzione e, in caso di subappalto, la relativa autorizzazione. Nel caso di lavoratori autonomi, la tessera di riconoscimento di cui all’articolo 21, comma 1, lettera c), del citato decreto legislativo n. 81 del 2008 deve contenere anche l’indicazione del committente.
Inoltre, nel caso di lavoratori autonomi, la tessera di riconoscimento, prevista dall’articolo 21, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, deve contenere anche l’indicazione del committente.”
Il provvedimento entra in vigore il 7 settembre 2010.
Dr.Fabio De Marchi
FIRAS-SPP

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Da oggi in vigore la L.136/2010

7 set 2010 In: Lavoro
Da oggi entra in vigore la modifica apportatata dalla Legge 136/2010 in riferimento alla tessera di riconoscimento nei cantieri temporanei e mobilii di cui al Tit. IV del D.Lgs. 81/08 , l’art. 5 della L. 136/2010 recita:
“Art. 5. (Identificazione degli addetti nei cantieri)
1. La tessera di riconoscimento di cui all’articolo 18, comma 1, lettera u), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, deve contenere, oltre agli elementi ivi specificati, anche la data di assunzione e, in caso di subappalto, la relativa autorizzazione. Nel caso di lavoratori autonomi, la tessera di riconoscimento di cui all’articolo 21, comma 1, lettera c), del citato decreto legislativo n. 81 del 2008 deve contenere anche l’indicazione del committente.
Il provvedimento entra in vigore oggi 7 settembre 2010.
Stefano Del Sorbo
Resp.  FIRAS-SPP Costruzioni

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Intervento del presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro – Sindacato Unitario, Francesco Longobardi, circa le dichiarazioni del ministro Tremonti sulla sicurezza del lavoro: “Un ministro che utilizza simili espressioni, nonostante la fatica quotidiana dei Consulenti del Lavoro, è evidentemente ben lontano dal pensiero in materia più volte espresso dal Capo dello Stato e dal dolore che patisce ogni singola famiglia delle vittime di infortuni”.

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Pubblichiamo questo articolo apparso ieri su “Avanti”,nell’articolo infatti il Ministro Tremonti precisa ulteriormente la sua posizione in merito alla legge sulla Sicurezza sul lavoro…..a nostro avviso la precisazione è ,per certi versi più preoccupante delle affermazioni  rilaciate ” la 626 …è un lusso…”.
GIOVEDÌ 02 SETTEMBRE 2010 FONTE “AVANTI”
 
La sicurezza sul lavoro “è fondamentale”, l’eccessiva burocrazia “è quasi demenziale”. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è tornato nuovamente sulle sue parole, pronunciate in merito alla legge 626 sulla sicurezza del lavoro. Cinque parole cinque dette di recente a Bergamo alle undici di sera nel corso di una festa, “come ad esempio la 626”, hanno fornito l’occasione per una polemica che mi sembra un po’ eccessiva”, ha sostenuto. Per poi aggiungere: “Cerco di esprimere, a questo punto usando più di cinque parole, il mio pensiero. Civiltà e stupidità. La sicurezza sul lavoro è un’irrinunciabile conquista della civiltà occidentale. L’eccesso occhiuto di burocrazia è un derivato della stupidità”.In Europa, ha affermato il professore, “è sempre più evidente il problema dell’abnorme tasso di burocrazia imposto in questi anni alle imprese. È per questo che sta iniziando un ciclo opposto: stop regulation, less regulation e better regulation. La legge 626 non fa eccezione”. Nel caso specifico della legislazione sulla sicurezza sul lavoro, “che peraltro è stata assorbita in un nuovo Testo Unico, si deve distinguere tra effettiva tutela della protezione sul lavoro, che è fondamentale, ed esagerata burocrazia, che è quasi demenziale”. Le regole pensate in Europa per la grande industria “sono fondamentali e inviolabili”. Ma, ha puntualizzato il ministro, “un conto è la grande industria, un conto è la piccola minima individuale impresa caratteristica dell’economia italiana”.È qui, nella piccola unità produttiva, che “l’applicazione italiana della direttiva europea si presenta come la fabbrica dell’assurdo: di costi artificiali, di corsi di formazione fantasma, di sanzioni erratiche”, ha rimarcato ancora Tremonti. Ciò che “è stato paradossale in Italia è l’estensione parossistica alla minima impresa di misure che poco o niente hanno a che vedere con la sicurezza sul lavoro nel loro proprio contesto di funzionamento. Forse, anzi senza forse, di questo tipo di regole-costi si può fare a meno senza mettere in discussione la vita e la sicurezza dei lavoratori. Anzi tutelandoli ancora meglio, separando ciò che è serio da ciò che è assurdo”, ha insistito il titolare dell’Economia, evidenziando che “la concorrenza con la Cina non si fa certo sulla vita e sulla sicurezza dei lavoratori, ma evitando, dove è possibile, di farci del male da soli”.Tra l’altro, ha ripetuto, “un conto è la grande industria dove avvengono i grandi, tragici incidenti, un conto è il laboratorio di un artigiano, che magari lavora da solo senza neanche un’apprendista, costretto a diventare matto con la burocrazia. È anche perché non capisce tutto questo, che la sinistra si allontana progressivamente e fatalmente dalla realtà”. Su questi temi, ha concluso l’esponente del governo, “sarei comunque felice di una discussione con Tiziano Treu, che è stato mio docente di diritto del lavoro, e con Cesare Damiano, per la sua esperienza di governo. Al riguardo, mi permetto di suggerire anche una sede per il dibattito: quella degli artigiani di Mestre”. E proprio dall’organizzazione artigiana citata dal professore è arrivata quanto mai opportuna la conferma formale alle sue parole.Per gli esperti dell’ufficio studi, infatti, “occorre mirare più su una ‘sicurezza di fatto’ che ‘su carta’: le sanzioni dovrebbero guardare più alla carenza oggettiva dei sistemi di sicurezza che alla mancanza di documenti che ne attestano l’esistenza”. È quanto espressamente raccomanda la Cgia di Mestre, con il segretario Giuseppe Bortolussi, che ha dato in pratica sostanzialmente ragione al responsabile del Tesoro, Giulio Tremonti. “Non c’è dubbio – ha spiegato – che la legge ex 626 (attuale 81/08) sia stata utile e fondamentale per ridurre il numero di incidenti sul posto di lavoro, tanto che dalla sua introduzione, attorno alla metà degli anni ‘90, gli stessi sono diminuiti del 24,1%, con una flessione di quelli mortali del 20,9% passando, questi ultimi, dai 1.328 ai 1.050 del 2009. È vero – ha aggiunto il leader mestrino – che tale contrazione è frutto, principalmente, di una più consapevole sensibilità verso il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro, sia da parte delle imprese che dei lavoratori, ma, nonostante la legge sia stata modificata per tenere conto di alcune storture ed enormità burocratiche, rimane sempre il fatto che ci sono state sproporzioni sia nell’interpretazione della norma che nella sua applicazione concreta”.Quanto dichiarato dal ministro, ha precisato quindi Bortolussi, “va inteso nel senso di una semplificazione e di una interpretazione legislativa più adeguata alle dimensioni delle imprese italiane, il cui 95% ha meno di 10 addetti e la media si aggira attorno ai 3,6 dipendenti per unità produttiva. Inoltre – ha concluso – il regime sanzionatorio stabilito dalla legge dovrebbe essere diversificate a seconda che si tratti di piccole o grandi aziende. L’evidente sfasatura nell’applicazione operativa del provvedimento sulla sicurezza rispetto agli altri Paesi europei è dovuta, infatti, proprio alle dimensioni medie delle nostre imprese”.

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SICUREZZA SUL  LAVORO:CASSAZIONE, DATORE SIA PEDANTE NEI CONTROLLI
(ANSA) – ROMA, 02 SET -
 Il datore di lavoro non deve «limitarsi a informare i lavoratori sulle norme antinfortunistiche previste, ma deve attivarsi e controllare sino alla pedanteria, che tali norme siano assimilate dai lavoratori nell’ordinaria prassi di lavoro». E se alcune misure sono particolari «E’ necessario che questi strumenti siano messi a portata di mano» dei dipendenti. Il monito è della Corte di Cassazione che dice basta ai tentativi dei capi di addossare la colpa di eventuali incidenti alla mancato rispetto delle norme da parte degli operai stessi.
Scrive la Quarta Sezione Penale, nella sentenza n.31679, che un capo «deve avere la cultura e la ‘forma mentis’ del garante del bene costituzionalmente rilevante costituito dall’integrità del lavoratore».
Con questa motivazione, perciò i Supremi giudici hanno respinto il ricorso del proprietario di un cantiere edile ritenuto responsabile per negligenza e imperizia, dalla Corte d’appello di Trento, dell’incidente di un suo operaio caduto da un ponteggio. Invano l’impresario ha cercato di addossare la colpa al gruppo di operai che avevano iniziato a smontare le protezioni mentre la vittima era ancora sul ponteggio.
Secondo la Cassazione, infatti per garantire la sicurezza sul lavoro, «non è sufficiente che i datori impartiscano le direttive da seguire a tale scopo, ma è necessario che ne controllino con prudente e continua diligenza la puntuale osservanza».
Il datore, sottolinea la Cassazione, è esonerato dalle sue responsabilità solo quando il comportamento del dipendente «sia abnorme» e cioè si realizza «in modo autonomo, radicalmente e ontologicamente lontano dalle ipotizzabili e quindi prevedibili imprudenze del lavoratore nell’esecuzione del lavoro». (ANSA). 02-SET-10 15:17

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