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Lavoro

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ILO, a partire dal 2003 ha istituito la Giornata Mondiale per la Sicurezza sul lavoro, che si celebra tutti gli anni il 28 aprile , giornata in ricordo delle vittime di incidenti sul lavoro.
La manifestazione che è giunta alla  nona edizione di questa giornata commemorativa sarà dedicata a valorizzare l’importanza della prevenzione e in particolare ai sistemi di gestione della Salute e Sicurezza sul lavoro.
Un sistema di gestione della sicurezza è un metodo preventivo per migliorare continuamente gli standard di salute sicurezza in azienda, la filosofia stessa del D.Lgs. 81/08 è improntata allo sviluppo dei sistemi di gestione per la sicurezza. Il Sistema ,come è noto,si basa su un circolo virtuoso di quattro azioni: pianificare, eseguire, controllare e agire.
E’ una metodologia fortemente partecipativa che vede coinvolte tutte le figure aziendali, dalla dirigenza ai lavoratori passando per le varie rappresentanze e alle figure con particolari compiti.
L’Eu-Osha, Agenzia Europea per la Salute e Sicurezza sul lavoro, parteciperà alla celebrazione della giornata: infatti si terrà in Ungheria la cerimonia di consegna dei premi per le Best Practices lanciato nel’ambito della campagna europea per la Manutenzione sicura.
La giornata, oltre ad avere il merito di essere un  momento di riflessione e di  ricordo per le vittime del lavoro, è una occasione per ribadire il concetto che la sicurezza in azienda è un processo continuo di miglioramento della vita aziendale.
 La metodologia proposta dall’Eu-Osha si sviluppa in cinque fasi:
1. Identificare pericoli e lavoratori a rischio

2. Valutare i rischi e stabilire una scala di priorità

3. Decidere le misure preventive
4. Passare all’azione
5. Monitorare e rivedere la situazione
E’ un processo di continuo miglioramento con particolare riguardo allorquando  intervengono cambiamenti negli ambienti di lavoro, tra le  risorse umane, implementazione di nuove  tecnologie o sostanze adoperate utilizzate .

I sistemi di Gestione della Sicurezza saranno argomento di studio e di dibattito anche in Italia e proprio nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Infatti  il Safety,Quality & Environment FORUM 2011, giunto quest’anno alla terza edizione e che si svolgerà a Roma il 16 e 17 Giugno ha scelto come titolo : “150 anni dell’Azienda Italia: il futuro è nei Sistemi di Gestione”
Si tratta dell’evento unico e di elevato standing punto di riferimento nazionale per le professioni dell’area della Sicurezza ,Qualità e Ambiente e per gli stakeholders dell’Azienda Italia .
il «Safety, Quality and Environment FORUM 2011©» riunisce tutti gli Stakeholders in un dibattito culturale unico, finalizzato a promuovere un programma congiunto che possa individuare le esigenze degli Stakeholders stessi ed identificare gli obiettivi comuni di miglioramento utili al «Sistema Qualità Italia» e all’intero «Sistema Paese».
La Manifestazione che è preparata da un Road Show nazionale, che sta toccando l’intera penisola,è organizzata da UnionProfessioni ,  la Confederazione e Unione delle principali associazioni professionali dell’area qualità ambiente e sicurezza , e promossa da SQE-Association che ne cura il profilo culturale.
L’evento del 16 e 17 Giugno 2011 è completamente gratuito ma è necessaria la registrazione:

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Attenzione Primo Annuncio
La sentenza Thyssenkrupp sta suscitando una grande attenzione nel mondo della sicurezza sul lavro e in  quello dei dirigenti e manager aziendali: è una sentenza epocale che per la prima volte colpisce duramente l’intero management di una azienda importante.
Non mancano le polemiche e le valutazioni si sventagliano a 360°, Firas-spp e Uniquality impegnati nel Road Show in preparazione del Safety Quality & Environment FORUM 2011 che si svolgerà a Roma il 16 e 17 Giugno p.v. , hannno deciso di promuovere una “Giornata di Studio” che si svolgerà a Roma per l’intera  18 Maggio gratis ma a numero chiuso ( max.250 partecipanti ) dedicata ai Manager Aziendali e agli RSPP che seguono realtà aziendali complesse.
La giornata di studio vedrà alternarsi gli interventi di Giuristi, Magistrati, Avvocati, Manager di grandi aziende, esperti di sistemi di gestione e di sicurezza sul lavoro avrà per titolo:
Aspettando il Safety Quality & Environment FORUM 2011
Sentenza ThyssenKrupp : un caso di studio
” Formare il Management Aziendale

ad un sistema di gestione per la sicurezza aziendale efficace”
Iscriviti subito Giornata di Studio Gratuita a numero chiuso

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Continuano i numerosi commenti alla sentenza dello scorso venerdì che ha visto alla sbarra i vertici delle Thyssen Kroup di Torino. Dalle riflessioni tecnico giuridiche di un disposto così rilevante emerge chiaramente come gli elementi di novità (che costituiranno senza alcun dubbio precedenti talmente importanti che non potranno non essere applicati a casi similari) siano molteplici e tutti, ugualmente, importanti.

Innanzitutto il rafforzamento della tesi di chi, ha da sempre difeso il complesso delle norme rappresentato dal D.lgs 81/08 e dal D.lgs 106/09 con il conseguente apparato sanzionatorio. Le norme ci sono, vanno bene così come sono e non hanno bisogno di alcuna rivisitazione così come richiesta da alcuni.

Secondo punto; il datore di lavoro che è a conoscenza di quanto necessario per prevenire infortuni sul lavoro e non si attiva non ha scusanti di alcun tipo, genere e/o specie. Le logiche economiche e gestionali devono essere necessariamente accantonate in ordine agli adempimenti di prevenzione e protezione che restano, unitamente all’obbligo retributivo, il primo onere datoriale.

Terzo punto; le sanzioni riguardano tutta la governance aziendale. L’obbligo di fare si estende a tutti coloro hanno il dovere di adempiere.

Il concetto di facere tanto caro al diritto romano è stato applicato nel senso puro del termine.

Quarto punto; il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione è soggetto attivo anche da punto di vista della attribuzione delle responsabilità civili e penali. Il fatto che all’interno dell’attuale sistema prevenzionale non siano state esplicitamente ricondotte fattispecie penali attribuibili al soggetto in questione non esclude minimamente che lo stesso non sia “portatore sano” di obblighi il cui non rispetto espone a gravi sanzioni di ogni genere.

Quinto punto; è stato applicato con precisione chirurgica il principio del combinato disposto di più norme. La sentenza ha tenuto in riferimento norme di diritto civile, di diritto penale, amministrativo e relativo alla non applicazione del D.lgs 231.

Sesto punto; al danno coseguente ad infortuni mortali può essere giustificata (ed accolta con nella sentenza in oggetto) la richiesta di costituzione di parte civile da parte di terzi (ovvero il riconoscimento di una somma di denaro da parte di un soggetto che si senta danneggiato da reato).

Settimo ed ultimo punto; è l’auspicio che tutti i datori di lavoro riflettano sulle conseguenze nefaste alle quali possono incorrere a fronte dell’omissione di quanto normativamente obbligatorio e, soprattutto, che la centralità e l’importanza di figure come quelle del R.S.P.P. (giustamente condannato come nella sentenza Thyssen) ricevano quella giusta attribuzione e riconoscimento contralluale che riconosca, come in gran parte dei paesi UE, una migliore individuazione all’interno della contrattazione colletiva di ogni specie in quanto vero e proprio garante del rispetto dell’interesse collettivo alla sicurezza sul lavoro.

Fabrizio Bottini Direttore Ufficio Giuridico FIRAS - SPP


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A poche ore dalla conferma della sentenza di condanna per l’AD di ThyssenKrupp, la nostra 8108 webTV ha avviato uno “speciale Thyssen” ed ha intervistato il dott. Giancarlo D’Andrea, Segretario Generale FIRAS-spp.
“Ne faremo un caso di studio”, questa la prima riflessione del Dott. D’Andrea che ci ha ricevuto questa mattina per condividere con noi le prime riflessioni su quello che sarà, o per lo meno così sembra, l’evento giudiziario più “famoso” in tema di sicurezza sul lavoro.

Per seguire i nostri approfondimenti sul caso ThyssenKrupp, basta collegarsi a www.8108webtv.info e selezionare dalla video library la cartella “Speciale Thyssen_160411″. All’interno troverete tutti i contributi filmati che aggiungeremo di volta in volta.
Oppure, utilizzate il nostro archivio su YouTube cliccando sul relativo banner sulla home page.


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Guariniello
«E’ una svolta epocale, non era mai successo che per una vicenda di morti sul lavoro venisse riconosciuto il dolo eventuale», ha detto il pm Raffaele Guariniello aggiungendo una condanna non è mai una vittoria o una festa. «Però questa condanna può significare molto per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Credo che da oggi in poi - ha concluso - i lavoratori possano contare molto di più sulla sicurezza e che le imprese possano essere invogliate a fare molto di più per la sicurezza».
La protesta dell’azienda
All’azienda, invece, la decisione dei giudici appare «incomprensibile e inspiegabile». «È sconsolante», dice il legale, l’avv. Cesare Zaccone, annunciando un appello dal quale però crede già «di non ottenere molto di più».
il Sindaco di Terni
Al sindaco di Terni, Di Girolamo, sembra che «questa volta la giustizia sia stata ingiusta e abbia calcato troppo la mano». Dice di non capire la decisione dei giudici torinesi e che la sentenza «è punitiva nei confronti dell’azienda e dei lavoratori che - secondo lui - ora si troveranno in difficoltà». Ai parenti delle vittime, però, anche stasera, la Thyssenkrupp esprime «il suo più profondo cordoglio e rinnova il suo grande rammarico per il tragico infortunio avvenuto in uno dei suoi stabilimenti».
il Ministro Sacconi
Per il Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, la sentenza è la dimostrazione che in Italia ci sono leggi «adeguate anche nel caso delle violazioni più gravi».
Politica e sindacato
da Vendola a Delfino, da Fassino a Ferrero, da Chiamparino a Cota, da Airaudo a Cremaschi, da Landini a Farina, con toni e sfumature diverse, sottolineano la portata storica della sentenza, sperano che possa aiutare a fermare le morti bianche e lo stillicidio di chi perde la vita per lavorare.
Le vittime
Si chiamano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Antonio Schiavone, Roberto Scola. A scatenare le polemiche sono soprattutto i legali dell’azienda quando indicano possibili «colpe» degli operai nel rogo dell’impianto. Salvo poi smentirsi: alle vittime non sono imputabili responsabilità precise, sottolineerà poi la Thyssen.
Il processo
Il procedimento si apre il 15 gennaio 2009 nel Palazzo di giustizia di Torino. Sul banco degli imputati l’amministratore delegato della multinazionale tedesca, Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. Imputati anche l’azienda come persona giuridica e altri cinque dirigenti, accusati di omicidio colposo aggravato: Cosimo Cafueri, Daniele Moroni, Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno.
Le condanne
Le condanne nei confronti dei manager sono sei. La Corte ha accolto infatti le richieste dell’accusa anche per gli altri imputati: Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, tutti condannati a 13 anni e mezzo di reclusione. Per l’imputato Daniele Moroni la pena comminata è stata di 10 anni e 10 mesi, superiore ai nove anni richiesti dall’accusa

La FIRAS-SPP
 

” Un monito severo per l’imprenditore che  non rispetta la normativa per la sicurezza sul lavoro, essendo cosciente che questo possa costare vite umane - dice Giancarlo D’Andrea segretario generale del Sindacato dei responsabili alla sicurezza- un monito per i professionisti della sicurezza sul lavoro a esercitare con correttezza e coscienza la propria professione, un monito al Sistema Paese perchè non si abbassi la guardia sulla sicurezza perchè il costo degli infortuni  in termini di vite spezzate e di costi sociali rimane insopportabile”

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(ANSA) - TORINO, 15 APR - La Corte di Assise di Torino ha riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale per i sette morti del rogo alla Thyssenkrupp. L’amministratore delegato dell’azienda, Herald Espenhahn, e’ stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione.


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Confermata la richiesta di condanna al processo THYSSENKRUPP. Le condanne hanno riguardato tutti gli imputati. Dai sedici anni e sei mesi per l’Amministratore Delegato ai dieci anni e dieci mesi per tutti gli altri. Accolta, quindi, pienamente la richiesta di condanna avanzata dal P.M.

E’ inutile dire che la sentenza, mai come in questo caso è opportuno l’utilizzo del termine, è davvero epocale. Per la prima volta viene accolta la tesi dell’omicidio volontario con dolo eventuale nel campo della sicurezza sul lavoro. Quanto stabilito, in primo grado, dalla Corte di Assise di Torino rappresenta una pietra miliare del diritto della sicurezza del lavoro e del diritto del lavoro in generale. Tutti gli operatori del mondo del diritto, della sicurezza sul lavoro e delle altre discipline correlate dovranno tener conto del monito celato dietro la sentenza. La centralità degli interventi a tutela del lavoratore deve essere piena, assoluta e totale. La mancata applicazione non si estende, a livello di responabilità, al solo datore di lavoro ma indiscutibilmente a tutti coloro che hanno l’obbligo di attivarsi per la realizzazione di quanto normativamente e tecnicamente necessario, primo tra tutti, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, in qualità di garanti assoluti del bene preminente alla tutela del lavoratore.

Fabrizio Bottini

Direttore Nazionale Ufficio Giuridico FIRAS - SPP

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Sentenza ThyssenKrupp

15 Apr 2011 In: Lavoro
Nella serata di oggi è attesa la sentenza (di primo grado) del tribunale di Torino per il rogo delle acciaierie torinesi dove persero la vita sette operai.

L’accusa mossa all’amministatore delegato è di 16 anni per omicidio volontario con dolo eventuale.

Unitamente all’amministratore le richieste di condanna sono state presentate anche per il direttore di stabilimento e per il responsabile del servizio di prevenzione e protezione che dovranno rispondere per omissione volontaria di cautele contro gli incidenti ed omicidio colposo con colpa cosciente.

Sarà cura e premura dello scrivente ufficio fornire indicazioni immediate circa la sentenza ed i dovuti approfondimenti.

Fabrizio Bottini

Direttore Ufficio Giuridico FIRAS - SPP


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Roma, 13 apr. ( ADN Kronos ) - “Stiamo combattendo moltissimo per promuovere la formazione in azienda. Non tanto per la formazione fine a se stessa, ma per diffondere la cultura della formazione. Anche perché, sembra retorica ma non lo è affatto, fare formazione significa limitare gli infortuni sul lavoro”. Così Vivietta Bellagamba, socio fondatore di Federformatori e vicesegretario generale vicario di Firas-Spp, spiega a LABITALIA l’importanza della formazione tra i lavoratori.
“In Italia - ammette - non esiste la cultura della formazione della sicurezza, a differenza degli altri paesi europei. Bisogna partire dalle scuole per realizzare un percorso formativo serio e completo che garantisca poi un lavoro sicuro, in qualsiasi settore professionale poi si vada ad operare”.
“In questo momento di particolare crisi -osserva Vivietta- l’azienda è portata a risparmiare tagliando quelle voci di bilancio che non danno un evidente e rapido ritorno economico e tra queste figurano proprio i corsi di formazione. Niente di più sbagliato perché, al contrario, sarebbe opportuno sensibilizzare gli imprenditori e i datori di lavoro in generale, sui benefici a lungo termine che offre un’adeguata formazione sul lavoro”.
Vivietta Bellagamba sottolinea anche l’importanza di “istituire un registro di formatori sulla sicurezza del lavoro, che serva per creare un codice deontologico e regole chiare da rispettare per chi entra”. “Verrebbero così certificate - sottolinea - le competenze standard per combattere, invece, quelli che si fanno pagare un attestato di frequenza anche solo 25 euro, senza neanche conoscere l’allievo”.
“Ovviamente - ricorda - esistono diversi percorsi di formazione: quello di base minimo di 4 ore, quello per gli addetti alle squadre di antincendio e di primo soccorso. Ce ne sono tantissimi, e tutti non solo aiutano a evitare infortuni, ma anche a tenere un comportamento sicuro fuori dall’ambiente lavorativo, magari anche tra le mura domestiche. Sta tutta qui l’importanza di diffondere una cultura della formazione per la sicurezza”.

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Roma, 8 apr. Agenzia ADN KRONOS (Labitalia) - “Noi oggi facciamo una richiesta ben precisa alle istituzioni: vogliamo che sia istituito un registro nazionale dei formatori sulla sicurezza sul lavoro. E quindi che ci siano dei paletti, dei punti fermi per i formatori che operano nella sicurezza, una sorta di codice deontologico in materia da seguire, come avviene ad esempio in campo medico”. E’ chiara la presa di posizione, con LABITALIA, di Vivietta Bellagamba, vicesegretario generale vicario di Firas-Spp, che oggi, insieme a Federformatori, ha riunito a Roma, per il primo congresso nazionale dei ‘Formatori per la sicurezza sul lavoro’, le altre organizzazioni di settore: i formatori edili di FeSica-Confsal Edilizia, Anfos, Anfop e Anesa.
Oltre 1.500 formatori sulla sicurezza sul lavoro, provenienti da tutta Italia, si sono confrontati quindi oggi, al Teatro Italia, a Roma. “Le richieste di partecipazione sono state 2.000, che stanno a testimoniare l’interesse che c’è per la formazione: noi vorremmo avere -ribadisce Bellagamba- un codice deontologico da seguire, con dei principi che ci aiutino a regolamentare anche il mercato della formazione in Italia”.
“L’obiettivo di oggi -aggiunge- è anche la nascita di una consulta interassociativa, un organismo democratico, con un rappresentante legale ’super partes’, che ci rappresenti davanti alle isituzioni”. Al congresso hanno partecipato anche rappresentanti di ministero del Lavoro, Conferenza Stato-Regioni, istituti di certificazione delle competenze professionali, enti bilaterali, associazioni sindacali e datoriali.
E sulla necessità di certificare le competenze è intervenuto anche Rolando Morelli, presidente di Anfos. “La figura del formatore per quanto ruguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro -spiega a LABITALIA- è stata inizialmente ‘prevista’ dal decreto legislativo 626 che è stato poi abrogato, e quindi con il decreto 81/08. Più che la figura del formatore, però, il decreto obbliga i datori a formare i propri lavoratori in merito ai problemi che riguardano la sicurezza sui luoghi di lavoro. Il datore di lavoro per adempiere a questo compito -aggiunge- che è spesso gravoso e complesso, perché ci sono tante norme tecniche da applicare durante la formazione, si avvale di figure professionali esperte nella materia, e cioè i formatori”.
Oggi per i formatori non ci sono norme che stabiliscono quali competenze si devono avere per operare nel settore. “Vi è solo la norma Uni Iso, la 17024, che permette ai formatori di certificarsi -spiega- attraverso appunto la certificazione da parte di un ente terzo”. E per Anthony Vitali, presidente di Ebafos, ente bilaterale dell’artigianato per la formazione e la sicurezza, il “chiaro messaggio che emerge oggi è quello di approfondire sempre più il messaggio di prevenzione della sicurezza sul lavoro”.
Una professione, quella del formatore sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, che si confronta sempre più con le nuove tecnologie: “C’è la necessità di valorizzare la formazione a distanza, la cosiddetta Fad -spiega a LABITALIA Enzo Di Frenna, direttore di quotidianosicurezza.it- sui temi della sicurezza sul lavoro perchè oggi siamo nell’era di Internet e delle nuove tecnologie”.
“I dispositivi mobili sono in una fase di crescita enorme e quindi -conclude- andiamo in una direzione di un mondo dove le informazioni e le competenze si trasmetteranno attraverso la rete. Un formatore deve conoscere queste nuove tecnologie, conoscerne i rischi che sono connessi all’uso di essi, e cioè lo stress lavoro correlato e il tecnostress”.

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